Giuseppe Valdengo baritono leggendario

14/nov/2007 16.49.00 Baritono Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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GIUSEPPE VALDENGO BARITONO LEGGENDARIO
RICORDATO DA ZECCHILLO A NOME DEGLI ARTISTI LIRICI

Recentemente, il 9 novembre alle ore 14,30, si è celebrata una messa a Milano nella cappella della Casa di Riposo per Musicisti "Giuseppe Verdi" per il trigesimo della morte del baritono Giuseppe Valdengo. Al termine della messa, il baritono Giuseppe Zecchillo ha tenuto un breve discorso a nome degli artisti lirici, i quali tutti hanno considerato Valdengo un maestro per le sue eccezionali qualità espressive. Erano presenti la vedova, sig.ra Maria, che ha assistito il marito durante la malattia fino alla fine, tantissimi colleghi e personalità della musica. Giuseppe Valdengo è morto all'ospedale dai Aosta all'età di 93 anni; era nato a Torino, dove aveva frequentato il Conservatorio studiando violino, corno e oboe, finché il direttore del Conservatorio,M.o Franco Alfano, lo indirizzò al belcanto. A 22 anni aveva debuttato a Parma nel "Barbiere di Siviglia",e l'anno successivo in "Madama Butterfly" ad Alessandria. Nella stagione 1938/39 giunse alla Scala per "Hansel e Gretel"!
e dal grande teatro milanese prese l'avvio per una carriera importante. Dal 1946 al 1954 è al Metropolitan di New York ininterrottamente con le sue più celebri interpretazioni verdiane. A New York avvenne lo storico incontro con Arturo Toscanini, che cercava un giovane baritono per il ruolo di Jago in "Otello". Fu scelto Valdengo e, da allora, egli lavorò ripetutamente con Toscanini, che lo propose anche nelle registrazioni discografiche, rimaste celebri, di "Falstaff", "Traviata", "Un ballo in maschera", "Rigoletto" e "Pagliacci". Da quel sodalizio artistico nacque anche una sincera amicizia, che solo la morte di Toscanini interruppe. Ormai famosissimo, ricercato da tutti i teatri del mondo per le sue doti sia canore che interpretative, Valdengo fece ritorno in patria. La Scala, il Teatro dell'Opera di Roma, il Comunale di Firenze, il San Carlo di Napoli, il Carlo Felice di Genova lo scritturarono con entusiasmo. Dopo diverse tourneé all'estero, Valdengo si ritirò nel 19!
66. Intraprese allora una serie di concerti vocali e infine si dedicò
all'insegnamento. I suoi giovani allievi, pur di ricevere le sue lezioni, affrontavano volentieri il viaggio fino a Saint Vincent, dove Valdengo aveva stabilito la propria residenza.
Zecchillo, commemorandolo, ha raccontato che, quando conobbe Valdengo, lo colpì la schiettezza del suo carattere, l'auto-ironia e soprattutto la sua genuina personalità di artista. "Valdengo - ha detto Zecchillo - è stato uno dei più grandi perché sapeva essere umile di fronte alla musica. Da questo atteggiamento traeva la sua ispirazione, che trasmetteva gli stati d'animo del personaggio e le particolari atmosfere di un'opera, destando l'emozione e la commozione degli ascoltatori/spettatori. Tutti i giornali italiani e stranieri hanno parlato del grande Valdengo in occasione della sua scomparsa, ma nessuno - soltanto i suoi amici più cari - conoscevano il suo ideale di un teatro migliore, affidato a persone capaci e rette, accessibile ai cittadini di ogni ceto; un teatro lirico veicolo di cultura per tutti, non semplice divertimento di una ristretta élite, com'è oggi.Malgrado la sua fama, Valdengo si è tenuto lontano dall'alea del potere, ma ha operato e lottato soltando pe!
r tre scopi: l'arte, il pubblico e il vivere onesto. Nell'attività sindacale, che ho sostenuto come segretario dell'organizzazione degli artisti lirici - ha concluso Zecchillo - per affermare i princìpi della meritocrazie e della professionalità a tutti i livelli del teatro lirico, Valdengo è stato spesso al mio finaco, incoraggiandomi ad andare avanti nella consapevolezza di lottare per una causa giusta. Valdengo è indimenticabile per chi lo ha conosciuto e immortale per la storia della musica".

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL

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