Oggi il cantante è solo un esecutore di ordini

15/ott/2004 18.29.15 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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OGGI IL CANTANTE NON è Più ARTISTA, MA ESECUTORE DI ORDINi 

Noi cantanti, ormai, non siamo artisti; siamo solo esecutori, perché eseguiamo, con mezzi puramente tecnici, musica e parole scritte da altri. Al cantante lirico è oggettivamente impossibile fare dell’arte, poiché è sempre più condizionate dal direttore d’orchestra, il quale è diventato una figura più autoritaria che autorevole, obbligando il cantante a prodotte colori, espressioni, interpretazioni a comando. Inoltre vi è anche l’egemonia dei registi, che tolgono al cantante anche quel minimo di respiro creativo, che potrebbe ancora emanare. Senza parlare poi delle luci computerizzate, che circoscrivono laddove deve vivere, soffrire, o morire il personaggio. In alcuni melodrammi può succedere che i protagonista, un attimo prima di …”morire”, deve trovarsi nel punto esatto in cui il regista ha deciso debba assolutamente cadere. Anche la scena più drammatica, come - appunto - la morte, non ha più lo slancio creativo del cantante, ma appare falsa, innaturale, grottesca. La tecnologia contribuisce quindi alla schematizzazione del fatto interpretativo. Ci dicono le cronache che all’epoca di Puccini, o meglio ancora di Verdi, esistevano geniali cantanti-artisti: al di là delle regole fredde della regia, avevano la libertà di esprimersi, di muoversi e di cantare secondo il loro talento, e di creare così un vero personaggio. La crisi dei cantanti-artisti è probabilmente questa: non essendo più, quello della lirica, un lavoro estroso, poetico, gratificante, moltissimi abbandonano la carriera orientandosi verso altre forme d’arte. Smitizziamo quindi, una volta per sempre, che il cantante sia artista. Oggi il cantante è un semplice esecutore si ordini. Una prova di ciò che vado a sostenere è che ho sempre sentito parlare di “pittore-genio”, “scrittore-genio”, “musicista-genio”, “scienziato-genio”, ma non ho mai sentito dire “cantante-genio”, proprio perché il cantante non inventa, non crea, esegue soltanto. Non mi risulta che musicisti, scienziati, scrittori ecc, abbiano coccolato e addirittura pagato una “claque” per farsi applaudire. E tuttavia mi è balenato un piccolo dubbio: possibile che, fra migliaia e migliaia di esecutori, non ci sia stato qualcuno che abbia sfiorato la perfezione per la profondità, la potenza e la bellezza di un’esecuzione? Negli ultimi anni, forse tre o quattro.

Questi artisti sono riusciti a sganciarsi dalla scuola, dall’accademia, dalle forme tradizionali e convenzionali, aprendo nuove strade nell’esiguo campo dell’interpretazione. Si sono basati sulla libertà, ispirandosi all’emozione pura. Hanno rischiato, perché il sistema avrebbe potuto anche non accettarli. Ma il loro talento era così grande che hanno superato ogni perplessità. Sull’esempio di questi grandi, sarebbe interessante che gli attuali cantanti - naturalmente i più importanti, quelli che hanno più potere, più contratti - formino un gruppo compatto per reclamare più autonomia, più libertà, più spazio all’espressione creativa individuale del singolo artista. In questo caso si potrà nuovamente parlare di artisti e non di semplici esecutori.

  Giuseppe Zecchillo 




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