ZECCHILLO= Tagli finanziari allo spettacolo ma con criterio

06/set/2004 20.55.34 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
Critiche e proposte
TAGLI FINANZIARI ALLO SPETTACOLO, MA CON CRITERIO
Teatro meno sprecone solo se guidato da competenti
 



Molti partiti, moltissimi e noti personaggi e, purtroppo, anche i sindacalisti della Triplice han­no protestato contro i «tagli» al­lo Spettacolo annunciati dal Mi­nistro Carraro. Secondo noi, quelle proteste so­no pura demagogia, perché in­complete: prive di qualsiasi rife­rimento critico alla realtà. Nessuno dei suddetti partiti, per­sonaggi e sindacalisti si è preoc­cupato di mettere in luce la si­tuazione in cui si muove oggi lo Spettacolo; situazione che può ispirare una politica di «tagli», ma con criterio.
Anzitutto, in un Paese civile non si confondono le liberà demo­cratiche con l'arbitrio economi­co-speculativo, per cui il primo e irrinunciabile taglio dovrebbe troncare il finanziamento di film pornografici.
Poi si deve evitare il paradossale con proposte come quella di fi­nanziare la musica leggera, che produce qualunque cosa purché renda e quindi non ha bisogno né diritto alle sovvenzioni statali. Stabilito questo, sarebbe indi­spensabile sottoporre a un'inda­gine seria i continui ed enormi deficit di bilancio degli enti liri­ci per conoscerne le cause ed eliminarle. Cause che potrebbero già essere eliminate, poiché già rilevate, ma inspiegabilmente sottaciute sia da partiti, che operatori, che sin­dacalisti. Sono anni che presentiamo alla Commissione Centrale Musica del Ministero Spettacolo e dif­fondiamo pubblicamente, corre­date da fatti, esempi, circostan­ze, relazioni eclatanti sullo sper­pero pazzesco attuato in gran parte degli enti lirici: allestimenti faraonici del tutto superflui; doppie e triple edizioni della stessa opera nella stessa stagio­ne, quando un solo allestimen­to potrebbe passare da un ente all'altro e ammortizzare le spe­se; opere di repertorio importan­
 te dall'estero, mentre scene e co­stumi delle stesse opere, adope­rati poche volte, giacciono nei magazzini e deteriorarsi; scelte artistiche clientelari che provo­cano spese onerose, insuccessi vergognosi e vuoti in sala, con conseguenti gravi danni ai bilan­ci; noleggio di scene e costumi presso ditte esterne a prezzi spa­ventosi, mentre le sartorie, le cal­zolerie e i laboratori scenografi­ci degli enti lirici restano inope­rosi, con personale pagato a vuoto; uffici-fantasma, cioè as­sunzione di strani personaggi (protetti da politici) con la sola funzione di ritirare lo stipendio e mestare per i propri interessi, e via di questo passo... Ecco l'andazzo, cui i tagli di spesa proposti dal Ministro Car­raro consiglierebbero una sa­lutare marcia indietro. Ma non sottacendoli, bensì con il co­raggio civile - che a un Mini­stro si spera non dovrebbe man­care - di mettere il dito sulla piaga. Inutile, signori che rilasciate di­chiarazioni alla stampa, schie­rarvi a paladini del
 lo Spettaco­lo per farvi pubblicità elettora­le; chi paga è sempre il cittadi­no. Inutile pavesarsi di belle pa­role, di frasi scioccanti come «si spengono le luci sui palcosceni­ci», «si oscura la scena cultura­le» e così via: ridicolo questo ter­rorismo gratuito perché rivela, in chi parla, o malafede, o ignoran­za del problema.
Siamo arrivati alle conclusioni: dall'83 diciamo in Commissio­ne Centrale Musica che, conti­nuando questo tipo di gestioni, gli enti lirici sarebbero finiti in rovina, costretti a chiudere, con gravi danni alla cultura e ai la­voratori. Purtroppo non siamo stati ascoltati dai Ministri che si sono succeduti allo Spettacolo: oggi il teatro di Genova è sul let­to di morte, non potrà affron­tare la prossima stagione, il tea­tro di Napoli ha circa 12 miliar­di di deficit, l'Opera di Roma anche di più, oltre al caos ende­mico che la distingue, la Fenice di Venezia stenta a riprendere il passo dopo la batosta infertagli da Italo Gomez, direttore arti­stico, il Massimo di Palermo è il fantasma di un teatro, dove avvengono cose incredibili, di cui si sta occupando la magistra­tura, mentre il sovrintendente sembra ignaro dei debiti e im­porta dall'estero opere in lingua straniera, meravigliandosi poi di avere un migliaio di spettatori l'anno.
Di fronte a questo sfacelo, cosa proponiamo?
Il Ministro e il Governo taglia­no anzitutto i rami secchi: gli in­capaci, gli incompetenti e i ladri. Poi, per 5 anni, gli enti lirici uti­lizzino esclusivamente gli allesti­menti e i costumi giacenti nei magazzini; non facciano cartel­loni per musicologi ma per la gente, con opere del grande re­pertorio, con numero di recite più congruo e le sale saranno piene tutte le sere. Producendo cultura senza spese e sprechi si potrebbero pareggiare i bilanci e salvare non solo il futuro del teatro, ma anche la sorte di tanti lavoratori e artisti. Parafrasan­do il Ministro delle Finanze, Amato, che ha detto: voglio uno Stato meno sprecone, diciamo:
«Vogliamo un teatro meno spre­cone e guidato da persone com­petenti non da nullità politiciz­zate».
GZ


 
Legal Copyright © 2003-2004 Giuseppe Zecchillo [GZ] 



----
Email.it, the professional e-mail, gratis per te:clicca qui

Sponsor:
Preparati alla prova costume con il nuovo sistema di America Diet System è facile e naturale!
Clicca qui


blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl