Pietro il Grande Kzar delle Russie, o sia il falegname di Livonia

d'Itria, che si svolge esattamente da 30 anni a Martina Franca, nella

29/apr/2004 21.47.24 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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autore: Daniele Rubboli
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RARA OPERA VENEZIANA RESUSCITA AL MARTINA FRANCA
 
Il Festival della Valle d'Itria, che si svolge esattamente da 30 anni a Martina Franca, nella mitica piana dei trulli, in provincia di Taranto, e si è imposto come il più autorevole appuntamento musicale d'Europa per l'autorità delle sue scelte culturali, ha programmato dal 25 al 27 luglio prossimi, la "resurrezione" di un melodramma burlesco in due atti musicato da Gaetano Donizetti, su libretto di Gherardo Bevilacqua Aldobrandini, scritto per il Teatro di San Samuele in Venezia, e andato in scena lì, per la prima volta, il 26 dicembre 1819.
Il titolo è "Pietro il Grande Kzar delle Russie, o sia il falegname di Livonia".
Una scelta di grande suggestione musicologica firmata da Sergio Segalini il quale, oltre ad essere direttore artistico ormai storico del Festival di Martina Franca, lo è anche, da due anni, della Fenice di Venezia.
Dalle cronache sappiamo che lo zar Pietro il Grande (1672-1765), era un omone alto piu' di due metri e si spostava per la sterminata Russia, recandosi anche all'estero, con un seguito di ben 250 persone.
E' quindi assai improbabile che, come si ipotizza nel racconto teatrale, se ne sia mai andato in incognito a cercar parenti a Livonia; ma siamo pur sempre nell'opera buffa dove, come nelle fiabe, tutto può accadere.
Una bella occasione, per il giovane Donizetti, questo libretto di Gherardo Bevilacqua Aldobrandini che ricalca la commedia degli equivoci.
Segalini con questa scelta completa un ciclo che ha già indagato, nei cartelloni di Martina Franca, la prima produzione di Donizetti: questa infatti è la sua settima opera e di poco precede "La zingara" e "Il fortunato inganno", recentemente riproposte appunto al Festival della Valle d'Itria.
La prima edizione in tempi moderni di quest'opera scritta per Venezia e che a Venezia ci si aspetti ritorni entro il 2005, favorisce anche nuove indagini sul molto discusso Pietro il Grande, zar descritto come uomo "brutale nei piaceri, feroce nei costumi, barbaro nelle vendette", ma che gli storici ci tramandano anche come capace di conquiste, di speranze, di ricerca del progresso per sè e per il suo popolo.
A dirigere questa <novità> sarà il giovane M° Marco Berdondini, bacchetta emergente del panorama italiano, romagnolo di nascita (Faenza), ma veneto di adozione vivendo da anni prima a Rovigo e attualmente a Verona.
A Padova si è fatto applaudire, mesi or sono, dirigendo, sempre di Donizetti : "Don Pasquale".
Una vocazione belcantista, la sua, che anche in un recente passato lo ha visto dirigere la prima edizione moderna della dimenticatissima opera "Il Paria" pure di Gaetano Donizetti, con uno splendido risultato come testimonia la edizione in CD fatta dalla Bangiovanni di Bologna.
Protagonista il raffinato tenore milanese Alessandro Codeluppi (Carlo), con il soprano Rosa Sorice (Annetta), mentre il baritono napoletano Vito Priante rivelato al teatro dall'Accademia Lirica del Rotary creata e diretta da chi scrive, vestirà i panni dello zar.
Completano il cast iulio Mastrototaro, Claudio Sgura, Eufemia Tufano, Rosa Anna Peraino, Vittorio Bari, Michele Aurelio Bruno.
Il giovane Bepi Morassi firma regia, scene e costumi mentre a suonare sarà l'Orchestra Internazionale d'Italia.
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LA TRAMA
Il soggetto, musicato quasi in contemporanea da Giovanni Pacini su libretto di Felice Romani per la Scala di Milano (primavera 1819), narra del povero falegname Carlo Scavronski, innamorato dell'orfanella Annetta, che colpito da una infame calunnia viene mandato in galera dall zar che si trovava, in incognito a Livonia. La trappola in cui cade il bravo ragazzo era stata ordita da Ser Cuccupis, magistrato corrotto, che sarà poi smascherato dalla buona Annetta, figlia del ribelle Mazeppa, che non solo prova l'innocenza di Carlo, ma riesce a testimoniare come il giovane falegname sia addirittura il fratello della zarina Zaterina.
La scrittura di Donizetti, che all'epoca aveva solo 22 anni, risente logicamente dell'ancora imperante lezione di Gioachino Rossini, e si avverte molta affinità con "La Cenerentola". Tuttavia già emerge quel patetico che sarà la nota più personale e dominante di Donizetti ed il suo modo di rinnovare il teatro dell'opera giocosa in cui innesta, di assolutamente originale, il gusto idilliaco.
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ANCHE LA VEZZU'
CANTA A MARTINA
Nel cartellone di Martina Franca spicca anche il nome del soprano padovano, residente a Verona, Nadia Vezzù, che su queste pagine, recentemente abbiamo ricordato, quando vinse il Premio Mario Basiola a Soresina.
Nadia Vezzù sarà infatti Pauline, protagonista dell'opera "Polyeucte" musicata da Charles Gounod su libretto di Jules Barbier e Michel Carrè, dalla tragedia di Corneille.
Un traguardo importante, per l'ottimo soprano veneto, che potrà testimoniare la propria maturità artistica e sfoggiare la sua bella luminosa vocalità.
Con lei lo squillante tenore toscano Giorgio Casciarri, il baritono Luca Grassi e ancora Pietro Naviglio, il giovane Vincenzo Taormina dell'Accademia della Scala, Fernando Blanco, Emil Zhelev, Nicola Amodio, Tiziana Portoghese.
Lo stesso soggetto venne musicato in Italia da Gaetano Donizetti con il titolo: "Poliuto", e si rifà ai conflitti religiosi che lacerano l'Armenia del 257 dopo Cristo, quando Poliuto e Paolina moriranno tra i martiri cristiani, là perseguitati.
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Il Festival della Valle d'Itria, che inizia il 22 lugtlio e si conclude l'11 agosto, prevede anche la messa in scena dell'opera "Salvator Rosa" di Antonio Carlos Gomes, musicista brasiliano, con il grande basso Francesco Ellero D'Artegna, il solidissimo tenore genovese Mauro Pagano e Francesca Scaini, con la direzione del celebre Maurizio Benini.
Altro titolo in cartellone, come omaggio ai musicisti pugliesi, l'operetta "Giove a Pompei" di Umberto Giordano e Alberto Franchetti.
 
                                                     Daniele Rubboli
 
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