Ventidio, "Traviata" in tono minore. Si salvano solo il coro e il soprano.

Dal loro giudizio si evince che sono le prove di

20/dic/2003 20.36.03 Ernani Contatta l'autore

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Schiacciante il paragone con la precedente versione di Svoboda del 1994. Molti spettatori hanno trovato incomprensibili alcune trovate sceniche, come il brindisi a sedere per terra e la crisi quasi cardiaca di Violetta alla notizia di essere malata di tisi
Una Traviata che convince a metà. L'allestimento del celebre dramma di Giuseppe Verdi, in scena giovedì scorso e riproposto stasera non ha del tutto entusiasmato gli spettatori della "prima" al Ventidio. Dal loro giudizio si evince che sono le prove di alcuni cantanti a non aver lasciato un segno profondo nel contesto della messinscena di uno dei lavori operistici più amati della storia. Sul banco degli imputati, oltre a qualche voce ritenuta "non all'altezza", secondo gli appassionati del "Bel Canto" ci sarebbero state alcune superficialità.

Un confronto schiacciante con la precedente versione al Ventidio della rappresentazione, che ebbe luogo con le preziosissime scenografie firmate da Svoboda nel 1994. «Che posso dire?  Il tenore  mi è sembrato assolutamente non all'altezza,  la voce del soprano lo soprastava e quest'ultimo che non è apparso per nulla calato nella parte» ha detto senza mezzi termini Daniela D'Angelo, facendo ricorso ai suoi ricordi di spettatrice di altre versioni del lavoro verdiano. «Cosa mi è rimasto particolarmente impresso? La prima cosa che mi viene in mente è il coro. Sono orgoglioso come ascolano che questa formazione si stia facendo strada» ha riferito Sergio Cipollini trovando particolarmente brava anche il soprano.

«Non mi è piaciuta la scenografia: quella grata era proprio tetra» ha dichiarato Carmelita Galiè all'uscita del teatro, complimentandosi vivamente con il baritono Marco Di Felice e con il maestro Sciutto e le 40 splendide voci del coro. «E' stata una versione in tono minore dell'opera di Verdi, e non sto parlando tanto degli artisti e dell'orchestra ma proprio delle scene, della regia» ha affermato Franco Laganà, ricordando gli straordinari fasti del recente passato al Ventidio con "La Traviata".

Molti spettatori hanno trovato incomprensibili alcune trovate sceniche, come il brindisi a sedere per terra e la crisi quasi cardiaca di Violetta alla notizia di essere malata di tisi. «No, nell'insieme l'opera non è stata un granchè, salverei solo il soprano, anche se è sempre meglio farli certi spettacoli in una città dove non c'è mai nulla di rilevante a livello artistico» ha detto Giuseppe Bachetti, critico col tenore Warren Mok. «Ne ho viste tante di "Traviate" e penso che questa non sia assolutamente peggiore di altre: certo, alcuni elementi erano da eliminare ma il soprano Rena Granieri e le scene io le salverei» ha risposto Maria Chiara Sabbatini, difendendo anche alcune scelte del regista ascolano Tonino Simonetti.

«E' stato un lavoro che ci ha molto gratificato. Mi rende felice sapere che la nostra prestazione sia rimasta così impressa al pubblico, perchè vuol dire che finora abbiamo lavorato bene» ha ricordato Giuseppe D'Andrea al termine dell'opera, una volta lasciato il coro del quale fa parte con orgoglio e per la riuscita del quale ringrazia vivamente il direttore Jose' Maria Sciutto. «Capisco che non si possa lavorare sempre con budget altissimi, ma questa versione de 'La Traviata' la ritengo insoddisfacente sotto molti punti di vista» ha concluso Vittoria Minola, certa, tra l'altro, che un appuntamento lirico doveva avere almeno assicurare tre serate. Questa sera al Ventidio Basso si terrà la replica dell'opera, che tornerà in scena con l'identico cast e la musica eseguita dall'Orchestra Internazionale d'Italia diretta con vigore dal maestro Dejan Savic.

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