ZECCHILLO== Rischiare per riuscire.

recensioni di molti concerti rock si leggono fatti orrendi: disordini,

22/set/2004 16.43.58 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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 Il Nostro Giornale Settembre-Ottobre 1987        
Organo di Stampa Ufficiale degli Artisti Lirici
 
 
AI SOVRINTENDENTI CON POCHE IDEE
RISCHIARE PER RIUSCIRE 



È vero che nelle recensioni di molti concerti rock si leggono fatti orrendi: disordini, esplosione di aggressività, finanche ferimenti; ma si leggono anche co­se strabilianti. 15.000 spettatori per Diana Ross, 30.000 per Prince,­8O.000 per David Bowie. Sa­ppiamo che sono cantanti alla moda, ma comprendiamo che la loro musica fa parte della vita dei giovani, non è «cultura» per iniziati. Perché non cercare di capire­ il fenomeno sociale e trasci­nante di queste manifestazioni musicali e canore per portare i giovani verso la musica più seria?
Un sovrintendete, per esempio Badini, con finanziamenti di mi­liardi non riesce a riempire la
Scala; gli organizzatori del rock, senza finanziamenti, coinvolgo­no decine di migliaia di spetta­tori e  fanno i miliardi.
I sovrintendenti ormai sono managers - già se ne danno le arie- per produrre solo cartelloni striminziti, poche recite e qua­si tutte semideserte; gli organiz­zatori, che sono infine dei sem­i impresari, fanno il giro del mondo con le loro produzioni e, senza dispendiosi costumi, con scenografie di sole luci, richia­mano masse travolgenti.
C'è qualcosa che fa pensare. Cercando di capire, annotiamo che quando c'è in programma un'opera cosiddetta «popolare» (perché ormai entrata nella cul­tura del grande pubblico) anche nei teatri dei managers c'è ressa ai botteghino e - come si sa - i posti risultano insufficienti a soddisfare le richieste.
Quando in cartellone ci sono no­mi di artisti importanti, succede la stessa cosa.
Allora com'è giustificabile che, con tanto denaro, con opere po­polari e con grossi nomi, Badini e altri suoi colleghi non riesca­no ad uscire dai vecchi templi per dare modo a tanti, ai giova­ni specialmente, di accostarsi ai capolavori della musica... e ai bi­lanci di quadrare?
I sovrintendenti non hanno mai pensato di provare. Perché? Cer­to è un rischio, potrebbe anche «andare buca»... ma non è cer­to il timore della magra figura che li frena. No davvero! ne af­frontano tante di «magre» con gli insuccessi e le platee vuote che registrano ad ogni stagione. Non si può neppure dire che il rischio non li tenti: non è stato un rischio la regia di Bob Wil­son per «Salomé»? e quella di Ken Russel per «Mefistofele»? Ma preferiscono rischiare per un esperimento fine a se stesso non per un vantaggio sicuro. Strano! direbbero i managers, quelli ve­ri. È che proprio di far quadra-re i conti e di attirare il grande pubblico e i giovani, alla stra­grande maggioranza dei sovrin­tendenti, non interessa affatto. Cosa ci perdono se fanno fiasco, cosa cambia per loro? Il succes­so se lo costruiscono a parole, con la stampa addomesticata, le interviste retoriche e spesso an­che bugiarde, con l'enturage de­gli «introdotti» e con una striz­zatina d'occhio a legislatori
  com­piacenti.
E se ne stanno fra i velluti rossi, rivoltando la clessidra degli an­ni. Dopo di me, il diluvio...
Così le nuove generazioni pren­dono sempre più le distanze da una certa musica, semplicemente l'ignorano. O, se non l'ignorano, non ne hanno più il gusto, la ri­fiutano.
Con la diseducazione arriva un'altra educazione, che può es­sere quella che scatena la vio­lenza.
Per questo ben fine culturale i contribuenti mantengono i tem­pli della musica e i loro Grandi Sacerdoti.
Signori sovrintendenti, tirate fuori qualche idea - dalla vostra testa, non da quella di Russell o di Wilson, perché di opere mi­mate o di opere parodistiche non ne vuoi sapere nessuno, né i gio­vani né i vecchi. Fatele vedere a tutti queste grandi opere popo­lari, fatele sentire a tutti queste voci straordinarie: tenute fra quattro mura sono morte, a por­tata di mano sono oggetti di de­siderio, di conoscenza, di comu­nione.
Perciò insistiamo a insisteremo sempre su questo tema. Se non rischiate niente, almeno, signori sovrintendenti, provateci.
Giuseppe Zecchillo 



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