I migliori jazzisti italiani improvvisano per un cantautore atipico: DUCOLI: "BRUMANTICA" (DOUBLE STROKE RECORDS - DISTRIBUZIONE: FAMILY AFFAIR)

14/feb/2007 11.30.00 LTC Lorenzo Tiezzi Comunicazione Contatta l'autore

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I migliori jazzisti italiani improvvisano per un cantautore atipico: DUCOLI: "BRUMANTICA" (DOUBLE STROKE RECORDS - DISTRIBUZIONE: FAMILY AFFAIR)

 

PER ASCOLTARE LA MUSICA DI DUCOLI: www.myspace.com/alessandroducoli

ufficio stampa: lt@lorenzotiezzi.it


 

Ducoli parla (e canta). Tavolazzi, Bandini, Bosso e Galati improvvisano. E' "Brumantica', disco 'territoriale', sospeso tra nebbie della Val Camonica,  jazz italiano e folk rock americano

 

Ducoli è un cantautore atipico. Ad esempio, è musicista, ma come capita raramente agli artisti italiani, è anche grande ascoltatore di musica e la sua collezione di folk rock americano arriva a 3.000 titoli. Per questo,  tra i suoi riferimenti cita Neil Young e Hank Williams e solo dopo Conte e De Andrè.

 

Per capire come mai il gotha del jazz italiano sia rimasto affascinatio dalle canzoni che ha scritto col chitarrista Mauro Stivala, non c'è neppure bisogno di inserire il cd nel lettore. Basta aprire la confezione e leggere la non-presentazione che l'artista ha voluto scrivere al posto delle consuete (e noiose) note di copertina, al posto delle liriche dei brani, liriche che invece si è 'costretti' a far entrare in testa ascolto dopo ascolto.  Ecco cosa scrive, ad esempio, di "Tutta colpa sua":

 

"Gli alberi sono città. Città e capitali. Sono infiniti circuiti di razze, di piazze, di strade, stazioni, binari. Di attese infinite di noi pendolari. Tu puoi tenere il giardino. Tieniti il mio davanzale. Tieni la mia collezione di scatole vuote. La piccola scala che apre la nostra finestra sul tetto. Ti lascio il camino. Ti lascio la vasca dei miei pesci rossi. Ti lascio la gabbia del mio canarino. Prenditi tutta la casa. Prenditi tutte le cose. Adesso pago l'affitto agli gnomi. Adesso che vivo e divido lo spazio e la mia collezione con altri abitanti (...)".

 

"Brumantica", è stato arrangiato dal pianista Alessandro Galati e suonato tra gli altri da Ellade Bandini (batteria), Fabrizio Bosso (tromba), Ares Tavolazzi (basso), ossia da alcuni dei più importanti jazzisti italiani. Un disco importante, a metà tra cantautorato e jazz, tra sperimentazione e piacere d'ascolto.

 

“BRUMANTICA”: TRA BOSCHI, FIUMI E ASSOLI

 

"Brumantica" è un disco 'territoriale', come dice Ducoli, ossia precisamente collocato nello spazio (e assai poco nel tempo, probabilmente). Il dove è il nord, il fiume, la nebbia, anzi la bruma, la luce che d'inverno si abbassa subito e lascia spazio a sere che sfociano in notti i cui protagonisti non siamo noi, ma i tanti animali che abitano la radura e la foresta. La Brumantica, ovviamente sarebbe la scienza che si occupa della nebbia del fiume della Val Camonica, uno spazio mentale in cui perdersi diventa piacevolissimo.

 

"Brumantica" è un disco intimo, grazie  all'arrangiamento per 'quartetto jazz' più voce solista. Ma, ecco un'altra caratteristica originale, non è un disco triste. “Di cantanti che si piangono addosso è pieno il mondo” dice Ducoli. E se non bastasse, la nebbia è attraversata dal groove e dallo swing della musica. La title track d'apertura ha un ritmo travolgente e un giro di basso che mette voglia di ballare. "Un piede nella fossa, quell'altro sulla vanga" è altrettanto movimentata, ma l’apice dello swing arriva con "Tutta colpa sua", brano che Ducoli 'canta'  in modo più ortodosso del solito. Ma lo fa attraverso un megafono, per cui l'effetto ‘fuori – tempo’ è garantito. Il disco si chiude "Maddaluna", struggente ballata suonata a base di hammond e tamburi e con una non-cover de "La canzone di Marinella" di Fabrizio De Andrè. Ducoli cita un verso della canzone, poi il gruppo improvvisa sulla melodia del brano. Il risultato è struggente, ma anche in questo caso, la malinconia non resta sospesa, esplode e si espande.

 

Riassumendo, "Brumantica" può piacere agli appassionati di jazz ma anche a chi ama solo i cantautori. La forma canzone, nel disco, è sempre rispettata e le liriche di Ducoli restano protagoniste assolute. Ma lo sono insieme all'improvvisazione, presente sempre e in ogni brano, insieme a una ricchezza sonora non comune. E' il suono del produttore Paolo Filippi, del suo Cavò Studio (Bg) www.cavostudio.com, lo spazio in cui la label Double Stroke Records sta  confezionando piccoli e grandi capolavori, soprattutto in ambito jazz.

 

CHI E' DUCOLI

35enne o giù di lì, Ducoli arriva a "Brumantica", dopo un percorso musicale lungo e variegato.  Ad esempio, ancora oggi non interrompe le sue 'scorribande rock' con My Uncle the Dog e Spanish Johnny. Mentre con "Taverne, stamberghe, caverne" (2003), cd della sua "Banda del Ducoli" è stato finalista al Premio Recanati (2004) e al Festival di Mantova. Ancora più recentemente, con "Degeneration beat", omaggio alla "prosa spontanea” e a Jack Kerouac realizzato con i Brother K e Mark Murphy, è stato, ancora, finalista al Premio Città di Recanati /edizione 2006). Ducoli per professione conosce più alberi e animali del bosco che le 'tendenze metropolitane'. E' laureato in scienze forestali e 'Istruttore Direttivo Tecnico' del Parco dell'Adamello, ossia passa più tempo all'aperto che tra quattro mura.

 

 

I MUSICISTI COINVOLTI NEL PROGETTO

 

ALESSANDRO GALATI (piano e arrangiamenti) www.alessandrogalati.com

Nato a Firenze nel 1966, si dedica agli studi classici e contemporaneamente al jazz col maestro Bruno Tommaso. Dopo essersi esibito in numerosi club e festival in tutto il mondo, Galati inizia a pubblicare album con regolarità. Ad esempio, nel 1995 pubblica Traction Avant, nel 1997 Jason Salad, mentre nel 1999 esce Europhilia (il seguito del disco fu poi commissionato dal comune di Sesto Fiorentino e dedicato all’European United Nations). Sin dal 1988, Galati insegna piano e jazz combo all’accademia musicale di Firenze e al Centro attività Musicali. Galati ha poi collaborato con infiniti altri jazzisti, tra cui citiamo almeno Steve Lacy, Kenny Wheeler, Lee Konitz, e Bob Sheppard.

 

ELLADE BANDINI (batteria)

… Tanto creativo nel generare nuove idee nello spettacolo, quanto robusto nel portare il groove. Ma lui il groove lo ha portato nei dischi più famosi della musica italiana, da De André a Mina, passando per più di quattrocento celebri incisioni. Ellade suona il pop con una grande personalità, ma è anche un jazzista vecchia maniera, uno di quelli che danno del tu al piatto e che sanno far suonare le spazzole anche su un pezzo di ferro… Ellade Bandini nasce a Ferrara il 17/07/46. All’età di 4 anni, come regalo di Natale, riceve una piccola batteria giocattolo, dalla quale viene sedotto in modo totale e definitivo. A 15 anni prende alcune sporadiche lezioni presso il  Maestro Roul Ferretti, mentre a 16 già in pedana guardando il batterista Giorgio Zanella cerca di assimilare i principali trucchi del mestiere. A 17 anni inizia con le orchestre professioniste (Ugo Orsatti, Janos D’Este) nelle sale da ballo e night club di tutta Italia, ricevendo da questo lavoro, da lui ritenuto da sempre la migliore palestra per un musicista, benefici inesauribili suonando dalle nove di sera, a volte, fino alle sei del mattino senza pause! Nel '65 con alcuni amici, tra i quali Ares Tavolazzi al basso con il quale già suonava con l’orchestra di Ugo Orsatti, forma il complesso “The Avengers” che diventerà poi il gruppo personale di Carmen Villani. Nel '68 il caso lo porterà ad incontrare Vince Tempera, dando inizio, grazie a lui, ad un lungo lavoro in sala di registrazione che lo vede fino ad oggi presente in oltre 350 L.P. Tra gli altri ha suonato con Francesco Guccini, Branduardi, Mina, Battiato, Conte, Ray Bryant, Lee Konitz, Phil Wood, Marc Ribot, Franco D’Andrea.

 

ARES TAVOLAZZI (contrabbasso)

Ares Tavolazzi è un contrabbassista jazz italiano. Studia violoncello e contrabbasso al Conservatorio di Ferrara. Nel 1969 inizia a lavorare come sessionman nelle sale di registrazione milanesi incidendo dischi di musica pop con artisti diversi quali: Paolo Conte, Francesco Guccini, Mina, Eugenio Finardi, Lucio Battisti ed altri. Dal 1973 al 1983 fa parte del gruppo storico d'avanguardia AREA insieme a Demetrio Stratos, Patrizio Fariselli e Giulio Capiozzo, registrando con il gruppo oltre 10 LP e partecipando a numerose manifestazioni anche internazionali. Nel medesimo periodo si avvicina alla musica jazz, frequentando l'ambiente jazzistico di New York. Nel 1982 partecipa al tour italiano dell'orchestra di Gil Evans, con Steve Lacy e Pietro Tonolo. Per tre anni consecutivi (dal 1984 al 1986) è primo in una speciale classifica dei bassisti italiani indetta da Guitar Club. Nel 1987 vince il premio A. Willaert come migliore musicista dell'anno. Dal 1990 ad oggi collabora in concerti live e registrazioni discografiche con numerosi musicisti italiani e stranieri, tra i quali: Sal Nistico, Max Roach, Lee Konitz, Phil Woods, Mau Mau, Massimo Urbani, Enrico Rava, Stefano Bollani, Franco D'Andrea, Dado Moroni, Ermanno Maria Signorelli, Enrico Pierannunzi, Roberto Gatto, Danilo Rea, Mike Melillo, Ray Mantilla, Carlo Atti, Paolo Fresu, Tino Tracanna, Gianni Basso, Gianluca Petrella e molti altri. Collabora negli anni a diversi lavori teatrali componendo e suonando dal vivo (di recente Ruth e Il Cantico dei Cantici per la Fondazione Teatro di Pontedera). Ha tenuto seminari sull'improvvisazione in tutta Italia, insegnando anche a in scuole jazz di Milano, Bologna, Ferrara, Rovereto. (tratto da wikipedia.org)

 

 

 

FABRIZIO BOSSO (tromba) www.fabriziobosso.com

Nato a Torino nel 1973 è uno dei più noti ‘giovani talenti’ del jazz italiano ed è ormai session man affermato in tutto il mondo. Il suo è un suono originalissimo che tocca il jazz tradizionale, l’hard e il be bop e poi sfocia in forza, freschezza, lirismo.Dal  1994  svolge un'intensa attività di  free lance  collaborando, e incidendo come sideman, con vari musicisti fra cui: Gianni Basso, Paolo Di Sabatino, Riccardo Zegna, Enrico Pieranunzi, Maurizio Giammarco, Massimo Moriconi, Emanuele Cisi, Gabriele Mirabassi, Mario Negri, Gegè Telesforo, Claudio Baglioni, Stefano Di Battista, Pietro Condorelli, Roberto Gatto, Sandro Gibellini, Marcello Rosa, Flavio Boltro, Tullio De Piscopo, Piero Odorici, Slide Hampton, Randy Brecker, Bob Mintzer, Irio De Paula, Hein Van De Geyn, Steve Lacy e numerosi altri. Nel corso della sua attività di Free Lance Artist Fabrizio Bosso ha suonato in diversi contesti nei seguenti paesi: Francia, Germania, Finlandia, Etiopia, Kenya, Tunisia, Arabia, Tunisia,  Stati Uniti, e al  Festival do Jazz a Cuba.

 

Al disco hanno partecipato anche: MARIO STIVALA (chitarra), SANDRO GIBELLINI (chitarra), TINO TRACANNA (sax), PAOLO FILIPPI (contrabbasso), TEO MARCHESE (batteria).

 

Tracklist: Brumantica, Un piede nella fossa, quell'altro sulla vanga, Lettera, Tutta colpa sua, Blou, Nebbia e sabbia, Perduta, Maddaluna, La canzone di Marinella.

 

 

 “BRUMANTICA”: LA NON-PRESENTAZIONE DI MAXIMILIAN DUTCHMAN

Cos'è la Brumantica? È la scienza che si occupa della nebbia del fiume. Almeno così dice il Ducoli. Così almeno sembra che sia. Forse lui che si occupa di fiumi e foreste conosce meglio la Bruma di me. Del resto a me, almeno fino a ieri, non è che siano mai venuti dei dubbi sulla possibilità che ci siano diversi tipi di definizione di un insieme di acqua a forma di fumo. Io l'ho sempre pensata così, niente di più. Anche lui credo, ma lui ha una fantasia primordiale incontrollata e fa diventare la bruma un insieme di altre cose. Un sottoscala riempito di cianfrusaglie inumidite. Un solaio riempito di altre cianfrusaglie impolverate. Un campo di calcio dietro ad un oratorio. Una copia economica dell'Isola del Tesoro, illustrata, per quando si era ragazzi. Un orto dentro la città. Una gamba sottile al piano di sopra. Tutti luoghi comuni. Nel senso che tutti li conoscono bene. Ecco perché forse un pò lo capisco quell'italiano con i capelli di un cane quando sostiene che acqua e vapore a forma di nebbia hanno forme diverse a seconda di come vuoi immaginartele. Poi, come sempre gli succede, pensando di spiegarmelo meglio mi complica le cose dicendo che questi luoghi, che abbiamo chiamato "comuni", sono tutti la stessa identica cosa: la scusa migliore per chi cerca rifugio. Quelli come lui del resto hanno sempre la ferma convinzione, e presunzione credo, di essere continuamente braccati e vanno così di fretta che non sanno aspettare che tu comprenda cosa vogliano dirti. Ma forse ha ragione lui. Rimane comunque il fatto che un rifugio, per quanto diverso da altri lo scegli, non deve essere troppo affollato...soprattutto di altri diavoli come te. Anche perché molti di loro potrebbero non essere gentili se gli scopri la tana. Brumantica è riempito di personaggi così. Di diavoli che scappano dentro a qualcosa di molto nebbioso. Ognuno di loro scappa via, innocente e presuntuoso, da qualche forma di braccaggio. Però dovete chiedere a lui che vi spieghi chi sono questi diavoli, perché io alcune cose non le ho mica capite e non ho nemmeno voglia di capirle meglio. Scusate, dimenticavo. Inutile dirvi che niente di quello che avete letto è vero davvero. Trovate la vostra chiave di lettura ascoltando Brumantica. Poi la vostra definizione di nebbia o di diavolo verrà fuori da sola. Per ora l'unica cosa certa è che si tratta delle nuove canzoni di Alessandro Ducoli, accompagnato da alcuni fra i più grandi musicisti italiani (vecchi amici del sottoscritto come Ellade Bandini, Ares Tavolazzi, Sandro Gibellini e Tino Tracanna, accanto a nuovi amici come Alessandro Galati e Fabrizio Bosso). Me lo ha portato ieri sera, sarà pronto a novembre. Ho avuto il compito di parlarne per primo. Non è facile, ma ci provo come faccio con tutte le cose. Canzoni nuove di zecca scritte in compagnia del suo migliore compare di viaggio, Mario Stivala. Musica parlata, da gustare con i piedi al caldo, lo stomaco pieno e la testa vuota. Anzi da gustare in piedi con la testa al freddo e la pancia vuota. Anzi da gustare con la pancia e con i piedi. Insomma, fate voi. ..(Maximillian Dutchman. Lisbona, 12 settembre 2006).


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