ZECCHILLO==COMUNICATO STAMPA

24/ott/2004 21.20.49 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA
PUBBLICATO SU ALCUNI GIORNALI E RIVISTE


A seguito dei fatti scandalosi che da anni mettono alla ribalta della cronaca gli Enti Autonomi di vari Teatri lirici (cantanti stranieri senza voce pagati profumatamen­te a Napoli, Roma e Milano; opere eliminate dal cartello­ne ingiustificatamente e quindi masse tecniche ed artisti­che pagate a vuoto con grave sperpero, a Firenze; deficit finanziario e debiti assurdi a Milano e Roma; altro defi­cit a Venezia; assunzioni illegali, teatri inagibili e così via) il Sindacato Autonomo Artisti Lirici ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica e al Ministro dello Spettacolo per chiedere l’istituzione di un Teatro di Stato - sul modello di tanti già esistenti in Europa - che ponga fine alle irregolarità amministrative, agli sperperi, ai covi di malcostume e, in definitiva, a tutte le illegalità che stanno determinando l’irreversibilità della crisi del teatro lirico.
Il segretario Nazionale dello SNAAL - baritono Giu­seppe Zecchillo - ha detto alla stampa: « Da tempo de­nunciamo i sintomi della crisi e proponiamo dei rimedi; da tempo invochiamo controlli sulle gestioni di vari Enti e invece di una ristrutturazione si è pensato a una sana­toria economica per poter mettere tutto a posto. Abbia­mo dissentito motivandone le ragioni e i fatti oggi sono dalla nostra parte. Al punto in cui siamo, non vediamo altra alternativa allo strapotere degli amministratori che un teatro dello Stato, dove i diritti e i doveri siano ben delimitati e in cui bisogna rendere conto, al di fuori di ogni retorica e demagogia sull’arte, di una programma­zione e di un’attività stabilita nel quadro dell’educazione musicale dei cittadini e della cultura musicale a tutti i livelli. Il Teatro di Stato vuol dire - ha precisato Zec­chillo - opere ripetute un’infinità di volte così che tutti possano usufruirne, con conseguenza del ribasso dei prezzi dei biglietti e di sfru
ttamento adeguato degli alle­stimenti scenici. Non si avranno più, cioè, deficit paurosi per un’opera con un nuovo allestimento costosissimo, ri­masta in cartellone per 3-4 sere. Non si avranno più divi pagati 4 milioni a recita, ma un equo compenso da pro­fessionista stabilizzato in un dato teatro.
« Si realizzeranno finalmente sul serio - ha aggiunto Zecchillo - i tanto citati “scambi” fra teatri, per cui non si avrà più la stessa opera realizzata, in nuovo allesti­mento, in cinque teatri diversi, come avvenuto l’anno scorso, ma ogni nuovo allestimento potrà girare per tutta Italia fino a coprirne la spesa. Si avranno anche maggiori volumi di lavoro per gli artisti, le masse, i tecnici impe­gnati, con questo sistema di diffusione della cultura, a tempo pieno; si farà la tanto decantata decentrazione, perchè ogni paese che paga le tasse possa avere la sua lirica e non si farà la decentrazione come avviene adesso, solo a parole o a sparuti esemplari di pessimo successo.
« Si potrà realizzare anche - ha proseguito Zecchillo
- la specializzazione dei cantanti, che tutti i paesi civili perseguono da tempo; nel nostro Paese i giovani sono troppo impegnati a reperire a qualunque costo un po’ di lavoro per dedicarsi allo studio e ad affinare le loro capa­cità. Stiamo perdendo elementi e siamo costretti a subire le giuste critiche degli stranieri. Il Teatro di Stato che programma per tutti i cittadini e non per una ristretta élite è garanzia di un discorso culturale, sociale, econo­mico che, ben strutturato dall’inizio, darà risultati seri, efficienti e soddisfacenti.
« E’ giunto il momento - ha concluso Zecchillo - di prendere in considerazione queste proposte perchè non velleitarie, non personalistiche, ma rivolte a salvaguarda­re un patrimonio nazionale che va perdendosi nel caos dell’incompetenza e del malcostume ».



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