E l''epoca dei cambiamenti chi non lo capisce édestinato a fallire

Se si avrà l'intelligenza si sperimentare nuovi

08/set/2004 21.19.11 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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E l'epoca dei cambiamenti, chi non lo capisce édestinato a fallire.

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Da: Zecchillo


E' l’epoca dei cambiamenti, chi non lo capisce è destinato a fallire

I dirigenti non debbono andare avanti per forza d’inerzia

Un nuovo sistema centuplicherebbe le recite a favore del pubblico e degli artisti. Questi non dovranno chiedere il lavoro, ma saranno richiesti




I sociologi ci avvertono, fin dalle pagine dei quotidiani, che il mondo cambia rapidamente e idee, atteggiamenti, concezioni di alcuni anni fa, oggi non funzionano più. Se le imprese continuano a fare gli stessi prodotti con le stesse tecnologie e a distribuirli allo stesso modo, nel giro di due o tre anni falliscono. L’intelligenza deve adattarsi a questo ritmo e trovare soluzioni nuove, adeguate a portare aventi, con profitto, le più diverse situazioni.

Del resto, questa è la funzione dell’intelligenza, che sa utilizzare e trasformare ogni tipo di materiale e che permette all’uomo di adattarsi ai mutamenti del clima e dell’atmosfera.

Questo concetto fondamentale va applicato anche ai modi di fare teatro. Non è più il tempo di fare uno spettacolo, che costa centinaia di milioni, per un centinaio di persone. Solo un folle, o un lottizzato, insisterebbe in una prassi così rovinosa.

I dirigenti teatrali devono cominciare a capire che devono sfrutta con intelligenza i mass-media; agganciare la produzione alla pubblicità degli sponsors; avvalersi delle cassette e delle video-cassette; cercare e favorire i contatti con ditte e industrie per contratti pubblicitari; invitare i managers degli artisti di musica rock, i quali hanno aperto nuove vie allo spettacolo con “audience” di decine di migliaia di spettatori. Il teatro lirico deve uscire dai vecchi templi - come ripetiamo da vent’anni - o deve utilizzarli in modo nuovo. Non di sforziamo di stimolare i sovrintendenti verso queste aperture di idee; li sollecitiamo, li incalziamo, a volte duramente, con l’unica preoccupazione di salvare il teatro lirico dall’abbandono da parte del pubblico; il che significherebbe la rovina della nostra bella tradizione lirico-musicale. Oggi i sovrintendenti e i direttori artistici fanno pensare ai passeggeri del Titanic, che si davano alla bella vita un attimo prima che il tr
ansatlantico affondasse.

Se si avrà l’intelligenza si sperimentare nuovi sistemi, di percorrere nuovi sentieri, si avranno larghi utili, invece di squallidi deficit di bilancio.

Le recite si potranno centuplicare, per cui gli artisti non dovranno più chiedere il lavoro, ma saranno richiesti. Cambierà la proporzione della domanda dell’offerta. Saranno i teatri a prenotare gli artisti e non più per quattro o cinque recite, ma per venti, quaranta, cinquanta recite.

Il sistema che proponiamo non ha nulla di folle o avventuroso, anzi è perfettamente in sincrono con i tempi. È l’attuale sistema che è ormai sorpassato, antifunzionale e antiteatrale. Il cambiamento è oggi necessario, indispensabile e , se si vuole, si può affrontarlo con intelligenza e buona volontà.




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