Stampa sottomessa. Alcuni giornalisti dello spettacolo dovrebbero vergognarsi

pubblico amministratore che si spinge ad adottare simili

20/ott/2004 21.59.34 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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STAMPA SOTTOMESSA DALLA PREVARICAZIONE DEL POTERE
Da notizie molto riservate abbiamo saputo che un dirigente di un importane teatro milanese ha l’abitudine di fare telefonare dall’ufficio-stampa, o dalla sua segretaria, in tono intimidatorio, ai giornalisti dei quotidiani, ogni volta che questi riportano voci di dissenso o di disagio su episodi riguardanti la gestione artistica e amministrativa del teatro stesso.

Minacciando di parlare con il loro direttore e spaventandoli, si intima ai giornalisti di non scrivere ami più articoli non graditi al dirigente, né ospitare comunicati, lettere o testimonianze di persone che avanzano qualche critica, o evidenziano qualche carenza. Tali telefonate minacciose sono state fatte a quasi tutti i giornalisti e capi-redazione dei quotidiani milanesi. Pur di evitare problemi al proprio giornale e alla propria persona, i giornalisti e i redattori eseguono ordini autoritari, di stile mafioso, emanati dal dirigente attraverso il suo portavoce.

Da un punto di vista etico, ci si potrebbe domandare se sia condannabile il giornalista che si piega alle minacce, o un pubblico amministratore che si spinge ad adottare simili comportamenti.

Ma non si tratta solo di una questione etica, bensì sociale e anche politica, che investe il senso stesso della democrazia.

Certi signori dirigenti, approfittando della loro posizione di potere, prevaricano fino al punto di infrangere la Legge della libertà di informazione, sancita dalla Costituzione. Naturalmente essi negheranno sempre il loro operato illecito; ma la prova, che esso esiste e si impone, viene anche dal fatto che, anni fa, tutti i quotidiani milanesi ospitavano volentieri i comunicati dello SNAAL e davano spazio alle iniziative del sindacato; oggi, invece, qualsiasi nostro scritto viene cestinato.

Talvolta ho osato fare delle rimostranza a qualche redazione, ma mi sono sentito rispondere in modo imbarazzato, evasivo: “lei ha ragione, però, la prego,lasci perdere”. Anche i comunicati, che non contengono la minima allusione contro nessuno, se provengono dallo SNAAL, sono rifiutati…per timore di incorrere nella disapprovazione di qualche dirigente teatrale allergico al sindacato degli artisti.

Giuseppe Zecchillo



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