GIOVANNI TEBALDINI "RISCRIVE" GIOVANNI GABRIELI

GIOVANNI TEBALDINI "RISCRIVE" GIOVANNI GABRIELI RELAZIONE del dottor Pier Luigi Gaiatto: «dELLA tradizione mUSICALE».

01/lug/2008 18.49.00 Associazione Lirica "P. A. Tirindelli" Contatta l'autore

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RELAZIONE del dottor Pier Luigi Gaiatto:

«dELLA tradizione mUSICALE». gIOVANNI tEBALDINI “RISCRIVE” gIOVANNI gABRIELI

 

Nell’ambito del convegno dedicato a Citazioni, modelli e tipologie nella produzione dell’opera d’arte, svoltosi presso l’Università degli Studi di Padova nei giorni 29-30 maggio, il dott. Pier Luigi Gaiatto ha presentato la relazione «Della tradizione musicale». Giovanni Tebaldini ‘riscrive’ Giovanni Gabrieli. Si tratta di un ulteriore contributo finalizzato alla riscoperta dell’opera del musicista bresciano Giovanni Tebaldini (1864-1952), che, nel contesto del movimento di riforma della musica sacra, interpretò in maniera emblematica l’esigenza, diffusasi in Europa tra la fine del secolo XIX e gli inizi del XX, di recuperare l’antico nella creatività artistica. Nell’intervento del dott. Gaiatto, il significativo apporto del Tebaldini a questo clima culturale viene evidenziato, innanzitutto, attraverso l’esame di una conferenza inedita sulla tradizione e di due saggi di estetica comparata e d’iconografia musicale, pubblicati nel 1908 e nel 1913. In particolare, sulla scorta di alcuni scritti di Giambattista Vico, di Thomas S. Eliot e dei musicologi tedeschi Hugo Leichtentritt e Adolf Weissmann, il Tebaldini ravvisa nella tradizione una spinta evolutiva che, pur preservando il principio originale, lo riveste di forme nuove. Alla luce di tale concezione dell’arte musicale e dei raffronti ‘pioneristici’ proposti dal Tebaldini tra la musica sacra e la pittura veneziane del secolo XVI, è possibile individuare i criteri estetici e le modalità adottati nel 1919 dal musicista bresciano nella realizzazione di una versione ‘sinfonico-corale’ del mottetto Surrexit Christus a 11 parti di Giovanni Gabrieli (1555 ca. - 1612). Infatti, pur mantenendo il modello originario, in ottemperanza alla propria visione ‘evoluzionista’ della musica, il Tebaldini rivela le potenzialità espressive che, secondo lui, erano implicite nella composizione polifonica del Gabrieli, ma che l’organista veneziano non aveva potuto sviluppare per mancanza di mezzi esecutivi adeguati.

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