Museo di Vallecrosia

Un patrimonio unico al mondo che tutti ci invidiano e per il quale si recano a Vallecrosia studiosi di musicologia popolare delle Università di ogni continente, sta per essere sfrattato, e di conseguenza disperso.

03/mar/2004 03.30.49 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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IL SINDACO DI VALLECROSIA
VUOLE DEMOLIRE
IL MUSEO DELLA CANZONE
 
Per correggere il corso di un fiume interrato, secondo insensati progetti dei suoi predecessori, oggi il Sindaco Emidio Paolino, 53 anni, buona parte dei quali trascorsi nella pubblica amministrazione, ha sul suo tavolo una variante dei progetti urbanistici che prevede di dar nuovo sfogo al corso d'acqua del torrente Verbone coperto da una soletta in cemento, distruggendo il grande parcheggio che, a fianco del folkloristico Ristorante da Erio, celebre in tutto il mondo, ospita su alcuni vagoni ferroviari d'epoca... i mitici Centoporte!, il Museo della Canzone Italiana.
Un patrimonio unico al mondo che tutti ci invidiano e per il quale si recano a Vallecrosia studiosi di musicologia popolare delle Università di ogni continente, sta per essere sfrattato, e di conseguenza disperso.
Non è facile trovare altri spazi adeguati che raccolgano, oltre a migliaia di spartiti di canzoni colte e popolari, melodiche e moderne, da strada o da osteria, da teatro o da chiesa, anche la bellissima collezione di strumenti antichi per la riproduzione dei suoni.
Tutto questo è stato fatto in anni di appassionate ricerche da Erio Tripodi, cantante e gastronomo, che tra Museo e Ristorante ha ospitato tutti i miti della canzone e non solo, da Sinatra a Villa, da Celentano a Ive Montand, dalla Callas a Pavarotti, nonchè compositori, organizzatori musicali e anche politici di ogni tendenza.
Il Museo, noto anche come Tempio della Canzone, è uno dei punti di maggior richiamo per Vallecrosia e lì tutto l'anno giungono visitatori: dalle scolaresche ai singoli studiosi o semplicemente curiosi.
Che un pubblico amministratore non sappia tutto questo è inconcepibile.
E ancor meno comprensibile è che agisca pur avendo coscienza e conoscenza di questa realtà.
E' pur vero che viviamo una dimensione politica allo sbando, in punto di cultura, e che gli scempi ai beni culturali sono all'ordine del giorno ed all'angolo di ogni strada, ma che si prenda a calci un bene pubblico così unico, è un insopportabile atto di barbarie che, anche in tempi di convivenza con il terrorismo internazionale, non siamo disposti ad accettare e sopportare.
Il Sindaco Paolino non può, a piede libero, disporre un simile scempio. Se le vigenti norme glielo consentono dal punto di vista legale, glielo vieta per lo meno il buon senso.
La variante per il suo fiume la faccia dove vuole, ma il Treno della Musica non si tocca.
Per lo meno non prima di avergli trovato la necessaria ospitalità, in un'area comunale - Erio Tripodi ha avuto inviti per trasferirlo a Monaco, Nizza o Mentone - adeguata all'importanza della raccolta e con tutte le necessarie garanzie affinche' possa restare aperto al pubblico ed al servizio dei curiosi come dei ricercatori di ogni età e Paese.
 
Daniele Rubboli
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