GIOVANNI TEBALDINI E ANGELO DE SANTI IN UNA TESI DI DOTTORATO DI RICERCA

GIOVANNI TEBALDINI E ANGELO DE SANTI IN UNA TESI DI DOTTORATO DI RICERCA GIOVANNI TEBALDINI E ANGELO DE SANTI IN UNA TESI DI DOTTORATO DI RICERCA Il 18 aprile 2008 il dott.

22/apr/2008 19.20.00 Associazione Lirica "P. A. Tirindelli" Contatta l'autore

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GIOVANNI TEBALDINI E ANGELO DE SANTI IN UNA TESI DI DOTTORATO DI RICERCA

 

Il 18 aprile 2008 il dott. Pier Luigi Gaiatto ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Storia e Critica dei Beni artistici e musicali presso l’Università degli Studi di Padova, discutendo la tesi (pp. I-XLVII e 1-633) Il movimento ceciliano di area veneta e il recupero dell’antico (1874-1897) (supervisore il prof. Antonio Lovato).

In Italia l’azione di riforma della musica sacra, svolta soprattutto attraverso il recupero del canto gregoriano e della polifonia dei secoli XVI e XVII, iniziò verso il 1875/80 e si prolungò fino al Concilio Vaticano II. Alla luce di una documentazione d’archivio inedita, lo studio del dott. Gaiatto rilegge criticamente l’attività svolta dalla Sottosezione Musica sacra dell’Opera dei Congressi e dei Comitati cattolici in Italia (1874-1897), i cui esponenti principali appartenevano all’area veneta. Viene poi esaminata la figura del compositore e musicologo bresciano Giovanni Tebaldini, difensore intransigente del movimento ceciliano e attivo tra Venezia e Padova (1889-1897). Grazie alla corrispondenza e ai documenti resi disponibili dal Centro Studi e Ricerche “Giovanni Tebaldini” di Ascoli Piceno, è stato possibile riconsiderare alcune posizioni di questo musicista militante, che, tra l’altro, diffuse le proprie idee attraverso la rivista «La scuola veneta di musica sacra», legata alla Società regionale veneta di San Gregorio. Infine, la tesi dedica spazio all’impegno del gesuita triestino Angelo De Santi, finora non oggetto di studi approfonditi, il quale fissò i presupposti teorici e metodologici che avviarono a soluzione il dibattito sulla riforma della musica sacra in Italia.

Le ragioni, i risultati raggiunti e i limiti espressi dal movimento ceciliano, che si proponeva di rinnovare la musica liturgica spesso in aperta opposizione con i nuovi linguaggi dell’arte, emergono dalla lettura attenta delle testimonianze d’archivio e dal serrato confronto con un’ampia ed eterogenea bibliografia che, finalmente, hanno permesso di affrontare la questione con metodo e obiettività, al di là di preconcette posizioni ideologiche.

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