Lecco. La Duchessa


 
Lecco: La Duchessa del Bal Tabarin
UN ESEMPIO DI OPERETTA
CHE SA RESISTERE AL TEMPO
 
Domenica 17 febbraio, al Teatro Cenacolo di Lecco, il pubblico ha decretato un autentico trionfo alla riedizione dell'operetta di Leon Bard (Carlo Lombardo): "La Duchessa del Bal Tabarin".
Applausi a scena aperte sia agli attori sia ai cantanti, fragorosi scrosci di risa, ovazioni e bis della passerella finale.
Così una vecchia operetta nata al teatro Fossati di Milano nel 1917, il cui copione molto insipido e le musichette senza scintille acquistate dal viennese Granichstaedetn (-unico motivetto che ha vinto il tempo: "Frou Frou del Tabarin t'impongo la virtù..."-) non promettevano nulla, come già si era visto in recenti edizioni milanesi senza storia, ha ritrovato la via del successo.
Un successo che oltre alla bravura di attori e cantanti lirici professionisti, come scrupolosamente pretende il direttore artistico Daniele Rubboli, è stato costruito sull'intelligente rielaborazione del copione fatta dall'irresistibile Walter Rubboli.
Attore, regista, adattatore dei testi, Walter Rubboli non solo ha saputo innestare pezzi teatrali di grandissimo effetto comico, presi a prestito da grandi firme (-Achille Campanile, ad esempio-), o creati di sana pianta per l'occasione, ma ha preteso che ciascun personaggio fosse ben caratterizzato assumendo la parlata e quindi la cadenza della propria regione d'origine.
In questo modo Frou Frou parlava torinese, il Duca bolognese (-... e assomigliava molto a Prodi -), Edi era ligure, Madame Morel milanese e il Principe Ottavio bresciano.
A questo si aggiungano un paio di interpolazioni musicali - come è in uso da sempre nella storia dell'operetta - ed ecco che una canzone da italianissimo cabaret Anni Venti come "A me piace la testina di vitello" di Edoardo Spadaro, diventa uno dei momenti musicali piu' trascinanti con il pubblico che...vola.
Una presenza continua del balletto Arte Danza di Lecco con le splendide coreografie di Cristina Romano, ha dato ritmo a tutto lo spettacolo e soprattutto ha ben caratterizzato il mondo del Tabarin dove l'operetta si svolge nel secondo atto.
Ma anche il primo tempo, ambientato in un ufficio postale, era stato perfettamente "illustrato" dalle scenografie di Angelo e Piera Cesana che avevano creato un arredamento ricco di humor.
Le luci di Riccardo Arrigoni completavano la resurrezione di questa "Duchessa" che ci ha riportato alle divertenti e indimenticate edizioni di storiche coppie come Elvio Calderoni ed Aurora Banfi, o recenti restauratori d'operetta come Sandro Massimini e Roberto Negri.
Sugli scudi tutto il cast formato da Tiziana Scaciga Della Silva una Frou Frou che riesce a superare la propria naturale eleganza dando ironia al personaggio della sciantosa di facili costumi; Daniela Tessore una Edi scopiettante; Marco Ferrari un Principe Ottavio come pochi tenori hanno saputo caratterizzare; e Walter Rubboli che ha cantato, ballato, recitato creando un agente delle tasse di nome Sofia che rende omaggio ai grandi della storia dell'operetta.
Con loro lo stesso Daniele Rubboli in una intensa e applaudita caratterizzazione del Duca di Pontarcy, con l'ottimo attore milanese Paolo Angelini che ha reinventato il personaggio di Gran Bec dandogli un rilievo assolutamente nuovo e l'autorevole Anna Maria Giovanelli nei panni di una Madam Morel da manuale.
Direzione musicale sempre di prestigio nelle mani di Debora Mori ormai collaudatissima specialista di questo genere.
Con questa operazione il Teatro Cenacolo di Lecco, che da alcuni anni ha incrementato la programmazione degli spettacoli di "piccola lirica", si pone al centro dell'attenzione come polo regionale dell'operetta destinato nel tempo a  proporsi come Festival del Nord Ovest in alternativa a quello di Trieste, appena si concretizzerà l'innesto di un nuovo ensemble orchestrale in via di preparazione in seno alla Orchestra Sinfonica di Lecco.
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