Lettera alla giornalista Dubini di Zecchillo

05/mag/2004 20.48.57 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
Discussione prec.  Discussione succ. 
Rispondi
Consiglia Elimina    Messaggio 1 di 1 nella discussione 
Da: Soprannome MSNZecchillo  (Messaggio originale) Inviato: 05/05/2004 17.25
CARA DUBINI,BASTA CON LA PIAGGERIA VERSO I POTENTI,MA UN OCCHIO PIU' ATTENTO VERSO COLORO CHE MERITANO
 
Il trionfo del "Falstaff" all'Arcimboldi non è dovuto principalmente al M.o Riccardo Muti, ma piuttosto al baritono Ambrogio Maestri. Senza di lui, cioé senza un protagonista eccellente, l'opera avrebbe deluso il pubblico. Maestri, che ha sostenuto con la sua voce un personaggio e uno spartito difficile, vale più di Muti ai fini del risultato. Per tale motivo, l'umiltà di questo grande baritono verso Muti sembra eccessiva. Sembra che  Maestri non si renda conto che il recente "Falstaff", eseguito con grande intelligenza artistica e mezzi vocali eccezionali, è un suo trionfo personale al 99%.  Non è un'affermazione esagerata, perché a cantare il "Falstaff" come lo sa cantare Maestri saranno quattro o cinque in tutto il mondo, mentre per dirigere correttamente l'opera di Verdi ve ne sono a migliaia. Qualsiasi primo violino dell'orchestra, o anche diversi orchestrali, che hanno gli stessi titoli scolastici di Muti, la possono dirigere come Muti, e qualcuno anche meglio.
Cara Dubini, il titolo del tuo articolo - "Muti dedica a Gobbi il trionfo di Falstaff" - denota il tuo allineamento sul versante dell'ossequio a Muti, al punto da non dire le cose come stanno. Non  è stato Muti a dedicare la serata al grande baritono Tito Gobbi, ma il sovrintendente Carlo Fontana, il quale ha accolto la proposta dei familiari di Tito Gobbi e l'ha autorizzata. Certo, Muti sarà felicissimo di accaparrarsene il merito e - riconoscendoglielo - tu ti sei accaparrata la sua simpatia, che è mportante per un giornalista, ma la notizia non è corretta, perché il merito è di Fontana. Senza l'autorizzazione del sovrintendente non si possono dedicare serate  a qualcuno. Ho in punta di penna una battuta a cui non voglio rinunciare: sarebbe molto strano, conoscendo Muti, che egli dedichi  una serata a un cantante.
Sono onorato e orgoglioso di essere stato un caro amico di Tito Gobbi. Avevamo in comune non soltanto la musica e il canto, ma anche l'amore per la pittura e le arti figurative. Gobbi spesso mi diceva che il miglior direttore d'orchestra, per un cantante lirico, è quello più disponibile verso il lavoro degli artisti sul palcoscenico e soprattutto quello che non si mette in competizione con il cantante, ma lo dirige, lo guida, lo coadiuva.
"I peggiori direttori d'orchestra che ho incontrato nella mia carriera - diceva Gobbi - sono stati quelli che, invece di aiutare i cantanti, cercavano di farsi passare come i soli artefici dell'opera lirica. Certi direttori d'orchestra, avidi di esibizionismo, non dovrebbero fare la lirica, ma solo i concerti sinfonici, perché - nella lirica - quel che conta sono le voci; tant'è che senza i cantanti la lirica non si può fare, è lettera morta".
Gobbi non parlava per presunzione: fino al primo ottocento, il direttore d'orchestra non esisteva - a dare gli attacchi e il tempo ai colleghi era il primo violino. Se per secoli si è fatta della grande musica strumentale e vocale senza il direttore, ci sarà stato un valido motivo; certi personaggi meditino e si ridimensionino.
Laura Dubini scrive:"Scoppiano fragorosi gli applausi in un crescendo di 'bravi!' e di ovazioni. E' il trionfo di Riccardo Muti e della sua amata orchestra". Si può essere più adulatori, oltre che banali? Quale direttore non ama la sua orchestra? E' come dire di un figlio "l'amato figlio". E perché sottolineare il trionfo di Muti e dell'orchestra e non della compagnia di canto? Il successo, cara Dubini, sono i cantanti che lo creano; senza cantanti bravi, dotati, ispirati, Muti e la sua orchestra avrebbero portato al successo l'opera...col cavolo!
Nella sua continua  adulazione, che non fa onore al grande giornale in cui scrive, Dubini ricorda che Ambrogio Maestri è stato scoperto e lanciato dal M.o Muti. Con Maestri gli è andata bene, contrariamente a tanti altri casi poco felici. Potrei citare i nomi, ma per carità non lo faccio. I giovani cantanti non si aiutano buttandoli allo sbaraglio sul palcoscenico della Scala, ma facendogli fare un'adeguata "gavetta", altrimenti si corre il rischio di trasformare un famoso teatro in un teatrino di provincia.
Finiamola quindi, cara Dubini di incensare, di inondare di elogi i più potenti, ma impariamo con un po' di coraggio a riconoscere i meriti dei più bravi, anche se non hanno appoggi e protezioni importanti. Insomma, diamo a Cesare quel che è di Cesare...
 
Giuseppe Zecchillo - segretario del Sindacato Nazionale Autonomo Artisti

Errore Apertura DB
blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl