Il perchè del nostro giornale

combattere quelle antiqua­te strutture che hanno prodotto la

13/set/2004 17.52.44 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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ZECCHILLO=PERCHé IL NOSTRO GIORNALE

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Da: Zecchillo

Perché
“il nostro giornale”

« Il nostro giornale » vuole raccogliere la parola di tutti gli artisti (qualunque sia la loro estrazione politica e sindacale) per­ché quello che veramente è necessario, in un clima democratico, alieno da pregiudi­zi e pastoie di formalismi, è Io scambio delle idee, il confronto delle situazioni, l’analisi delle soluzioni alternative. Certo la maggior parte degli artisti ha sentito l’e­sigenza di un dialogo sereno con i colleghi e con l’opinione pubblica, che sareb­be utile e interessante per tutti, all’interno e all’esterno del teatro. Ebbene, « Il nostro giornale » vuole soddisfare quest’esigenza: per la prima volta nella storia, gli artisti hanno un vero giornale su cui poter esprimere tutte le loro ansie. Aprendo le pa­gine dovrà essere evidente che chi parla è l’artista; che i problemi esposti e dibattuti sono i suoi e della sua categoria. Anche per questo si è voluta una rubrica « Spa­zio libero » aperta alla corrispondenza con i lettori, gli abbonati; i simpatizzanti,
i critici, i politici; tutti coloro, insomma, che nella vita del teatro lirico e in quella professionale degli artisti hanno qualcosa da osservare o da far osservare, per aiuta­re il progresso e la ristrutturazione del teatro e della figura sociale dell’artista.
Fra i più importanti problemi che sì ri­percuotono, direttamente o indirettamente, sulla professione degli artisti - e come tali non vanno intesi solo i cantanti, ma lutti quegli operatori senza dei quali uno spet­tacolo non si può fare e il teatro stesso ~~Ofl potrebbe esistere: direttori d’orche­stra, registi, scenografi ecc. - sono i problemi della riforma dell’ENPALS (Ente Nazionale Assistenza Lavoratori Spettaco­lo); della moralizzazione del teatro, cioè la lotta contro gli sprechi, la lottizzazione politica che pone ai vertici dirigenziali persone incompetenti o interessate, le quali determinano il fallimento dei teatri, mettendo a repentaglio il lavoro di intere categorie; della ripresa dell’attività dei Centri professionali (vedi Legge 800) che devono essere riaperti presso gli Enti Au­tonomi per dare la possibilità ai giovani dì inserirsi nel mondo del lavoro. Per la soluzione di questi problemi vitali, gli ar­tisti aderenti allo S.N.A.A.L. (Sindacato Nazionale Auton
omo Artisti Lirici) ai bat­tono da anni e bisogna riconoscere che la loro unità, la costanza e la serietà della loro lotta non è stata inutile: da un anno la rappresentanza degli artisti lirici è sta­ta inserita nella Commissione Centrale Musica (massimo organo che governa gli Enti lirici, con poteri decisionali nel con­trollo dei bilanci, negli stanziamenti ordi­nari e speciali, nelle proposte di nomine di sovrintendenti e direttori artistici ecc,) ed essi hanno dato un valido contributo di serenità e di giustizia nel dibattito dei vari argomenti.
« Il nostro giornale a vuole estere anche uno strumento di lotta per informare, spie­gare, difendere, Non è più possibile, oggi, pensare che ognuno debba « portare l’ac­qua al proprio orticello a; le esigenze del­la cultura, la morte - volente o nolente -del teatro d’élite, che noi avevamo preco­nizzato, hanno rivalutato i significati so­ciali del teatro e dei suoi operatori, primi Ira tutti gli artisti, Questi, coscienti ormai di determinare realtà sociali, ai battono per ottenere strutture ad esse rispondenti: sicurezza del lavoro, democraticità del teatro, realizzazione e diffusione della cul­tura, Le richieste degli artisti riguardano la sicurezza del lavoro anche e soprattutto per i giovani che devono esprimersi e rea­lizzare il loro talento. I giovani artisti so­no il teatro di domani, per cui ci sentia­mo impegnati a combattere quelle antiqua­te strutture che hanno prodotto la figura dell’artista strumentalizzato, vittima più volte di soprusi e ingiustizie. L’artista c
he si logora in angosciose attese e in umilian­ti anticamere, che lo indeboliscono spiri­tualmente e moralmente, non deve più e­sistere. i giovani non dovranno più soffrire quello che abbiamo sofferto noi. « il nostro giornale « offre la sua collaborazio­ne ai giovani che lottano con volontà e tenacia per affermarsi e che spesso, troppo spesso, vengono respinti da deformazioni e malformazioni dell’ambiente di lavoro, ormai istituzionalizzate. Invitiamo, perciò, i giovani a scriverci, a servirsi di « Spazio libero » per esporre i loro problemi di la­voro. Ogni qualvolta usiamo la parola « diritto a, sia ben chiaro che intendiamo riferii-ci a tutti quei giovani dotati di ta­lento, qualità e serietà professionale.

Anche se innumerevoli sono gli ostacoli frapposti per disorientare e scoraggiare, il cammino degli artisti, a questo punto, non può essere arrestato. A coloro che vorreb­bero corrodere l’unione e la forza già con­solidata, che vorrebbero vedere gli artisti abdicare alle posizioni raggiunte e rinun­ciare ai loro più elementari diritti sociali, si oppone una ferma volontà, derivata dal­la coscienza del proprio valore nel mondo del lavoro e dell’arte. « Il nostro giornale a vuole essere una palestra, dove si affinino e si temprino -le capacità di lotta e si raf­forzi la coscienza dei diritti e della loro difesa giusta e democratica. « Il nostro giornale » vuole essere anche un trampo­lino, da cui si lancino i grandi temi attuali, che investono la professione e la figura dell’artista: perciò «La parola agli artisti».
Giuseppe Zecchillo



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