Barbiere di Siviglia a Massa Marittima e San Quirico d'Orcia

08/ago/2004 14.35.19 Colussi Contatta l'autore

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Ecco una di quelle rare e bizzarre combinazioni che possono accadere solo all'opera: due Barbieri di Siviglia a distanza di 24 ore l'uno dall'altro, stessa produzione, medesima orchestra e coro, cast per metà uguale ma direttori diversi. Ed ecco il miracolo:due interpretazioni diametralmente opposte e per fortuna assai interessanti entrambe.

A Massa Marittima il Maestro Daniele Agiman ha preferito una lettura sobria ed elegante, coerenza dei tempi, accompagnamenti garbati e sonorità levigate. Di conseguenza il conte di Giuliano di Filippo ha mantenuto il suo carattere nobile così come la Rosina di Daniela Ruzza è apparsa decisa, matura ma pacata e perfino Marzio Giossi ha disegnato un Figaro che, pur non essendo nobile, sa come ci si comporta tra gente di tale elvatura.
La regia di Angelo Romero ( che ha interpretato Bartolo) si è perfettamente inserita con una visione anch'essa sobria e poco incline alle gag.
Una bella lettura omogenea, sicuramente rivolta ai palati fini, curata a tal punto da risultare in alcuni momenti forse un tantino asettica .

Il giorno dopo a San Quirico d'Orcia sale sul podio Matteo Beltrami e sembra di ascoltare un'altra opera: tempi molto brillanti, tensione narrativa tesa fino allo spasimo, l'orchestra sempre presente a commentare la scena, insomma puro teatro.
Anche gli interpreti vengono trascinati in questo vortice: qui non è più Figaro ad entrare nel mondo del conte per aiutarlo a portare a termine un "affare tra nobili" ma al contrario è il Barbiere (Carlo Morini)che sembra dire al conte che quando si tratta di affari di cuore siamo tutti dei poveri e furbi arrivisti.
Ed ecco che Giuliano di Filippo si trasforma nell'alter ego di Figaro e Rosina (Silvia Pasini) è una ragazzina tutto pepe che prende parte alla burla con gusto.
La morale sembra essere proprio questa: non è solo l'amore che muove la vicenda ma anche una gran voglia di evasione,divertimento, complicità che trasuda ad ogni pagina.
Anche qui un piccolo difetto tra tanti pregi può essere la scelta di alcune sonorità talmente ricercate, "moderne" quasi onomatopeiche che, seppur molto efficaci, sicuramente non erano ancora entrate nella prassi esecutiva ai tempi in cui Rossini scrisse il suo Barbiere

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