RIGOLETTO: A QUALCUNO PIACE CALDO

Ma il "caso" del Rigoletto di Cagli e Fano, tra giugno e la prima metà di luglio, ha assunto toni così assurdi e profumati di follia, che credo sia diritto dei lettori come dei navigatori di Internet, essere accompagnati dietro le quinte di questo spettacolo.

28/lug/2008 12.30.00 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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RIGOLETTO: a qualcuno piace... caldo
Da giornalista professionista di lungo corso (-prima iscrizione 1966-) so perfettamente che rispondere agli insulti di penna significa dar loro importanza e sottolinearli anche a quanti non se ne erano accorti.
Ma il "caso" del Rigoletto di Cagli e Fano, tra giugno e la prima metà di luglio, ha assunto toni così assurdi e profumati di follia, che credo sia diritto dei lettori come dei navigatori di Internet, essere accompagnati dietro le quinte di questo spettacolo.
L'opera di Verdi è stata messa in scena a giugno dall'Accademia del Teatro di Cagli presieduta da Simonetta Paolucci, con gli artisti che hanno frequentato le master class dei corsi 2008, con la titolatisima Luciana Serra, lo scrupoloso preparatore musicale Stefano Seghedoni, l'esperta pianista Debora Mori e, per la scena, me.
In corso d'opera si è creata una collaborazione con l'Orchestra Rossini che, concluso il Festival di Cagli, e visto il grande successo dello spettacolo, ne ha confermato la replica, con i suoi responsabili artistici, per la Corte Malatestiana di Fano e la piazza di Recanati.
Una coproduzione dunque che, come sempre accade, ha previsto alcune modifiche nel cast per affrontare i successivi impegni.
Modifiche in alcuni casi giustificate da scelte artistiche precise, in altre dalla impossibilità dei titolari della edizione di  Cagli, di essere presenti a luglio, avendo già altri impegni.
Entrambe le edizioni, festeggiate dal pubblico con un calore documentato da piu' di una video-registrazione, hanno avuto accoglienze positive anche sulla carta stampata: un quotidiano marchigiano, magari eccedendo in generosità, ha addirittura titolato "Un Rigoletto perfetto". Lo stesso dicasi della recensione autorevole quanto lusinghiera di Claudia Mambelli su "L'opera", la rivista di teatro operistico più importante che ci sia in Italia.
Di piu': un'autorità del mondo musicale, come il M° Alberto Zedda, ha assistito alla recita di Fano ed alla fine, dopo aver applaudito a lungo è andato nei camerini per incontrare uno a uno i protagonisti, congratularsi con loro e con gli organizzatori.
Non era obbligato a farlo e si sarebbe potuto defilare se non fosse stato sinceramente coinvolto dall'entusiasmo suscitato dallo spettacolo.
Ma su un sito internet, sia dopo lo spettacolo di Cagli, sia dopo quello di Fano, un anonimo che prima si è nascosto dietro un banale  pseudonimo, e poi dietro un falso nome, probabilmente incompleto: Maurizio  Della Valle, che a molti ha fatto pensare a quella del Cesano, riversando  veleni e livori su tutto e tutti.
Lo stile di questo autore senza coraggio delle proprie idee, che tuttavia ama accendere fuochi e quindi far caldo attorno a sè, e che tra l'altro in entrambi gli interventi si preoccupa di dichiararsi "addetto ai lavori" (senza specificare quali:musicali,no di certo), è così ripetitivo, anche nella saccenza non richiesta, da far pensare al solito vecchio vocabolario rivestito in pelle d'asino.
La negatività delle osservazioni, arroganti e facilmente contestabili dalle già citate registrazioni, colpendo tutti gli artisti vuole palesemente "punire" l'Accademia di Cagli e l'Orchestra Rossini.
La prima perchè dopo anni di lavoro serio e professionale ha meritato di uscire dal proprio teatro e imporsi all'attenzione nazionale, la seconda perchè, sulla scia del successo che si è meritata negli ultimi tempi, dentro e fuori la Regione, ha avuto il coraggio di riportare l'opera lirica nella storica Corte Malatestiana dove, chi scrive, ha in passato vissuto eventi di grande prestigio, avendo al fianco anche nomi celebri come Eva Marton.
Una strapaesana questione di invidia e astio personale - evitiamo per buon gusto altri dettagli di bassa lega che penosamente hanno ispirato la penna anonima - è dunque alle spalle di una falsa-recensione, che scredita una delle produzioni piu' autorevoli di questo 2008, nate nella bella provincia italiana.
Anche una pubblicazione cartacea, rivolta ai Lirica Club, ha ingenuamente accettato una "recensione" della stessa matrice, ma avvertita delle reali motivazioni che ispiravano il "critico", ha poi recensito con molto maggior verità lo spettacolo di Fano.
Spettacolo che, con grande tripudio, è stato accolto, due giorni dopo la recita alla Rocca Malatestiana, da mille e duecento persone che hanno affollato la piazza di Recanati.
Ho voluto chiarire questa volgare mistificazione di una realtà, non tanto perchè ha toccato dal vivo anche me e il mio operato, ma perchè non permetto che si massacrino giovani di grande autentico talento come il baritono Giulio Boschetti, il tenore Enrico Giovagnoli, il mezzosoprano Anna Malavasi ed i loro colleghi tutti, per i quali non voglio aggiungere parole perchè parlerà per loro la carriera che li attende e le scritture che da tutta Italia sono giunte loro proprio grazie a questo "Rigoletto:deludente e debolino".
Di deludente c'è solo l'ignoranza di chi scrive su quel sito internet ,dove la libertà di parola fa gola a molti, sobri o ubriachi che siano, tanto da aver scambiato inesistenti "simboli neoclassici" per una citazione della "Fano dei Cesari", manifestazione che si svolgeva in contemporanea quella sera, ma che non ha evitato il tutto esaurito alla Corte Malatestiana.
I citati simboli erano vessilli medioevali e rinascimentali dei Giochi Storici di Cagli, quindi perfettamente in epoca con il racconto di "Rigoletto".
--------------------------------------------------------------------------------------      Daniele Rubboli
Inviato dall'Accademia del Teatro di Cagli
 
 
 
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