Zecchillo sfida Courir

30/ago/2004 17.10.22 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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Nostro Giornale Gennaio-Aprile 1992
Organo di Stampa Ufficiale degli Artisti Lirici


LETTERA AL DIRETTORE DI «AMADEUS»
BOTTA E RISPOSTA FRA ZECCHILLO E COURIR



Egregio Direttore,nel numero 2] (agosto ‘91) del Suo mensile, l’editoriale di Duilio Courir dà largo spazio a considerazioni decisamente negative e, vor­rei aggiungere, anche offensive a mio riguardo. Spero perciò vorrà ri­conoscermi il diritto di replicare, anche per una corretta informazione dei lettori.
Se per Courir le mie denunce sono assurde e le mie «querelles» insop­portabili, è perché egli pretende estendere la sua funzione di critico a un campo - quello sindacale - che non è di sua specifica competenza. mentre io vi milito da 25 anni.
lo ho denunciata - come segretario di un sindacato di artisti lirici - i responsabili di situazioni che esulavano dalla legalità, o persone che evadevano norme e regolamenti. Questo, certamente, per qualcuno dev ‘essere insopportabile, tanto è vero che si è fatto in modo che le mie denunce fossero insabbiate. Il che vuol dire che non erano poi tanto assurde.
Con ciò credo di non dire nulla di nuovo, sono cose che tutti gli italia­ni sanno, ma è bene tenerle presenti quando un sindacalista che fa il proprio dovere trova un detrattore in un critico musicale.
Il sig. Courir si schiera dalla parte del sovrintendente Bogianckino che ha risolto il mio regolare contratto per la Tosca perché io, in linea con il sindacato, lottavo per difendere l’integrità di un’opera d’arte dalle manomissioni registiche. Courir evidentemente approva tali ma­nomissioni. Non discuto. La sua opinione vale la mia. Ma, dichiaran­do che Bogianckino ((ha fatto bene a mettermi fuori dal teatro», Courir scivola nuovamente nel terreno sindacale, e cade.
Infatti, l’art; 15 della Legge 300 (Statuto dei Lavoratori) recita: ((E nullo qualsiasi fatto o atto diretto a licenziare un lavoratore a causa del­la sua affiliazione, attività sindacale, o della sua partecipazione a uno sciopero». Io svolgeva appunto un ‘attività sindacale quando sono sta­to licenziato; quindi Rogianckino ha contravvenuto a una precisa di­sposizione di legge. Ha prevaricato con l’arroganza del potere. Chi si schiera dalla sua parte si rende complice di questo atteggiamento.
Inoltre la «questione delicata» con il consiglio di amministrazione del Teatro alla Scala, di cui faccio parte, non è esattamente come la de­scrive Courir Né il sovrintendente Fontana né i consiglieri hanno il potere giuridico di chiedere al ministro Tognoli la revoca del mio mandato.
Hanno fatto la voce grossa perché io non ho approvato la program­mazione ‘911’92, ma, avendo io agito democraticamente e legalmente, nella facoltà dei miei diritti, la loro protesta è finita dove è comincia­ta.
È vero, non sono d’accordo per 9 recite di Parsifal in tedesco, che du­ra 5 ore, ma i commenti che ne trae Courir travisano le mie motiva­zioni. Io non sono un consulente artistico della Scala, ma un consu­lente economico: pertanto la mia funzione non è quella di lodare Wagner né di seppellirlo, ma di impostare una spesa in vista della re­sa, nell’interesse del teatro e nel rispetto delle sue finalità statutarie.
Quando vedo opere come Fetonte, Lodoiska, Jdomeneo ecc. che gra­vano per miliardi sul bilancia, con vuoti in sala, fughe di pubblico do­po il I atto, biglietti affibbiati quasi per forza, deduco che certe opere, per quanto artisticamente apprezzabili, ma pesanti, stancanti, difficili, non sono gradite né fruite dalla stragrande maggioranza del pubblico e quindi non corrispondono agli interessi del teatro e alle sue finalità. Infatti, la musica che si esegue davanti alle sedie vuote ha fallito il suo scopo culturale, ha vuotato inutilmente le casse dell’ente.
Ci sono altri capolavori musicali che il pubblico chiede, attende e non ottiene. Perché non programmare un po’ più di queste e un po meno delle altre così da equilibrare il cartellone per tutti i.tipi di pubblico? Questa è in sintesi la mia posizione: il teatro per tutti, non per soli musicologi. Se il sig. Courir vuol farmi la cortesia di capirmi ne sarò felice; se invece non vuole, continui pure a definire il mio serio impe­gno amministrativo come ((Ufl andazzo intollerabilmente farsesco».
Non so chi ne trarrà vantaggio.
Zecchillo



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