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Altre clamorose gaffes di Germano Celant. Seconda puntata

27/08/2007 20:00 Baritono Giuseppe Zecchillo

MALAFEDE O BUONAFEDE ? - II puntata
ALTRE CLAMOROSE GAFFES DI CELANT

Germano Celant mi ha fatto scrivere dal suo avvocato, chiedendomi di concordare una somma di denaro, che dovrei versargli a titolo risarcitivo per i danni d'immagine che gli ho provocato con le mie esternazioni in Internet. Evidentemente, per Celant, le dichiarazioni ufficiali con le quali lui mi ha colpito, non contano niente. Mi fa piacere che egli stesso annetta alle proprie parole e alle proprie opinioni un'importanza nulla. Ma i danni, che mi ha causato con il suo comportamento, contano, e come! Ed egli sa quanto siano gravi moralmente e materialmente. In sintesi, l'Archivio/eredi Manzoni aveva portato in tribunale i giudizi negativi del suo consulente Flaminio Gualdoni su 39 quadri di mia proprietà e, sulla base di questi sommari giudizi - come se essi fossero verità infallibile - mi aveva accusato di essere un falsario e/ un commerciante di falsi. Celant, menzionato nella denuncia come persona informata dei fatti, fu interrogato e, non solo confermò le opinioni di Gua!
ldoni, ma le arricchì con particolari...estemporanei. Non occorre precisare che una cosa è possedere alcuni quadri falsi - come può capitare a qualunque collezionista che, trascinato dall'entusiasmo, o gabbato nella fiducia, incappa in acquisti sbagliati; altra cosa è falsificare opere e/o venderle per buone! Avendo la coscienza tranquilla della persona onesta, chiesi ed ottenni dal Pubblico Ministero le analisi scientifiche con tecnologie avanzate per lo studio dei materiali dei 39 quadri a fronte delle dichiarazioni di Celant. Ebbene, dopo due mesi di analisi, eseguite con macchinari e tecnologie speciali, con raffronti e controlli, il risultato fu che 27 dei 39 quadri, dichiarati falsi da Gualdoni e da Celant, sono autentici.
Il diavolo, si dice, fa le pentole, ma non fa i coperchi, e - senza ombra di dubbio - le analisi hanno messo in luce che molte expertises di Celant, rilasciate quando fu interrogato...si arrampicano sugli specchi.
Nella precedente puntata ho accennato ai "Pacchi in carta di giornale"; ora devo dire il resto. Celant dichiarò, per altri "Pacchi" la presenza di "una patina...per invecchiamento artificiale della carta"; le analisi scientifiche degli elementi chimici non hanno riscontrato patina alcuna, né per il presunto invecchiamento artificiale, né d'altro tipo. Celant dichiarò che le "Tele grinzate" di mia proprietà non erano state ottenute "per imbibizione" della tela con la soluzione di caolino e colla, ma per spennellatura. Guarda caso, le analisi hanno rivelato che l'imbibizione esiste, tanto da percolare sul retro della tela. In quanto al passaggio di un pennello, è pacifico che Celant - per ragioni anagrafiche - non ha mai visto lavorare Piero Manzoni. E via di questo passo, potrei aggiungere altri esempi, ma non voglio dilungarmi oltre. Fui contento, certo, dei risultati delle analisi, ma mi domandai: perché Celant mi ha fatto questo? perché avvalorare con parole avventate le i!
ngiuste accuse degli eredi Manzoni? Perché squalificare i miei quadri "in toto" e danneggiarmi gravemente? A queste domande non ho risposta, tranne quella che Celant non era in grado di contraddire l'Archivio/eredi Manzoni se voleva l'autorizzazione per il nuovo catalogo che stava per pubblicare. Ma, pur comprendendo la sua situazione non posso giustificarlo. Celant sapeva che sono un collezionista e non un mariolo, tanto è vero che più volte mi aveva chiesto in prestito alcune opere di Piero Manzoni di mia proprietà (che figurano nel suo catalogo del '75) per esporle in varie mostre a New York, a Madrid, a Parigi, a Torino e in Germania.
Di fronte a questi fatti, perdonatemi, ma non so tacere.

Giuseppe Zecchillo - Presidente dell'Associazione collezionisti di arte contemporanea

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