Leo Nucci. Al talento unsce il coraggio.

26/ago/2004 17.04.17 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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AL TALENTO UNISCE IL CORAGGIO:
LEO NUCCI ARTISTA ESEMPLARE RIFIUTA LE IMPOSIZIONI REGISTICHE CHE CALPESTANO LA MUSICA E L’ARTE



Ancora una volta il baritono Leo Nucci balza agli onori della crona­ca non solo per i suoi successi mondiali, ma per l’atteggiamento co­raggioso, che denota il grande uomo e il vero artista.
Ci vuole infatti una buona dose di coraggio per opporsi - con i tempi e le mode che corrono - al volere dell’onnipotente regista. Ma Nucci possiede nell’animo indomite risorse, che arricchiscono la sua chia­ra, netta professionalità. Infatti, sostenuto dalle une e dall’altra, ha contestato i personaggi mistificati, contraffatti e immiseriti dall’in­tervento di certi registi che pretendono sostituire le loro peregrine velleità al genio del compositore. Come si ricorderà, alcuni anni fa, Nucci minacciò di piantare in asso le prove del «Rigoletto» ad Amburgo, se il teatro non avesse rinunciato a una messa-in-scena deformata da un’ambientazione assurda e demagogica, che voleva il giullare della corte di Mantova nei panni di un metalmeccanico. Di fronte alle rimostranze del principale interprete, il regista dovette fa­re marcia indietro. Recentemente, ancora in Germania, a Colonia, Nucci si è trovato alle prese con un “Simon Boccanegra» non più doge di Venezia, ma burocrate in fra
ck... e ha detto no. Il ridicolo di quella parodia, in cui le parole del libretto, che l’artista avrebbe do­vuto cantare, si ponevano spesso in stridente contrasto con le pretese del regista, lo hanno indotto ad abbandonare l’opera.
I registi, e i dirigenti teatrali consenzienti, che prevaricano sugli au­tori, approfittando della facile e vile possibilità di calpestare i morti, devono rendersi conto che non possono prevaricare anche sui vivi:gli artisti e il pubblico. Calarsi in un personaggio non è semplice per un artista, richiede approfondimento e dedizione; ma diventa impos­sibile quando questo personaggio è stravolto nelle caratteristiche ori­ginali e nella coerenza scenica. Ora c’è qualche artista che non per­mette al potere del regista di calpestare la sua dignità professionale declassandolo da interprete a macchina che emette suoni. Non solo Nucci, ma anche Zecchillo, nella scorsa stagione a Firenze, si è ri­fiutato di cantare in una «Tosca» pasticciata e manomessa e ha pre­ferito perdere tutte le recite piuttosto che piegarsi all’arroganza del regista. infine c’è il pubblico, che fischia e protesta di fronte a scem­pi e scempiaggini registiche e non torna a teatro. Così è stato per il recente «R
igoletto» di Venezia, ridotto in forma tale da un regista e uno scenografo insipienti e insensibili, da destare l’indignazione e di Nucci - che era nel cast e che si è adoperato per ridimensionare delle inaccettabili pagliacciate - e del pubblico che ha subissato l’opera.
Noi siamo amareggiati di dover recensire simili episodi, che da anni imperversano nei teatri un po’ dovunque e che costano centinaia di milioni alla comunità. Ma non cesseremo di disprezzare i registi che li finanziano, né di plaudire e additare ad esempio quegli artisti che, forti solo del loro coraggio e dell’amore per l’arte, vi si oppongono anche a costo di sacrifici personali.
LA REDAZIONE


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