Rigoletto a Cagli 13/06/2008

> Il festival, portato avanti già da più di una decina > d'anni dall'Associazione Accademia del teatro, > presieduta dalla Dott.ssa Paolucci, è un naturale sbocco > delle attività didattiche che si svolgono all'interno > della stessa accademia durante i mesi precedenti.

15/giu/2008 16.20.00 Il critico1960 Contatta l'autore

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> Ieri sera abbiamo assistito alla inaugurazione
> dell'Accademia Opera Festival presso il Teatro Comunale
> di Cagli, ridente cittadina dell'entroterra marchigiano.
> Il festival, portato avanti già da più di una decina
> d'anni dall'Associazione Accademia del teatro,
> presieduta dalla Dott.ssa Paolucci, è un naturale sbocco
> delle attività didattiche che si svolgono all'interno
> della stessa accademia durante i mesi precedenti.
> Dopo avere assistito alla recita sorge in noi il dubbio se
> trattarlo come un "saggio" finale o se come una
> "vera" produzione di un festival. Dato però il
> fatto che si trattava di uno spettacolo a cui assisteva un
> pubblico pagante e con reali ambizioni (almeno sulla carta)
> non possiamo esimerci dal giudicarlo con l'occhio (e
> l'orecchio) del critico abituato a frequentare le sale
> da concerto.
> Iniziamo dall'aspetto musicale e principalmente da ciò
> che abbiamo sentito (ed in alcuni casi non avremmo voluto
> sentire) dal palcoscenico.
> Il RIGOLETTO del giovane perugino Giulio Boschetti era
> interessante in quanto a bellezza del materiale vocale e di
> un profonda adesione scenica al personaggio eponimo. Un
> ottimo materiale che ha bisogno però di essere rifinito
> tecnicamente, in quanto i suoni del registro acuto non sono
> girati, e quindi l'emissione è sempre al limite dello
> "scrocco"
> Il DUCA del bravo artista pesarese Enrico Giovagnoli è
> stato senza dubbio il migliore della serata, bella voce,
> ottima tecnica di emissione sul fiato, bella presenza ed
> ottime doti interpretative ci fanno sperare di avere
> trovato uno di quei tenori lirici con una bella emissione
> all'italiana di cui in questi anni abbiamo sentito
> veramente la mancanza.
> Purtroppo la prova peggiore della serata è stata offerta
> dalla GILDA di Laura Muncaciu di una incomprensibile linea di canto, con suoni
> sempre spinti e urlati perché non sostenuti da una reale
> tecnica del fiato. Tacciamo pietosamente della sua
> interpretazione (se di intepretazione si può parlare) del
> "Caro nome" con suoni striduli e fissi e mai
> appoggiati. Il resto è stato un cantare forte
> dall'inizio alla fine, questo perché, supponiamo, la
> mancanza di una corretta emissione le impedisce di modulare
> suoni in tutta la gamma dinamica e l'unico modo di fare
> giungere la voce è quello di urlare dall'inizio alla
> fine. Tacciamo poi della fissità scenica che ha
> trasformato la sua esibizione in una specie di recital.
> Discreta la prova dello SPARAFUCILE Andrea Mastroni, dotato
> di ottimo materiale ma con un approssimativo controllo del
> fiato che gli fa ballare continuamente la voce in tutti i
> registri.
> Dignitosi il Marullo di Ferruccio Finetti, il Marullo di
> Mattia Campetti ed il Ceprano di Bruno Venanzi".
> Simpaticissimo il Borsa di Raffaele Abete ed il
> Paggio-Contessa di Angela Romeo.
> Brava scenicamente la Maddalena di Isabel de' Paoli
> mentre dal punto di vista vocale c'è un sacco da
> lavorare.
> Lasciamo per ultima la regia (???) di Daniele Rubboli.
> Se, come si evince dal libretto di sala in cui sono anche
> citati gli scopi dell'Accademia, uno dei fondamenti
> della scuola marchigiana è lo studio dell'arte
> scenica, ci chiediamo su che cosa abbiamo studiato questi
> ragazzi in questi mesi durante quelle che immaginiamo
> essere state le lezioni del Sig. Rubboli. Ognuno era
> lasciato a se stesso. Non c'era un'idea registica
> unitaria. Come quando ci si trova ad avere a che fare con
> registi senza idee, abbiamo assistito all'inserimento
> di un nuovo "personaggio"; la ridicola
> apparizione della MALEDIZIONE; una ragazzina che sembrava
> di più una strega del MACBETH che avesse chiesto asilo al
> gobbo mantovano.
> Tacciamo poi delle scenografie da ortaorio con dei
> sedicenti arazzi dipinti da mani alquanto malferme (per
> usare un eufemismo), e delle luci inesistenti che hanno
> lasciato i cantanti praticamente al buio i cantanti.
> Ottime note invece dal Coro del Teatro della Fortuna di
> Fano, diretto dal bravo Maestro Morganti, e dalla sempre
> brava e professionale Orchestra Rossini di Pesaro diretta
> con mano sicura ed esperta, sempre alla ricerca di bei
> colori dal giovane maestro Stefano Seghedoni.
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