Epoi qualcuno dice che io danneggio la Scala

Coloro che si adoperano per vanificare il mio

27/ott/2004 19.48.22 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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 Abitudini rovinose, situazioni perverse

 QUANDO LA SCALA ERA AFFIDATA A TOSCANINI NON ACCETTAVA COMPROMESSI

E poi qualcuno dice che io danneggio la Scala!

Coloro che si adoperano per vanificare il mio impegno sindacale, per il quale mi batto da anni - contro gli sprechi e l'incompeten­za, la lottizzazione e il clientelismo - hanno rabberciato degli slogans demagogici, delle frasi di effetto plateale per mettermi in cattiva luce. Il più ripetuto di questi slogans asserisce che io "danneggio la Scala". Nel suo prestigio, ovviamente, simbolo di Milano e caro ai cittadini. Insomma, io commetterei quasi un "sa­crilegio". Questi signori dell'anatema seguono una logica perver­sa. Sarebbe come dire che coloro che hanno denunciato le "tan­genti" e altri illeciti hanno danneggiato l'Italia. Seguendo questa logica, ci si comporta di conseguenza: tacendo, chinando il capo, lasciando andare tutto in malora. Così si permette di mantenere i privilegi e l'arroganza del potere. Bene, abbandoniamoci alla de­riva e, quando non ci sarà più niente da salvare, gli inventori di slogans potranno sempre predicare il "cambiamento" e mantenere potere e p
 rivilegi. Troppo comodo, per loro. E forse anche per me che, invece di essere sgradito e solo, sarei complimentato e inse­rito. Purtroppo rimarrei in disaccordo con la mia coscienza e ciò mi sarebbe insopportabile. Continuerò perciò a servire la Scala eil suo prestigio anche se gli slogans dicono il contrario. Continuerò a dire che è pazzesco noleggiare costumi e attrezzatu­re presso ditte esterne quando i magazzini dell'ente traboccano di tale materiale inutilizzato. E come possedere la Biblioteca Sormani e andare a comprarsi i libri che si vuol leggere. Con l'aggravante di... restituirli al libraio appena letti. Continuerò a dire che il personale interno e qualificato della Scala è la forza del teatro e che questo personale deve concorrere, al massimo del rendimento, per fare una grande Scala. Invece ci sono gruppi che cedono alle distrazioni, alle concessioni, ai permessi, portando al­trove energie culturali e intellettuali rendono all' ente meno di quanto dovrebbero. E c
 ome se un calciatore giocasse tutti i giorni una partita: in quella della domenica sarebbe sfinito. Sono queste le cose che danneggiano la Scala: le abitudini rovinose, le situa­zioni perverse. Coloro che le vogliono mantenere non hanno a cuore il reale prestigio dell'ente. Né vogliono cambiare. Quando la Scala era affidata a Toscanini c'era fermezza, rigore, non esi­steva il compromesso, né il favoritismo. Quella è stata l'epoca più prestigiosa, tanto che la Scala vive ancora di quella eredità.

GZ



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