No il dilettantismo nell'arte

avesse iniziato tali studi in età adeguata, come si conviene a chi

25/mag/2004 18.38.09 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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Da: Soprannome MSNZecchillo  (Messaggio originale) Inviato: 24/05/2004 17.18
NO AL DILETTANTISMO NELL'ARTE
 
PER DIVENTARE UN BUON CANTANTE LIRICO OCCORRE STUDIO,FATICA E SACRIFICIO
 
Un uccellino mi ha cinguettato che un cantante, che fa parte del gruppo "Scuola di Canto Lirico", vorrebbe trasformarsi n un maestro di canto. Tutto normale, se questo cantante avesse seguito regolari studi di canto, e meglio ancora se avesse iniziato tali studi in età adeguata, come si conviene a chi aspira a diventare un buon professionista. Purtroppo il personaggio, di cui ho avuto notizia, ha preso soltanto qualche lezione sporadica, qua e là, non si sa da chi. Si sa invece che per formare un bravo cantante è assolutamente importante seguire uno studio sistematico, che comprende anche materie complementari, necessarie ad affrontare con serietà e dignità professionale la carriera artistica. Alcune materie, che completano la formazione dell'artista lirico, e che si insegnano nei Conservatori, sono: solfeggio parlato e cantato, armonia, pianoforte (almeno 3 anni). Queste materie servono a capire bene la struttura operistica allo scopo di imparare lo spartito in modo autonomo. Altre materie, utili a sostenere un ruolo, sono: arte scenica, storia della musica e un po' di letteratura poetico\drammatica.
Se, unitamente al canto vero e proprio, non si studiano queste materie complementari, è difficile fare dell'arte valida. E' vero che con una voce discreta si può cantare...ma come?
Gli intenditori e gli addetti ai lavori riconoscono il canto dell'auto-didatta attraverso il suo stile poco raffinato, arido, privo di contenuti estetici, se non addirittura rozzo e incolto.
Questo signore, di cui stiamo parlando, è limitato nella preparazione tecnica e artistica, con tutte le carenze musicali che ne derivano; per cui non potrà mai raggiungere le vette di un Kraus, di un Tito Gobbi o di un Rossi-Lemeni, notoriamente studiosi e competenti. 
Comunque il teatro è come una madre generosa, che accoglie tutti i suoi figli, belli e brutti, intonati e stonati, musicali e anti-musicali, colti e ignoranti, dilettanti e professionisti. Però, all'occhio del pubblico, le carenze sono lampanti.
Mi piace citare un detto, che mi pare idoneo al caso: "Quando un Tedesco non sa una cosa, la studia; quando un Francese non sa una cosa, tergiversa; quando un Italiano non sa una cosa, la insegna".
Perciò non meravigliamoci se un impreparato si mette a fare il maestro. Il nostro Paese è bello e generoso anche per questo.
 
N.B. Sarebbe interessante che Silvia, persona che stimo moltissimo per la sua obiettività, organizzasse un sondaggio presso tutti i 650 iscritti della Scuola di Canto Lirico, per sapere se le mie opinioni siano giuste o sbagliate. Basterebbe una domanda di questo genere: "Sei d'accordo che per diventare un bravo cantante si facciano studi regolari e qualificati, oppure sei in favore del nostro futuro docente che passa con disinvoltura da un lavoro d'ufficio al teatro"?
Questo sondaggio andrebbe divulgato ampiamente e non concentrato su una piccola minoranza astiosa, polemica e spesso fuori luogo.
 
Giuseppe Zecchillo



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