LA MORTE DEL TENORE CAMPORA

04/dic/2004 17.30.44 Daniele Rubboli Contatta l'autore

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DA UFFICIO STUDI
ISEA ARTS
MILANO
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E' MORTO GIUSEPPE CAMPORA
IL TENORE CHE AMAVA PUCCINI
All'età di 81 anni, è morto a Tortona dove era nato, il tenore Giuseppe Campora che tra gli Anni Cinquanta e Sessanta del '900 aveva vissuto un lungo momento di gloria sia in Italia sia negli Usa.
Aveva debuttato al Petruzzelli di Bari nel 1949, a 26 anni, sostituendo improvvisamente un celebre collega ammalato: Galliano Masini, in "La Boheme".
Fu allora quasi un fatale passaggio del testimonio tra l'ultimo grandissimo tenore contadino, qual'era l'artista livornese, e un giovane emergente della nuova generazione, quella che apriva la strada del teatro musicale ai cantanti piu' colti che avrebbero costruito quello che oggi è il teatro dei laureati.
Si passò così da un canto istintivo, ricco di generosità anche eroiche, ad un canto più meditato, più consapevole ma anche piu' timoroso di sbagliare.
Nel 1951 Campora venne chiamato alla Scala da Toscanini per cantare "Adriana Lecouvreur" con Renata Tebaldi, soprano assieme al quale si ritroverà molte volte nel corso della carriera, incidendo anche una "Tosca" (1952) ed una "Butterfly" (1951).
Alla Scala, il tenore di Tortona partecipò alla prima mondiale de "L'uragano" di Lodovico Rocca (1952) e al San Carlo di Napoli fu il primo interprete dell'opera "I pescatori" di Jacopo Napoli.
In quei primi anni Cinquanta che conobbero la sua esplosione artistica fu anche sul set del film "Aida" interpretato da Sophia Loren (1951) cui diede voce la Tebaldi, mentre Campora prestò la voce per Radames.
Subito scritturato anche dai grandi teatri del Sud America cantò sia a Buenos Aires sia a Rio De Janeiro e subito si impose nel repertorio pucciniano avendo come cavalli di battaglia "Tosca", "Madama Butterfly", "La Boheme".
Bel ragazzo dotato di simpatica presenza scenica e chiara voce mediterranea, si impose benchè stretto da colleghi di grande possanza vocale come Mario Del Monaco, Franco Corelli, Daniele Barioni, Gianni Raimondi, e il coetaneo Giuseppe Di Stefano.
Negli USA prima con il Metropolitan di New York, poi con il teatro di Filadelfia ha vissuto la maggior parte di una carriera che lo ha visto sulla cresta dell'onda per circa vent'anni.
Già negli Anni Settanta la sua popolarità cominciò a declinare e concluse la carriera nei buoni teatri della provincia americana dove nel 1976, a Newark, cantava ancora in "Ballo in maschera".
Tra le sue grandi partner anche Maria Callas in una "Lucia di Lammermoor", Magda Olivero in "Adriana Lecouvreur", Renata Scotto in "Boheme", Victoria de los Angeles e Antonietta Stella in "Butterfly", ed anche la giovane Sutherland che lo ebbe partner in una "Beatrice di Tenda" di Bellini.
Rientrato in Italia si era dedicato all'insegnamento.
Nel 1998 gli era stato consegnato nella sua città natale il Premio Città di Tortona in una serata che ebbe come madrina il mitico mezzosoprano Giulietta Simionato.
Di lui restano alcune opere complete e recital incisi dalla Bongiovanni di Bologna a ricordo di un artista che ha vissuto la propria avventura umana e teatrale inseguendo un sogno di libertà, forse piu' da cicala che da formica, volendo approfittare di tutto quanto lo affascinava giorno dopo giorno.
Daniele Rubboli
 
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