La maggioranza dei nostri dirigenti è incompetente.

Egregio Sovrintendente, da un po' di tempo a questa parte si va

31/ago/2004 20.18.26 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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LETTERA AI SOVRINTENDENTI
POCHI GLI AGENTI TEATRALI ONESTI.
MOLTI I DIRETTORI ARTISTICI INCOMPETENTI E SCORRETTI 



Egregio Sovrintendente, da un po' di tempo a questa parte si va consolidando la tendenza, da parte degli enti lirici, di scrit­Turare attraverso agenti e rappre­sentanti non solo i grandi nomi, ma anche quelli di secondo pia­no e addirittura i comprimari, i quali non hanno un rappresen­tante e tanto meno contratti in e­sclusiva con le Agenzie teatrali. Tale tendenza sfiora il grottesco quando i direttori artistici vanno sentire dei cantanti in varie parti d'Italia e anche all'estero con spese notevolissime di tra­sferta - per poi scritturarne altri, anche meno validi, attraverso le agenzie. Comportamenti così a­nomali creano incresciosi dubbi nell'ambiente teatrale riguardo alla capacità e competenza dei dirigenti artistici; certe scelte i­noltre favoriscono illazioni e sospetti circa illecite motivazioni, che andrebbero approfondite in sede di Magistratura. In linea ge­nerale, il ricorso alla mediazione, in quei casi in cui non è necessa­ria. denota un atteggiamento di sprez
 zo verso gli inte­T~5Si di bilancio, da parte dei re­sponsabili artistici. Infatti, la scrittura dei cantanti attraverso la gente o il rappresentante fa lie­~itare i costi dal 10 al 30%, cau­sa la percentuale che il mediatore percepisce. La figura dell'agente teatrale, pur essendo a volte indi­spensabile, non è certo quella di un filantropo, né di un mecenate, bensì di un negoziatore e, in qualche caso, di uno speculatore. In quanto ai rappresentanti italia­ni, l'attuale miscellanea rende la categoria eterogenea, per cui si attende da anni un riordinamento per mezzo di un Albo professio­nale. Ovviamente, anche in que­sta categoria, vi è una minoranza che opera con regolare delega, rilascia le fatture e paga le tasse, nel rispetto della Legge che que­sto stesso sindacato - più volte invitato in Senato presso la VII Commissione - ha contribuito a formulare. Ma, guarda caso, pro­prio quegli agenti e rappresen­tanti che non curano solo i nomi affermati ma anche i giovani ta­lent
 i, sostenendoli, consigliando­li e introducendoli nel mondo del lavoro, proprio quelli hanno più difficoltà degli altri presso i diri­genti artistici, lavorano poco e sono poco ascoltati. In questa si­tuazione ambigua, che incide sui bilanci degli enti e sul lavoro de­gli artisti, la soluzione migliore -e mi auguro che Lei condivida la nostra tesi - sarebbe che le Direzioni artistiche scritturassero i cantanti direttamente ogni qual­volta ciò fosse possibile, cioè quasi sempre. L'intervento dell'agenzia teatrale potrebbe es­sere giustificato quando venisse a mancare improvvisamente la disponibilità di un cantante (per incidente o malattia) e occorres­se sostituirlo nel giro di poche o-re: allora l'urgenza della ricerca può essere devoluta agli interme­diari, i quali - rappresentando ognuno molti cantanti - sono in grado di segnalare quello adatto e libero al momento. Vi sono an­che artisti che, interrogati diretta­mente, rimandano al proprio a-gente per la risposta e le trat
 tati­ve; ma questi artisti sono il 2% dell'intera categoria, e il teatro, che programma con un congruo anticipo, può - se lo ritiene op­portuno - rivolgersi ad un altro cantante valido come il prece­dente. Gli enti lirici spendono centinaia e centinaia di milioni per mantenere gli uffici di Direzione artistica, formati da di­rettore, vicedirettore, rispettive segretarie e un seguito di impie­gati; inoltre gli enti lirici pro­grammano con due, tre anni di anticipo; non si vede quindi la ragione, né l'urgenza, di trattare con le agenzie, avendo le struttu­re, il modo e il tempo per contat­tare direttamente i cantanti. In caso contrario, sarebbe lecito do­mandarsi perché mantenere un'organizzazione tecnica (con stipendi che partono dai 150 mi­lioni annui) se questa ha assoluto bisogno di intermediari per fun­zionare. Allora basterebbe un maestro sostituto che - senza un apparato così dispendioso - si ri­volgesse alle agenzie teatrali per formare i cast di canto. I cantanti stes
 si, nella stragrande maggio­ranza, preferiscono il rapporto diretto, perché gli agenti finisco­no spesso con il condizionare e talvolta con il tiranneggiare; al­cuni si spingono fino ad emargi­ nare chi non sta alle loro regole. Con questo non proponiamo di e­liminare ogni contatto tra diri­genti e agenti, ma di contenerlo al massimo e alle occasioni di e­mergenza.
Tale metodo ridarebbe alle Direzioni artistiche la loro ragion d'essere, poiché avrebbero un la­voro da svolgere nell'utilità del teatro e non - come spesso ora avviene - ai danni del bilancio. Un lavoro che cancellerebbe le ombre che attualmente coinvol­gono il sistema dei teatri italiani, dove alcuni dirigenti sono parti­colarmente disponibili verso de­terminate agenzie.
Si parla in questi giorni di una crisi economica senza preceden­ti; la nuova legge finanziaria de­ciderà ulteriori tagli alle sovven­zioni per gli enti lirici: è il mo­mento quindi di eliminare certe spese ingiustificate, poiché - co­me ho prospettato nella presente esse possono benissimo essere evitate.
Il segretario SNAAL


 
Legal Copyright © 2003-2004 Giuseppe Zecchillo [GZ] 




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