L'ACUTO & LA STECCA

14/feb/2004 07.25.14 Ernani Contatta l'autore

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Al Royal Opera House è andata in scena "The Tempest" di Thomas Ades
La bellezza di alcune pagine danno una idea  del mondo di suoni
al quale Ades si ispira, ma senza continuità.
Una scrittura vocale radicalmente strumentale e molto legata al testo
impone ai cantanti acrobazie vocali, mentre le regia visivamente povera
di Tom Cairns e le scene di Moritz Junge non hanno dato una mano decisiva
alla buona riuscita.

La scelta del soggetto, nel confuso mondo dell'opera contemporanea,
implica scelte estetiche e stilistiche. Quindi la scelta del compositore
di ricorrere al capolavoro di Shakespeare "La Tempesta" lasciava capire
che non si sarebbe trattato di qualche lavoro di critica sociale o di
argomento politico, ma piuttosto di una riflessione filosofica o meglio
di metafora fantastica. E' proprio questo che, a nostro modesto avviso,
è mancato nel lavoro di Ades. Anche la rima baciata del testo finisce per
scandire, in assonanza con le note, un ritmo talvolta monotono. Tutto
perde spessore e la musica diventa un guanto manierista ispirato vagamente
al mondo potentemente fantastico del modello.

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