Il Matrimonio Segreto a Palermo

07/dic/2003 14.06.41 Ernani Contatta l'autore

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Il Matrimonio segreto di Domenico Cimarosa è più "giovane" di un lustro del Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart… ma non si vede! Nessuna modernità, nessun guizzo di genio ma discreto mestiere, nessuna complicità fra musica e testo, molta routine. Non ce ne voglia il sommo Stendhal che ha affiancato i due compositori nelle sue preferenze, scrivendo "Quando ho sentito Mozart o Cimarosa, l’ultimo che ho ascoltato mi sembra sempre un pochino preferibile all’altro", ma le differenze fra i due ci sono e con il passare del tempo sono sempre più evidenti. I gusti del pubblico, dell’ascoltatore anche più raffinato si evolvono, e la distanza temporale dalla data di scrittura, eccetto per i Capolavori si fa sentire sempre di più.
La nostra società così accelerata si adatta purtroppo sempre meno al sereno procedere delle composizioni di oltre due secoli fa: il susseguirsi statico di una vicenda come quella narrata ne Il Matrimonio segreto, non avvince più di tanto, i trucchi e gli inganni giocosi non fanno sorridere più, la mancanza di cinematografiche o televisive passioni travolgenti non aiuta il pubblico, sempre più distratto, a seguire con ardore musica e interpreti. A questo si aggiunga, nel caso specifico della rappresentazione palermitana, l’immensità del Teatro Massimo, una sala in cui è difficile cogliere tutta la delicatezza della vicenda di Cimarosa. La musica, le voci arrivano senza dubbio ovunque, ma l’ambiente è grande e dispersivo, come lasciato vuoto. Ad attirare l’attenzione dello spettatore ci è voluto il temperamento e la freschezza vocale di Laura Giordano, nel ruolo della "sposa segreta" Carolina, un soprano palermitano che ha dinanzi a sé una carriera tutta in ascesa. Timbro interessante, armonici, sicurezza tecnica, presenza scenica e buone qualità attoriali permettono a questa giovanissima interprete di affrontare con sicurezza il repertorio a lei più congeniale, spaziando con facilità fra Settecento e primo Ottocento. Aiutata anche dai deliziosi costumi disegnati dal bravo Roberto Rebaudengo, autore anche delle scene (sembrava di aver davanti uno di quei libri per bambini con tutte le figure in rilievo), e dalla precisa ed elegante mano registica di Filippo Crivelli, Laura Giordano ha vivificato il personaggio di Carolina, l’ha reso umano e lo ha porto con eleganza al pubblico (alla prima non proprio numeroso), che l’ha ringraziata con gli applausi più calorosi della serata.
Accanto a lei assai bene soprattutto Fabio Previati nel ruolo del Conte Robinson e poi Andrea Concetti come Geronimo, padre gabbato, non sempre preciso nell’intonazione.
Imbrigliati negli stereotipi dei loro personaggi gli altri interpreti, Maria Costanza Nocentini e Damiana Pinti rispettivamente Elisetta e di Fidalma, e il tenore austriaco Jörg Schneider, Paolo "sposo segreto" privo di slancio fisico e vocale. A dirigere l’Orchestra del Teatro Massimo, fin troppo numerosa e purtroppo priva di dinamiche e colori, Ottavio Dantone, eccelso specialista del repertorio barocco, che non è riuscito purtroppo a brillare ugualmente nella interpretazione di questa partitura del tardo Settecento. Avrà un'altra occasione??

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