DAVIDE VAN DE SFROOS AD ASTI

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01/mag/2005 23.23.04 L'altoparlante diffusione di notizie e suoni Contatta l'autore

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Nato a Monza  nel 1965, Davide Bernasconi è cresciuto sul Lago di Como, a Mezzegra. Da sempre curioso osservatore di ciò che aveva intorno, ha trovato nel Lago, nelle sue genti, nelle tradizioni, un luogo incantato.

Il Lago è una terra di mezzo tra la realtà metropolitana e la campagna contadina, dove si fondono due anime, quella di chi vive e lavora in città e di chi invece trova la propria dimensione nel piccolo paese.

Stretto tra le montagne e con quell’unica strada a disegnarne i profili, il Lago per Davide è stato ed è tuttora luogo di ispirazione, con i suoi ritmi cadenzati dallo scorrere dell’acqua (AKUADUULZA), le rive sfiorate da quei venti che permettono di entrare e di uscire dal Lario (“Breva e Tivan”), da quella gente legata alla propria terra ma sempre pronta a muoversi (“…e  semm partìi”): un luogo dove si mescolano e convivono grandezza  e miserie, desideri e paure.

Il percorso musicale di Davide parte da lontano, da ragazzino, quando frequenta il Liceo Classico a Como e spesso si perde nei negozi di dischi, spigolando tra Bob Dylan e i Sex Pistols, tra il rap e la musica celtica.
Negli anni ’80 inizia a muoversi nel mondo musicale come leader dei Potage, band non dimenticata sulle rive del Lago, che proponeva una propria visione del post punk e del beat in cui trovavano posto i Sex Pistols e Adriano Celentano.

Dopo un’esperienza solista, in cui elabora i primi testi in dialetto, dà vita ai De Sfroos con i quali pubblica “Viif”, un’audiocassetta  che viene accolta prima con meraviglia poi con entusiasmo dalle genti del Lago che in breve lo eleggono proprio portavoce in musica, rapiti da “quel matto che mette nelle canzoni i loro pensieri”.

Nel 1995 viene proposto l’album “Manicomi” (oggi oggetto di culto, perché ormai introvabile) nel quale Davide propone il proprio sound folk e rock, melange di musica celtica e tradizione cantautorale italiana,  che viene accolto con entusiasmo nelle zone di riferimento, da Como alla Valtellina, al Canton Ticino.

E’ la consacrazione: e “La Curriera”, brano inserito nell’album, è un autentico tormentone che tutti i bambini lariani sanno cantare a memoria.

La vena creativa di Davide non è limitata alle canzoni: la necessità di esprimersi e di raccontare lo porta anche a scrivere poesie, in dialetto naturalmente; e nel 1997 ne pubblica la prima raccolta, “Perdonato dalle Lucertole” (Edlin Edizioni).

Parallelamente alla pubblicazione, Davide inizia un periodo di riflessione che lo porta alla consapevolezza di voler presentarsi anche musicalmente come “solista”, unico responsabile e padre della propria musica, delle proprie canzoni: si chiude così la storia dei De Sfroos e nasce Davide Van De Sfroos.

Nel 1999 la pubblicazione di “Breva e Tivan” (dei 33 venti che soffiano sul Lago di Como, sono i due che permettono di entrarvi e di uscirne): 100 mila sono le persone che affollano il tour legato al disco, 35 mila le copie vendute.

A fine ottobre dello stesso anno arriva la consacrazione anche da parte della critica: “Breva e Tivan” viene premiato dal Club Tenco (Miglior Artista Emergente) e musica e parole di Davide cominciano ad essere prese in considerazione su tutto il territorio nazionale.

Quasi contemporaneamente viene pubblicato il mini-cd “Per una poma”, una miniopera in tre canzoni in cui vengono affrontati in tono scanzonato altrettanti temi biblici (la vicenda di Adamo ed Eva, quella di Caino e Abele e il Diluvio Universale).
Nel 2000 viene riportato alla luce un progetto letterario da tempo dimenticato nei cassetti: “Capitan Slaff”: una lunga favola ambientata (sul Lago, e dove sennò?) in un tempo mitico, in cui, tra cavalieri e predoni, vescovi e maghi si assiste all’eterna lotta fra il bene e il male. Davide recita appassionatamente in dialetto il monologo da cui viene tratto un libro.
Nell’ottobre del 2001 pubblica un nuovo Cd, dal titolo, significativo, “…E semm partìi”. L’album entra subito in classifica e registra un successo clamoroso: infatti, dopo aver venduto 50.000 copie, nell’ottobre 2002 Davide torna al Club Tenco aggiudicandosi la targa per il “Miglior album in dialetto”.

Nell’occasione presenta anche “Gli ann selvadegh del Francu”, che verrà poi pubblicata insieme ad altri due inediti nel doppio cd “LAIV” (un live dovuto come ringraziamento “al pubblico che della nostra musica è elemento fondamentale e trascinante”).

Anche “LAIV” è un successo discografico, a cui segue un tour che vede Davide protagonista in piazze solo apparentemente lontane dal suo mondo musicale: la Calabria, a Puglia e la Sardegna si entusiasmano per la capacità di coinvolgimento che Davide dimostra in ogni suo concerto.

Prosegue anche l’attività letteraria: nel XXXX esce “Le parole sognate dai pesci” (Bompiani Editore), racconti di vita del lago, attraverso i quali ancora una volta Davide esprime la propria curiosità e il proprio amore per “la terra di mezzo”.

A febbraio 2005 è uscito il nuovo album di inediti di Davide Van De Sfroos, “AKUADUULZA”.

 


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