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Bonito Oliva: Solo le analisi scientifichepossono dare delle certezze

08/10/2007 16:00 Baritono Giuseppe Zecchillo

SOLO LE ANALISI SCIENTIFICHE POSSONO DARE DELLE CERTEZZE
Ne prendano atto i sigg. Gualdoni e Celant

Achille Bonito-Oliva, critico e storico dell'arte contemporanea, noto da trent'anni, non ha bisogno di essere introdotto. Recentemente ha sostenuto un fiero duello verbale con l'Assessore al Comune di Milano, il non meno noto Vittorio Sgarbi; duello a cui il Magazine del Corriere della sera ha dedicato pagine intere. Notizia che può servire a ricordare che Bonito-Oliva, malgrado il suo nome evochi la pace, non rinuncia a parlar chiaro. A questo proposito c'è un'intervista di qualche anno fa (18-4-2001) in cui il critico dice testualmente:" IO NON HO MAI VOLUTO FARE L'AUTENTICA DI UN QUADRO IN VITA MIA. CERTE VOLTE IL CRITICO SVILUPPA UNA SUPERBIA INTELLETTUALE, CHE NASCE DALLA SUA CONOSCENZA DELLA STORIA DELL'ARTE, E CHE PUO' TRARLO IN INGANNO. IL VERO GARANTE, INVECE, E' COLUI CHE NON FA AUTENTICHE, CHE NON HA SUPERBIA ACCADEMICA, E CHE ANCHE QUANDO SONO VENUTI FUORI I FALSI MODIGLIANI E HANNO PROVOCATO TANTE GAFFES, TACE. PERSONALMENTE RITENGO CHE SAREBBE PIU' INTERESSANTE!
FARE UN'ANALISI AI RAGGI X DEL QUADRO DA GIUDICARE. UN'AUTENTICA CHIMICA. SOLO POI VIENE IL GIUDIZIO ESTETICO".
Certamente Bonito-Oliva non è il solo a pensarla così nel mondo dell'arte. Si è formata da parecchio tempo una "scuola", consolidata soprattutto nei paesi aglosassoni, che - a seguito dei tanti abbagli e solenni cantonate presi dai critici, anche fra i più qualificati e accreditati, nel corso degli anni e nelle più svariate occasioni - non accetta più un'autentica o un'attribuzione, basate esclusivamente sulla dottrina, la visualità e l'argomentazione.
La dottrina è fallace, perché i testi di riferimento spesso partono da presupposti tramandati e mai verificati, quindi danno schemi erronei; la visualità è condizionata dalla preparazione e dalla personalità dell'osservatore; l'argomentazione è spesso - come dice Bonito-Oliva - frutto di superbia accademica.
La tecnologia, invece, non solo analizza i materiali e le modalità più a fondo e concretamente dell'occhio e della mente umana, ma è assolutamente disinteressata, emotivamente impartecipe, esente da condizionamenti fuorvianti e da interpretazioni dottrinarie. Applicando la tecnologia, e non la dottrina, si è scoperta, negli ultumi vent'anni, una quantità spaventosa di falsi in numerosi Musei, anche importanti.
Non si capisce quindi perché all'estero si possano evitare contestazioni, diatribe e polemiche inutili e spesso causa di pesanti equivoci, mentre in Italia si diffida della scienza e si preferisce ancora l'empirismo aleatorio.
L'esempio calzante è quello dell'Archivio Opera Manzoni. Esso si propone - a quanto dice - di tutelare le opere di Piero Manzoni individuando i falsi e facendoli distruggere; però, per decidere se un'opera è falsa o autentica, l'Archivio preferisce credere ai propri consulenti come fossero Vangelo e rigetta, disprezza e boicotta le analisi scientifiche. Strano. Se l'Archivio fosse veramente interessato a perseguire gli scopi che si propone, si rivolgerebbe alla scienza per essere matematicamente certo di distruggere una crosta fasulla e non un'opera dell'artista. Dalla sua strana posizione l'Archivio Manzoni non deflette; punta i piedi su una vecchia sentenza della Cassazione che dichiarò "inattendibili" le analisi scientifiche. Be', i tempi cambiano, la tecnologia domina qualunque campo d'indagine ad altissimi livelli, le leggi si svecchiano, i giudici si tengono all'altezza. Sono ormai pochi quelli che pensano con la testa girata indietro.
E comunque c'è un particolare, che dà da riflettere: quando la sentenza è favorevole alle tesi dell'Archivio. quest'ultimo se ne fa una bandiera; quando invece la sentenza è contraria, allora l'Archivio Manzoni semplicemente non la applica, sicché il quadro, o i quadri, che il tribunale ha dichiarato autentici, restano "in attesa di attribuzione", o addirittura "non approvati" dall'onnisciente Archivio. Restano fuori dalle aste, restano colpiti da anatema. E' così che si tutela l'opera di un artista?

Giuseppe Zecchillo - Presidente dell'Associazione collezionisti di arte contemporanea

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