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09/10/2007 20:30 Baritono Giuseppe Zecchillo

TESTIMONIANZE QUALIFICATE CHE IMBARAZZANO GLI EREDI MANZONI

ORA NON SIAMO PIU' SOLI

VANITY FAIR - 10/5/2007 - "Di Manzoni non si butta via niente"
"E' stato, nella sua breve vita, molto prolifico e precoce, c'è chi dice abbia continuato a creare arte anche dopo la morte... Il Catalogo ragionato del 1973 (1975 - n.d.r.) raccoglieva più o meno 750 opere, quello più recente addirittura 1229, il che vuol dire che Manzoni ha prodotto 41 opere all'anno a partire da quanto è uscito dal grembo materno, a Soncino nel 1933, fino a quando si è accasciato per un attacco cardiaco nel suo studio a Milano nel 1963" (Francesco Bonami).
IL SOLE-24 ORE - 27/5/2007 - "Diamo fiato all'artista"
"Per i pochi anni che ebbe a disposizione, di quadri ne produsse pochissimi. Dopo la morte sembrerebbe invece aver lavorato molto. I cataloghi ragionati si susseguono di decennio in decennio...Tutti hanno condotto alla luce nuovi tesori nascosti...quadri ripetitivi e vendibili...Manzoni è stato un precursore...occorreva segnalarlo al mondo. Ma come fare, se non c'era nemmeno la produzione sufficiente a farlo entrare nei maggiori musei? I falsi, indistinguibili dalle opere buone, sono stati un paradossale toccasana in una concezione spregiudicata...di fare storia dell'arte" (Angela Vettese).
FLASH ART - agosto/settembre 2007 - Lettere al Direttore
"Ma se non ci fosse stata qualche mano santa (più d'una, direi)...compiendo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, oggi l'artista con le sue pochissime opere realmente prodotte sarebbe ricordato come un oscuro alcolista buontempone di via Brera. Invece, grazie alle 3000 opere in circolazione abbiamo uno dei più grandi artisti del Dopoguerra con opere contese per milioni di euro. Ma perché no, se queste opere sono servite a rendere ricco e felice chi le possiede e chi le ha riconosciute?" (Giancarlo Politi).
LA STAMPA - 15/9/2007 - inserto TUTTOLIBRI - "Il fiato in una scatola"
"Si affermano sempre più nelle fiere Achromes cari ed appetiti, alcuni bellissimi, altri sospetti (come avrebbe potuto produrne tanti in una vita così breve, sia pure frenetica e vulcanica? e si parla già molto con sospetto di un catalogo generale troppo generoso)" (Marco Vallora).
ACHILLE BONITO-OLIVA - Internet - maggio 2001
"Io non ho mai voluto fare l'autentica di un quadro in vita mia. Certe volte il critico sviluppa una superbia intellettuale, che nasce dalla sua conoscenza della storia dell'arte. Il vero garante, invece, è quello che non fa autentiche, che non ha superbia accademica e che quando ci sono dei falsi Modigliani, tace. Ritengo che sarebbe più interessante fare un'analisi ai raggi X del quadro in oggetto. Un'autentica chimica. Solo poi c'è il giudizio estetico" .
FERNANDO DE FILIPPI - Direttore dell'Accademia di Brera
"C'è stato poi il caso della madre del pittore Piero Manzoni. Manzoni avrà fatto 200 dipinti e adesso ce ne sono dieci mila in giro. Perché è intervenuta sua madre e ha pensato di autenticare le tele del figlio. Io, ad esempio, non la comprerei mai una tela autenticata dalla mamma del maestro".
FLASH ART - febbraio/marzo 1992 - Lettere al Direttore
"Posso pensare senza eccessivi traumi che molte opere in giro riconosciute autentiche non escono dallo studio e dalla testa del Manzoni...Le racconto un episodio vissuto da me. 1971/72: una gentile signora offre da comprare al mio amico Gino di Maggio due splendide opere di Piero Manzoni, di cui Di Maggio mi chiede lumi. Io, che non mi reputo un esperto, mi reco assieme a Di Maggio da Gianni Malabarba, frequentatore e collezionista di Manzoni...secondo lui le opere erano autentiche, ma la sola persona che avesse autorità legale a riconoscerle era la signora Manzoni, madre di Piero. Io e Di Maggio ci rechiamo da mamma Manzoni, la quale testualmente (e simpaticamente) ci dice: io non sono in grado di riconoscere un'opera buona o cattiva di mio figlio, ma se desiderate acquistare opere certamente autentiche di Piero, e da me riconosciute, rivolgetevi al Signor X. Il quale Signor X all'epoca era un noto fabbricatore di Manzoni e di altri...
Io resto dell'opinione di Castellani, il quale sostenne che le opere prodotte da Piero non superavano le 300 (perché all'epoca - mi dice Enrico Castellani - sino a che non si era venduta un'opera non si metteva mano alla successiva: e si sa che le vendite erano molto rare, per Castellani ma anche e soprattutto per Manzoni" (Giancarlo Politi).
FLASH ART - aprile/maggio 1992 Lettere al Direttore
"A proposito del numero delle opere prodotte in vita da Piero Manzoni avevo rivolto questa precisa domanda a Dadamaino...Dada, che per anni era stata a contatto giornaliero con Piero, mi rispose che le opere prodotte furono 350-370" (Paolo Barrile).
FLASH ART - agosto/settembre 2007 - Lettere al direttore
"Se pensi che negli anni Settanta la delega per le autentiche di Manzoni fu affidata a un artista noto per le dissacranti moltiplicazioni di tutto, comprese le sue stesse opere, come possiamo meravigliarci se da 300 ora le opere (di Manzoni) sono diventate 3000?" (Giancarlo Politi)
SERGIO DANGELO - pittore surrealista, il quale, insieme agli artisti Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Arturo Vermi e Dadamaino, era vecchio amico e assiduo frequentatore di Piero Manzoni:
" Quando abitavo in via Medaglie d'Oro al 3, ho ospitato spesso i quadri di Piero. Faceva mostre all'estero e i quadri tornavano indietro perché non vendeva, così dava il mio indirizzo, oltre a quello del fabbro Clerici. Piero non avevo lo spazio dove tenere le tele, perché cambiava spesso studio, visto che non aveva i soldi per pagare l'affitto. Alla morte di Manzoni mi sono rimaste in casa diverse sue opere. Una volta ho provato a farne catalogare qualcuna, ma i familiari di Piero, ovvero la sorella Elena, una che di arte non capisce niente, hanno rifiutato, asserendo addirittura che io non ho mai frequentato Piero, che non ci conoscevamo. Hanno rinnegato un'amicizia, nota a tutti e duratura, solo perché a loro faceva comodo".
LUCIANO COZZI - collezionista
"Possiedo due opere di Piero Manzoni: un "Pacco" e un "Achrome - Tela grinzata". Le presentai ai familiari dell'artista per farle autenticare: riconobbero autentico il "Pacco", ma dichiararono falso l'"Achrome". La cosa finì in Tribunale. Il diavolo, si dice, fa le pentole, ma...Flaminio Gualdoni, consulente degli eredi Manzoni, aveva stabilito nella sua expertise che la "Tela grinzata" non poteva essere di mano di Piero Manzoni perché recava tracce di Vinavil, collante che l'artista non aveva mai usato. Accadde fortuitamente che il mio legale rintracciasse una foto di Piero Manzoni al lavoro, accanto a una "Tela grinzata" e a un grosso barattolo di Vinavil; la fece ingrandire e la portò in aula. Ma il dibattito non avvenne. Appena gli eredi Manzoni seppero di quella foto, mi presero in disparte e si offrirono di riconoscere l'autenticità dell'"Achrome", purché io rinunciassi di arrivare a sentenza. Naturalmente accettai, e oggi la mia "Tela grinzata" figura nel Catalogo Ge!
nerale di Celant, edito nel 2004. Superato il problema continuo a domandarmi tuttavia perché Gualdoni abbia inventato e sottoscritto quell'expertise erronea: per totale incompetenza, o per compiacere gli eredi Manzoni?"
Dall'archivio di Giuseppe Zecchillo


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