Con l'impegno sociale ho scelto la libertà

20/ott/2004 16.06.17 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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CON L’IMPIEGO SOCIALE HO SCELTO LA LIBERTA' ARTISTICA
Quando ho esordito in teatro - negli anni ’50 - il cantante era libero di interpretare un personaggio secondo una propria linea di comprensione e si approfondimento. Al cantante era richiesto. Perciò, un vero e proprio talento: doti vocali, maturità tecnica, intelligenza del ruolo, intuito psicologico, sensibilità, personalità. Il cantante era un interprete nel senso più largo della parola, e si sentiva artista. Poi, a poco a poco, ma sempre crescendo, la creatività del cantante è stata rintuzzata, frustrata, e infine vietata, dai registi e dai redattori d’orchestra che esigevano una preminenza senza precedenti nella storia del teatro lirico. La conseguenza è stata che il cantante si è sentito considerato poco più di una marionetta invece che padrone della scena, e un semplice produttore di suoni a comando per ciò che concerne la parte vocale. Molti cantanti se ne lamentavano fra le quinte, ma non osavano protestare per paura di compromettere la carriera; molti hanno rinuncia
to alla libertà di essere artisti, accettando ogni imposizione per opportunismo. In questa situazione, lavorare in teatro è stata, per me, una grande sofferenza. Il palcoscenico non mi era più congeniale; non bastava più a riempirmi la vita. Ogni tanto, per uscire da questa strettoia, che mi faceva sentire come un oggetto inanimato, esplodevo nell’impegno sociale.

Gli argomenti per contestare, in teatro, erano ormai innumerevoli, non avevo che da scegliere. Per esempio: entravo nell’ufficio di un sovrintendente o di un ministro dello Spettacolo e “occupavo” l’ufficio in segno di protesta contro gli sprechi, la lottizzazione dei partiti, i dirigenti incompetenti, gli allestimenti miliardari ecc. in quel momento il sovrintendente o il ministro erano miei antagonisti (teatralmente parlando) sicché quando questi chiamavano prima i funzionari e poi la polizia, io mi trovavo al centro di un avvenimento provocato da me stesso. In quel momento ero autore, regista interprete di un episodio che consideravo teatrale, dove tutti gli altri erano i miei comprimari. Ero io che inventavo la scena: purtroppo senza mai sapere come sarebbe stato il finale. Questa incognita però dava il brivido, l’emozione di un fatto reale che consideravo creativo.

Giuseppe Zecchillo



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