ZECCHILLO==Canzonette e giochini idioti.

rele­ga in un cantuccio come la Ceneren­tola.

19/set/2004 23.47.47 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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ZECCHILLO==CANZONETTE E GIOCHINI IDIOTI=UNA VERGOGNA NAZIONALE:

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LE GRANDI CONTRADDIZIONI DI QUESTO NOSTRO BEL PAESE
CANZONETTE E GIOCHINI IDIOTI
LO STATO SPENDE CENTINAIA DI MILIARDI PER SOVVENZIONARE LA CULTURA MUSICALE, MA LA TV OFFRE IL 90% DI CANZONETTE E GIOCHI DEMENZIALI



Finché si tratta di televisioni private, non c’è niente da obiettare: il network prospera con la pubbli­cità e non può indursi a considerazioni ­particolarmente qualitative.
Anzi, proprio per catturare sempre più la pubblicità, deve contempora­neamente dare la caccia agli alletta­menti che possano far presa sul grosso pubblico. Così sforna giochi e giochetti di una suprema scem­piaggine e li infarcisce di canzonett­e e cantanti che vanno per la mag­giore, o che devono conquistare il mercato come Casa Editrice coman­da. Ma se prendiamo in esame la TV nazionale (che è largamente finan­ziata dallo Stato perché svolga una funzione di informazione e cultura) non possiamo fare a meno di notare che lo spazio che essa dedica alle canzonette e ai giochini scemini è ta­le da relegare ai margini la cultura musicale qualificata. Lo Stato, inol­tre, devolve più di 500 miliardi agli artisti lirici; diverse centinaia di miliar­di ai Conservatori, senza contare le Accademie: sovvenziona una produ­zione, prepara dei professionisti vo­cali e strumentali. Tutto questo co­spicuo investimento statale è prati­camente ridotto ad una limitatissi­ma fruizione perché la T
V - il mass-media più diffuso - lo rele­ga in un cantuccio come la Ceneren­tola. Il pretesto che la richiesta del pubblico, per la musica sinfonica e lirica, è piuttosto limitata, non fun­ziona; diciamo che si tratta di un cir­colo vizioso. La richiesta del pubbli­co - pubblicità insegna - va an­che orientata: se gli utenti per lo più si interessano di canzonette e can­tanti di musica leggera è perché non gli si dà altro. Mettiamoli, almeno, in condizioni di scegliere. Se i pro­grammatori mandassero in onda, su un canale, il solito spettacolo a ba­se di rock più o meno buono e di qualche garetta più o meno sfrutta­ta e, su un altro canale - ad esem­pio - l’Aida nell’edizione ormai classica di Verona, siamo certi che i più, che hanno già visto diversi nu­meri di quel programma leggero, ma che non hanno mai avuto l’oppor­tunità di vedere quell’Aida, sceglie­rebbero la seconda.
Si tratta di verificare; ma i program­matori non hanno mai avuto l’idea di proporre questa scelta. Tuttavia è una scelta necessaria. Non è giusti­ficabile che i miliardi del denaro pubblico vengano spesi in una pro­duzione di opere e balletti, in una preparazione di strumentisti e can­tanti lirici e poi il tutto non abbia uno sbocco adeguato a livello di fruitori, proprio in un ente finanzia­to dallo Stato come la TV. Questa carenza blocca l’apporto culturale che quella produzione e quella pro­fessionalità potrebbero concreta­mente offrire alla comunità. Non è ammissibile e nemmeno sopporta-bile che la TV nazionale trovi ampi spazi per tanta raminga stupidità musicale, che, reiterata ad oltranza, istupidisce ragazzi e adulti e non tro­vi i modi e le idee per valorizzare una cultura di livello come quella musicale cui abbiamo accennato. Questo atteggiamento, oltre che di­seducativo, è limitativo nei confronti del pubblico; il quale ha diritto a un minimo di considerazione per
il po­tenziale umano e mentale che certo possiede, ma a cui la TV nazionale raramente si rivolge. Come se non di un potenziale positivo si trattas­se ma di una menomazione per la quale c’è poco o niente da fare.
Giuseppe Zecchillo



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