ZECCHILLO minacciato di essre espulso

18/set/2004 17.58.37 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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minacciato di essere espulso per le sue clamoroese denunce

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di Stampa Ufficiale degli Artisti Lirici


ROVENTE E TEMPESTOSA SEDUTA DELLA COMMISSIONE CENTRALE MUSICA (8/4/87)
ZECCHILLO MINACCIATO DI ESSERE ESPULSO PER LE SUE CLAMOROSE DENUNCE



Dopo l’intervento del segretario dello SNAAL, alla presenza del Ministro Ca­pria, alcuni di coloro che sono stati contestati - direttamente o indirettamente - per comportamenti scorretti, hanno avuto delle reazioni altrettanto scorrette. Hanno lanciato epiteti offensivi contro Zecchillo, ma non sono stati in grado di difendersi dalle sue accuse.
Hans Fazzari (rappresentante del Sindacato Nazionale Musicisti presso il Consi­glio d’amministrazione della Scala): «Siamo stufi dei tuoi continui attacchi, tu disturbi la tranquillità della Commissione. Il tuo non è sindacalismo, è teppismo sindacale, anzi è terrorismo sindacale»!
Roberto Antignani (sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma) ha preso la parola tentando di darsi un contegno di fronte alle gravi e comprovate accuse di Zecchillo, ma non ha potuto che arrampicarsi sugli specchi sfoderando gros­solane bugie e divagando fuori tema; Zecchillo lo ha invitato a restare nell’argo­mento e a produrre valide discolpe. Si è acceso un battibecco fra i due finché il sottosegretario Faraguti, sentendo alzarsi le voci dei contendenti, invece di in­vitare ambedue alla calma, ha puntato su Zecchillo minacciandolo di farlo espel­lere dalla seduta.
Sia Antignani che Zecchillo erano evidentemente agitati, non si capisce quindi perché il sottosegretario se la sia presa solo con Zecchillo. Oppure si capisce che, essendo Antignani lotto del PSI, il capro espiatorio non poteva che essere Zecchillo.


Se i sovrintendenti e i consiglieri d’amministrazione perdono il controllo è buon segna Finora hanno quasi sempre incassato e fatto orecchio da mercante. Tanta.. avevano il coltello dalla parte del manica Ma dopo i recenti episodi di Genova, con le dichiarazioni del Consiglio d’Azienda e dello stesso Sindaco (che conflui­scono in quanto Zecchillo ha sempre sostenuto) i dirigenti cominciano a sentirsi tutti nel mirino dell’opinione pubblica e, perché no?, anche a tiro della Magistra­tura, quindi la loro ostentata serafica sufficienza si va sbrindellando qua e là. 11 terribile Zecchillo che ha scoperto le loro carte, deve pagare per la loro insicurezza e preoccupazione personale.


Riportiamo integralmente l’intervento di Zecchillo, lasciando al lettore il giudi­zio: se fa male Zecchillo a dire la verità e a buttare all’aria i panni sporchi dei dirigenti scorretti e se, per questo motivo, merita del «terrorista» e del «cafone». Oppure se i veri terroristi sono coloro che si spalleggiano l’un l’altro per spegne­re una voce di verità.
A nostro avviso è terrorista il sindacalismo di Fazzari, che si fa beffe dell’inte­grità delle istituzioni e manovra pro domo sua.
E teppista e sconsiderato Antignani, che sta vandalizzando l’ente lirico romano finché non ne rimarrà che pietra su pietra.
Il comportamento teppista e terrorista sovverte le istituzioni, intimida, minaccia per spaventare e mettere in ginocchio chi lo giudica. Zecchillo difende le istitu­zioni, non minaccia né intimidisce; dice la semplice verità. Essa è una bomba solo per chi ha la coda di paglia. Ecco l’intervento che ha provocato tanto scalpore:

* * *
Onorevole Ministro, Signori della Commissione,
Nella riunione della VII Commissione Pubblica Istruzione del Senato, tenutasi il 6 novembre ‘86, il Ministro dello Spettacolo, On. Capria, ha fatto delle comu­nicazioni molto importanti anche in relazione al primo biennio di applicazione della Legge 30/4/85 n. 163, che istituiva il Fondo Unico per lo Spettacolo. Da quanto ha detto l’On. Capria in quella occasione, abbiamo riportato l’im­pressione che il Ministro, in breve tempo, si sia reso perfettamente consapevole della reale situazione e dei reali - sottolineo la parola reali - problemi dello Spettacolo.
In sintesi il Ministro ha rilevato che i dati relativi agli spettacoli prodotti, al nu­mero degli spettatori e agli incassi dimostrano che la Legge 163 non ha conse­guito gli scopi che l’hanno promossa, evidenziando, anzi, tendenze pericolose:
1) il Fondo Unico per lo Spettacolo rischia di ripristinare le forme di assistenzia­lismo che si speravano superate;
2) le richieste di contributi superano di molto la quota disponibile del Fondo unico per lo spettacolo;
3) la situazione d’emergenza che caratterizza diversi enti lirici ne minaccia la sopravvivenza.
Il Ministro concludeva le sue comunicazioni auspicando una normativa sugli aspet­ti finanziari della gestione degli enti lirici alfine di correggere l’andazzo attuale e restituire alle istituzioni obiettiva produttività.
Sottolineo le parole «obiettiva produttività».
Tanto risulta dagli atti parlamentari. In una successiva intervista stampa, il Ministro ha dichiarato: «La situazione degli enti lirici è esplosiva».
Vi domanderete perché io citi le parole del Ministro.
È semplice; perché lo stesso Ministro ha confermato quanto io - da tempo vado dicendo, sia in questa sede che in altre occasioni, ed ha praticamente ratificato anche quanto avevo previsto circa la Legge 163.
A questo punto, non mi si può più dare del catastrofico, del visionario, c denigratore gratuito.


ELIMINARE LE CAUSE DEL MALE

Perciò vorrei riportare all’attenzione le cause della situazione, poiché si sa solo eliminando le cause, si vince il male.
Sono cose che ho già manifestato e allora non mi si lesinavano i sorrisetti ironici; ora le stesse cose le dicono i sindacati, i consiglieri d’amministrazione, i ( sigli d’Azienda e lo stesso Ministro.
Oggi i Consigli d’Azienda dichiarano alla stampa che il danno proviene c lottizzazione delle cariche, che annulla ogni possibilità di responsabilizzazione(Il lavoro - 11/3/87).
Oggi i sindacati dichiarano che la credibilità degli amministratori degli enti I è legata alla loro capacità di dimostrare che qualunque somma verrà loro sarà spesa bene.
Ciò significa che gli stessi sindaci ammettono che finora si è speso male. È assodato dunque che l’andazzo degli enti lirici è rovinoso; ma, ciò che è peggio, tale andazzo non accenna a rientrare e si è macchiato non solo di scorrettezza amministrativa, carenze programmatiche, errori di scelte artistiche, ma di diverse e gravi illegalità.
Consentendo la deresponsabilizzazione che è all’origine di questo andazzo, qualunque legislazione sarà vanificata poiché disattesa, come avvenuto per la Legge 800.
Qualunque somma stanziata sarà dilapidata, a scapito della produzione e lavoro delle categorie professionistiche e - nella logica delle cose - le illegalità arriveranno allo scandalo palese.
Bisogna invertire completamente la rotta; le falle si sono tamponate più v e in vari modi, ma - come dimostrano i fatti - inutilmente. Facciamo un quadro sintetico ed esemplifichiamo per chiedere l’interessamento di questo Ministero in base agli art. 5 e 11 della Legge 800 - per interventi irrinunciabili.

ENTI LIRICI IN PERICOLO

Cominciamo dall’ente lirico di Venezia.
Ne segnalammo la situazione a questo Ministero a suo tempo e del tutto invano. Oggi l’ente lirico di Venezia è praticamente morto. Non produce più niente.
Un teatro di pluricentenario prestigio culturale, dove si è fatta tanta parte della storia della musica e della lirica, marcisce sulla laguna e sopravvive da parassita. Dobbiamo dirlo con profonda amarezza.
Perché i Ministri, a tempo debito, non hanno preso provvedimenti? Cosa ha impedito a tutti i Ministri che si sono succeduti in questo dicastero di assumere un atteggiamento meno che lassista?
Non si sa. Ma i responsabili devono esserci e prima o poi saranno chiamati a renderne ragione.
L’Opera di Roma è, da anni, nell’occhio del ciclone ed è stata oggetto di varie denunce, anche da parte nostra, per la sua dissennata amministrazione. L’incompetenza e il clientelismo più impudente vi regnano sovrani e i recenti episodi dell’opera «Macbeth» lo confermano.
Pur avvertito in tempo da noi, il sovrintendente ha voluto scritturare una c tante non più all’altezza di ruoli importanti.
Ne sono conseguiti danni economici rilevanti, prodotti da sostituzioni d’emergenza e biglietti restituiti.
Strano, ma vero, in un teatro di prestigio non si è pensato a tenere pronto un « doppio», cioè un sostituto della protagonista, come è consuetudine di una gestione responsabile.
Cose elementari, che però certi dirigenti non sanno. Senza parlare di straordinari per più di un miliardo e mezzo in sei mesi, pagati da quell’ente in modo così poco chiaro che oggi sono oggetto d’indagine da par­te della Magistratura, dietro nostro esposto.
Senza parlare del deficit di bilancio che, nell’ente romano, non è neppure quali­ficabile.
Né posso sorvolare sull’ente lirico di Genova: il deficit è salito da otto a undici miliardi dalla fine dell’86 a marzo, cioè in tre mesi. Di questo passo...
Indipendentemente da quelle ruberie di piccoli funzionari, di cui attualmente si sta occupando la Magistratura, ci sono stati sprechi pazzeschi.
Esempio: nella tournée in Cina è stato pagato un premio di quattro milioni per ciascuno dei 350 dipendenti.
Ma il danno continuato è stato causato dalla carenza di una seria e competente programmazione, che ha ridotto quell’ente in rovina.
Gli stessi lavoratori, scandalizzati, la denunciano, ammettendo di aver fatto ma­le a non averne parlato prima (Il Lavoro - 11/3/87).
Le squadre tecniche hanno fabbricato mobili per 4 mesi perché non avevano niente da fare, poi, per allestire un’opera sono andate in straordinario nelle feste di Natale
60 professori d’orchestra sono rimasti inoperosi e pagati a vuoto per 50 giorni. Due recite sono state annullate, con altro pagamento a vuoto di tutto il cast di canto e biglietti restituiti, perché il direttore artistico Luciano Alberti non ricordava più di dover sostituire il direttore d’orchestra Oren per quelle due recite e perché lo stesso Alberti non sa che il maestro sostituito può e deve supplire in casi di emergenza.
Accenno appena alla vicenda del «Mefistofele» solo per dimostrare come la iattanza e l’arroganza, generate dalle cariche senza relativa responsabilizzazione, provochi la corsa agli sprechi e a vergognose realizzazioni pseudo-culturali.
Sopravviene lo scandalo dell’opera «Alceste» che ha prostrato il bilancio, ridico­lizzato l’immagine dell’ente e dimostrato interamente fino a che punto il diretto­re artistico insipiente, montato e irresponsabile possa danneggiare un’istituzione musicale.
Abbiamo denunciato il caso alla Magistratura perché riteniamo inammissibile che su sperperi di miliardi si passi un colpo di spugna e Alberti, che ha causato il danno con la sua incredibile imprevidenza e leggerezza, si ritiri impunito.
Non si può accettare e proporre un progetto scenografico del peso di 20 tonnel­late sapendo - come lo sanno tutti coloro che lavorano nell’ente genovese -Margherita è una cadente struttura rabberciata alla meglio.
Non si può e non si deve installare tale pesantissima scenografia senza compiuto collaudo; non si può infischiarsi sempre di tutte le conseguenze solo perché si è lottizzati e indenni da penalizzazioni.
Che dire del Teatro alla Scala?
Diverse sue produzioni hanno dato adito a scandali, specialmente negli ultimi tempi. Per la «Salomé» di Strauss, la Scala importa dagli Stati Uniti un cast di mini dilettanti che restano a spese dell’ente per 6 mesi - dall’agosto 86 al gennaio 87 - mentre il corpo professionale di ballo e mimo del teatro è inoperoso ­e viene, quindi, pagato a vuoto.
Per giunta lo spettacolo denota una scelta artistica sbagliata che sfocia in un plateale insuccesso.
Con il recente «Un ballo in maschera» si ha una messa in scena arraffazzonata e meno che mediocre, contestata dal pubblico e dalla critica, con sostituzioni di cantanti non annunciate in cartellone: cosa che non avviene neppure nella bassa provincia.
Ma il peggio è che le recite si svolgono nell’illegalità.
Infatti la Scala scrittura artisti stranieri malgrado l’Ufficio di Collocamento abbia negato l’autorizzazione e denunciato l’illecito all’ispettorato del Lavoro.
Sappiamo anche che l’Ispettorato del Lavoro ha aperto un’inchiesta su questo illecito, per il quale la legge prevede persino l’arresto del datore di lavoro.
Non è la prima volta che la Scala si permette questo comportamento: c’è una interrogazione parlamentare in proposito e noi stessi abbiamo denunciato i casi precedenti alla Magistratura.

PENALIZZARE I RESPONSABILI

Ormai è eufemismo parlare di arroganza; siamo giunti al reato.
Ma la più macroscopica illegalità della Scala - come tutti sanno e fingono di non sapere - è il suo direttore artistico, nominato contra-legem poiché privo dei requisiti richiesti dalla Legge 800.
Un direttore artistico che non solo non è musicista rinomato e di comprovata com­petenza teatrale, ma non è neppure musicista e prima di approdare alla Scala non ha mai diretto un teatro neppure in provincia.
Si dice che noi denunciamo troppo; siamo convinti invece che, di fronte a certe situazioni, si denunci troppo poco.
Noi possiamo denunciare perché siamo indenni da commistioni e alieni da op­portunismi.
Il nostro unico fine è salvare le istituzioni nell’interesse del lavoro degli artisti italiani qualificati e del patrimonio culturale del nostro Paese. Comunque, se la Legge 800 fosse stata applicata non ci sarebbe bisogno delle nostre denunce.
Alcuni dirigenti sostengono che la Legge 800 è sorpassata solo perché non pos­sono dichiarare apertamente che è una legge democratica e moralizzatrice e per­tanto scomoda.
Fanno pressioni, quei dirigenti, per ottenere leggi pro domo sua.
Leggi antidemocratiche ed inique, poiché sancirebbero privilegi di una ristretta élite a danno di tutte le categorie di lavoratori e dello stesso erario.
E l’AGIS sostiene questo tipo di legislazione.

MANEGGI ILLEGALI

Debbo aggiungere che quando 1’UNAMS-SNAAL, sindacato degli artisti lirici e dei musicisti, è stato nominato - per la sua maggioranza rappresentativa -nel Consiglio d’amministrazione dell’ente di Torino, tutto si è svolto regolarmen­te, ma appena stava per essere inserito anche nel Consiglio d’amministrazione della Scala, sono avvenute reazioni da parte dei dirigenti scaligeri e pressioni il­lecite allo scopo di bloccare il decreto ministeriale a nostro favore.
Perché tanta pressione?
Evidentemente, quello di Torino è un ente ancora rigoroso e pulito e non ha niente da nascondere, mentre alla Scala l’arrivo di Zecchillo fa spavento. Avranno i loro motivi.
Così, onorevole Ministro, non si può andare avanti.
Lei ha invocato una legislazione moralizzatrice, noi facciamo altrettanto. Ma ripetiamo: una legislazione che non privilegi i datori di lavoro facendoli pas­sare per managers.
Managers!
Basti dire che tra una produzione e l’altra gli enti lirici hanno preso l’abitudine di tenere il teatro chiuso per circa dieci giorni: se si pensa che ogni ente costa quasi 200 milioni al giorno, in un anno ogni ente consuma passivamente una decina di miliardi.
Gli enti lirici sono 12 e sono 120 i miliardi sottratti al lavoro e alla cultura per andare praticamente al vento.
Altra abitudine: si fa passare per spettacolo ogni recital con un cantante non qualificato e per giunta straniero e sconosciuto e si dice alla fine della stagione:
«Abbiamo fatto 200/300 spettacoli!». Queste sono vere e proprie cialtronerie. Altro che managers!
LEGGE EQUA - GESTIONI PULITE - LAVORO SICURO
Queste gestioni becere e irresponsabili portano al fallimento.
Se questo tipo di dirigenti si trovasse nell’industria privata. sarebbe cacciato e processato in breve tempo, Nello Stato, invece, si continua a proteggerlo e i dirigenti continuano a chiedere soldi perché non sanno amministrarli e li buttano via stupidamente o in malafede. Del resto i commi a/b/c dell’art. 22 della Legge 800 parla chiaro e se il Ministero vi si attenesse, la stragrande maggioranza degli enti lirici sarebbe già commissariata. Concludo per informare che, da oggi in poi. tutti i miei interventi compreso il presente, saranno inviati alla Corte dei Conti e saranno accetto di una denun­cia alla Procura della Repubblica. Farò questo perché i lavoratori sono depressi e sfiduciati dalla situazione e gli arti­sti lirici di ogni categoria sono stanchi e umiliati di dover fare i postulanti per un briciolo di lavoro.
Gli uni e gli altri si rendono conto che, con questo stato di cose. la fine delle istituzioni musicali è inevitabile e che il loro avvenire è in pericolo. Prego mettere a verbale.



Legal Copyright © 2003-2004 Giuseppe Zecchillo [GZ]



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