Fwd:Roberto Abbado a BOlogna 20/06/2008
22/06/2008 13:49 Il critico1960
Inizio questo post, con lo stupore di vedere che una mia semplice cronaca di uno spettacolo cui ho assistito, ha suscitato tale polverone. Addirittura un giovane e simpatico baritono che posta un messaggio a me rivolto in cui cerca di mettere le mani avanti, non rendendosi conto che in questo lavoro, ogni volta che si sale sul palcoscenico, e ci si esibisce per gli altri, non si può togliere a chi ascolta un naturale e, direi, doveroso, diritto di critica.
Il concerto cui abbiamo assistito venerdì sera presso il Teatro Manzoni in Bologna, eseguito dall'orchestra del Teatro Felsineo, guidata dalla sicura ed esperta bacchetta del Maestro Roberto Abbado, ci ha regalato due capolavori della letteratura sinfonica tedesca. Quasi un alfa ed omega di un certo modo di intendere la scrittura sinfonica mitteleuropea:
la sinfonia n. 93 in Re maggiore di F. J. Haydn, e la sinfonia n. 1 detta "Il titano" di G. Mahler. La cosa che ci ha colpito subito di queste due esecuzioni è stata la straordinaria e lucia analiticità con cui il bravissimo Maestro Abbado ha affiancato e ricondotto ad una quasi univoca matrice di pensiero filosofico-musicale i due capolavori, così distanti tra loro nel tempo. La frammentazione delle microstrutture e la loro successiva ricomposizione in un ampio e teso arco formale, è stata la chiave di lettura scelta dal direttore, a capo di una straordinaria orchestra, all'interno della quale le singole famiglie hanno suonato con una grande cura del suono senza però mai perdere di vista le chiare e forti suggestioni interpretative impresse dal Maestro.
La lucidità con cui è stata affrontata la pagina Haydniana non ha tolto nulla della verve e della freschezza propria di questa suggestiva sinfonia; in cui il pensiero costruttivo del grande "artigiano" viennese non prescinde dall'impegnativo pensiero musicale che permea tutta codesta composizione. Il gioco di chiaroscuri, di improvvise e fulminee accensioni, persino di languidi echi nostalgici sono stati resi al meglio dal direttore e da un'orchestra in stato di grazia.
Stesso discorso dicasi del "Titano" di Gustav Mahler, in cui un approccio esecutivo quasi "haydniano" ha reso al meglio le geometrie formali e il sapiente e fitto contrappunto del compositore boemo. Non un dettaglio è andato perso in un equilibrato e sempre controllato gioco delle dinamiche che ha fatto venire fuori al meglio il pensiero mahleriano. Il gusto perennemente decadente unito a nostalgici echi di marce e di nenie infantili (vedasi la tanto famosa trasposizione in modo minore del "Brueder Jacob", ossia il "Fra martino campanaro"), e il clima della perenne ricerca del "paradiso perduto" tipico della poetica Mahleriana, sono stati dipinti in modo suggestivo e toccante dal Maestro Abbado e dalla sua orchestra a conclusione di un concerto di grande suggestione poetica.
Giovanni Freddi