Il mostro tecnologico scaligero ah partorito un gracile topolino

09/dic/2004 20.14.40 Giuseppe Zecchillo Contatta l'autore

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Da: Soprannome MSNZecchillo  (Messaggio originale) Inviato: 09/12/2004 17.51
7 dicembre 2004, data da dimenticare. Con decine di miliardi delle vecchie lire, settimane di lavoro straordinario e di prove, la Scala - come la proverbiale montagna - ha partorito un topolino stentato. Ciò che la stampa servile ha spacciato per un trionfo, non è stato altro che un bluff.
Un palcoscenico, che non è più un palcoscenico ma una piazza d'armi, dove la scenografia - che avrebbe dovuto dare esempio di fantasiose invenzioni - si è limitata a drizzare impalcature orrende di tubi (che sembravano dimenticate là dai muratori) scalette incongrue disseminate come vermicciattoli, nonché parecchie altre insulsaggini bruttarelle, lasciando alla fantasia del pubblico di riempire con le proprie risorse i vuoti di ispirazione degli addetti ai lavori, pagati a peso d'oro. Non parliamo poi dell'accozzaglia di stili, dal pseudo-greco-antico al barocco-si-fa-per-dire, al pre-industriale con tetraggine: uno stile carnevalesco, in cui tutto era presente tranne l'equilibrio estetico.
E che dire della vergognosa congiura del silenzio della totalità dei mass-media su tutti i cantanti? Abili professionisti trattati come marionette o juke-box. Una cosa inaudita per il pubblico scaligero. Ma quale pubblico? Un esercito di invitati...che non hanno lesinato gli applausi - bella forza! - pensando forse al lauto banchetto che li aspettava dopo-teatro all'Ansaldo.
Credo che qualsiasi teatro italiano, o straniero avrebbe saputo fare di meglio con meno soldi.
Mettiamoci bene in testa che la Scala, che abbiamo conosciuto e amato, non esiste più, presto non sarà neppure ricordata; come è stata già dimenticata la Piccola Scala, dove sono stati fatti spettacoli storici. Nessuno ne parla; a chi osa farlo - come avvenuto a Carla Fracci in TV - gli si toglie la parola, gli si tappa la bocca.
Ora c'è un'altra Scala, una specie di "cattedrale nel deserto", questo è il suo difetto.
Un teatro avveniristico può anche essere una bella cosa; ma qui non ci sono i soldi né gli uomini per governarlo adeguatamente. La serata inaugurale è un "exploit", non fa testo. Nel prosieguo, se si vuole fare spettacoli, si dovrà ricorrere al vecchio sistema con i macchinisti che spingono le scene. Non un grande teatro, né un teatro grande, questa Scala non darà incremento alla cultura musicale. I pochi spettacoli di concezione tecnologica - qualora si riuscisse a farli
con scenografi di nuova leva, che di queste cose si intendono - costeranno non uno, ma due occhi, e per giunta non sono esportabili, perché la stragrande maggioranza degli altri teatri hanno mantenuto caratteristiche tradizionali per facilitare la produzione. Del resto, l'opera lirica non è avvenirismo, è tradizione. E' stata concepita per le scene dipinte, a cui il pittore sa dare la magia del pathos romanzesco, cosa impossibile alla tecnologia se non al cinema.
Gli spettacoli della nuova Scala con tali ambizioni nasceranno solo per la Scala e vi moriranno dopo poche recite. Questo fa prevedere un futuro economicamente disastroso per questo teatro. E non è detto che il disastro economico non possa compromettere l'esistenza della Scala stessa. Questo danno chi ce lo ripaga? I miliardi spesi chi se li gode?
Muti ha preteso 40 milioni di vecchie lire (più di 20.000 euro) a recita, mentre - così dicono - all'estero prende la metà. Tutti gli articoli di giornale e le interviste televisive, dove si faceva qualche, sia pur velata, critica all'opera inaugurate o a Muti, è stata cestinata. La censura non aiuta la cultura. Né l'aiuta il prezzo dei biglietti della Scala. Certo che sedersi in una poltrona scaligera per la "prima", pagata 2000 euro, è un affronto alla dilagante povertà dell'intero Paese.
E' questa la cultura musicale per la comunità?
Muti, l'unico che nell'opera non ha cantato, non ha suonato, non ha disegnato i costumi, ha solo diretto uno spartito che poteva dirigere anche il prim-violino, è decretato trionfatore. L'unico suo merito è quello di avere mostrato la schiena, e il fondo schena, agli spettatori della serata.
Lucio Dalla, presente a questo avvenimento, ha dichiarato che non ha capito nulla dell'opera. Non si rammarichi, Dalla; dell'opera non ha capito niente neppure Muti.
Leggo su "La Repubblica" di oggi che il sovrintendente Fontana vorrebbe vuotare il sacco in Consiglio comunale, raccontando tutto ciò che è avvenuto alla Scala in questi ultimi tempi. Quando ero consigliere di amministrazione della Scala, Fontana - privatamente, nel suo ufficio - spesso mi faceva delle confidenze da farmi tremare i polsi. Gli dicevo:"Devi denunciare"! ma Fontana non ha avuto questo coraggio. Se mi avesse ascoltato, oggi egli sarebbe il vero protagonista della Scala. Invece dovrà forse pagare le colpe degli altri, pur essendo praticamente innocente. Se, in Consiglio comunale, Fontana avrà il coraggio di dire tutto, qualcuno passerà un po' di tempo a San Vitore.
Lo scenografo Pizzi ha dichiarato alla stampa che la tecnologia cambierà il destino della Scala. Io aggiungerei che lo cambierà sì, ma in peggio. Tutto ciò che è stato fatto recentemente contribuirà a dare il colpo di grazia alla Scala.

Giuseppe Zecchillo
baritonozecchillo@email.it
www.baritonozecchillo.us





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