ZECCHILLO== BASTA SOLDI ALLA SCALA

29/nov/2004 17.28.08 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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I CITTADINI BEFFATI DUE VOLTE
BASTA SOLDI ALLA SCALA - E' UN GIOCATTOLO PER POCHI PRIVILEGIATI
Il Ministro dei Beni Culturali, Giuliano Urbani, è venuto ieri a Milano per visitare i cantieri della nuova Scala. Manco a dirlo non ne poteva più di girare ed elogiare ogni cosa. E si trattava solo di cantieri; se fosse stato il teatro finito e rifinito, il ministro sarebbe andato in visibilio. L'accompagnava un tetro Albertini dall'aria seria e compunta, come si addice al sindaco di un Comune dalle casse miseramente vuote. Urbani, impietosito, gli ha promesso un milione e mezzo di euro dei fondi del lotto: non è un terno, servirà appena a lucidare il pavimento del foyer. Il viso di Albertini si allungava sempre più sconsolato. Vedendolo così malridotto, il ministro Urbani ha finalmente capito il "valore" della sua visita ed ha assicurato i 5 milioni di euro di cui c'è bisogno per la prossima inaugurazione scaligera.
Certo, Urbani ha fatto bene: non si abbandona un'intera città alla tremenda esperienza di vedere un migliaio di VIP costretti a rinunciare alla serata di gala del 7 dicembre. Sarebbe un'imperdonabile cattivera.
A conti fatti questa nuova Scala, come del resto quella vecchia, è un pozzo senza fondo. Un'istituzione che, per mettere in scena 7-8 opere e un paio di balletti, costa circa 300 miliardi delle vecchie lire. L'impegno dei dirigenti teatrali non è mai stato rivolto a una poltica culturale aperta a tutte le classi sociali, ma sempre e solamente verso una piccola e privilegiata élite. La Scala è un vero e proprio giocattolo di lusso per i ricchi. I piccoli contribuenti, che rappresentano il 90% di coloro che pagano il funzionamento di questo prezioso gocattolo, subiscono una doppia beffa: vedono consumare male i loro soldi e sono esclusi dal gioco.
Anche e soprattutto coloro che non possono andare mai alla Scala sono sconsolati: se lo Stato ha dei miliardi che gli avanzano, li dirotti verso l'assistenza agli anziani e ai disabili, le famiglie in difficoltà, la sanità e la ricerca scientifica.
Se i teatri lirici non ce la fanno neanche come Fondazioni, si privatizzino e vedremo che improvvisamente i loro bilanci saranno in attivo e il lavoro degli artisti in aumento.
Giuseppe Zecchillo - Segretario Sindacato Nazionale Autonomo Artisti Lirici -

 

 




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