Momenti Magici al Regio Omaggio a Renata Tebaldi

02/feb/2005 00.11.23 Ufficio Stampa Teatro Regio Contatta l'autore

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Teatro Regio di Parma

Fondazione

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Momenti Magici al Regio

Omaggio a Renata Tebaldi

Bohème, Otello, Lohengrin

Tre inedite registrazioni in CD

della “più grande voce del secolo”

in esclusiva ai lettori della Gazzetta di Parma

 

 

            Nel giorno della sua nascita, la Fondazione Teatro Regio di Parma e la Gazzetta di Parma rendono omaggio a Renata Tebaldi, “la più grande voce del secolo” recentemente scomparsa, proponendo in esclusiva ai lettori della Gazzetta Momenti magici al Regio Omaggio a Renata Tebaldi, tre inedite registrazioni in CD di altrettante memorabili interpretazioni di Renata Tebaldi in opere da lei cantate al Teatro Regio di Parma: Bohème, Otello, Lohengrin. Dopo lo straordinario successo dell’antologia con le migliori voci della lirica protagoniste degli ultimi cinquant’anni di storia del Regio, la Fondazione Teatro Regio e la Gazzetta di Parma celebrano l’artista originaria di Langhirano, offrendo ai tanti appassionati che l’hanno amata la rara occasione di riascoltarla in registrazioni inedite che non saranno mai disponibili in commercio, e dando la possibilità a chi, troppo giovane, non avesse avuto la fortuna di sentirla dal vivo, di scoprire un'artista che in queste interpretazioni al Regio di Parma muove emozioni che vanno bel al di là dell’incanto della sua straordinaria voce.

 

        Prima uscita, venerdì 4 febbraio, Bohème (versione integrale dell’opera con libretto, 2 CD, euro 7,90). È la Bohème di una Renata Tebaldi, scrive Gian Piero Rubiconi, sovrintendente della Fondazione Teatro Regio, col cuore pieno di sentimenti vivi, contraddittori, tumultuosi, semplici e complessi, tornata a casa, nel Teatro della sua Parma, che dà al suo pubblico un’anima sincera, ingenua, immensa come tutte le anime aperte. Quell’anima, forse, che una Tebaldi più “in voce” non hanno mai avuto gli spettatori del Met o di altri grandi teatri. Nel cast la Mimì di Renata Tebaldi era affiancata da Renato Cioni (Rodolfo), Enzo Sordello (Marcello), Otello Borgonovo (Schaunard), Giorgio Tadeo (Colline) e Silvana Zanolli (Musetta). Questa Bohème del 1962 fu l’ultima volta di Renata Tebaldi al Teatro Regio di Parma.

 

        Seconda uscita, venerdì 11 febbraio, Otello (versione integrale dell’opera con libretto, 2 CD, euro 7,90). Il critico del Corriere Italiano del 24 giugno 1966 titola “Il canto degli dei” e a proposito della Tebaldi scrive: in particolare i suoi numerosissimi ammiratori non sapevano che fare per non piangere nel sentire la sua voce impareggiabile ritornata bella come nei giorni migliori, è stata dolcissima, Renata, sublime specie nel “suo” atto, il quarto, quando ha raggiunto le più alte vette della sua arte: una Renata-Desdemona affascinante. Perfino gli orchestrali tiravano su la testa, quando la partitura lo permetteva, per scorgerla! Si tratta dell’Otello che il Teatro Regio di Parma, guidato da Giuseppe Negri, portò in Canada nel 1966. Cast memorabile con Mario Del Monaco nel ruolo di Otello e Tito Gobbi in quello di Iago. Direttore d’orchestra Alberto Erede.

 

        Terza uscita, venerdì 18 febbraio, Lohengrin (selezione dell’opera, 1 CD, euro 5,90). Un’autentica rarità, questa incisione in italiano dell’opera di Wagner, e un’eccezione per la nostra collana. “Momenti magici al Regio”, - spiega Gian Piero Rubiconi -  è una raccolta di CD che pubblica registrazioni dal vivo e inedite effettuate nel nostro prestigioso teatro parmigiano. Per questo Lohengrin non è così, si tratta di una registrazione effettuata altrove. Renata Tebaldi cantò al Regio la parte di Elsa di Bramante, in italiano, nelle recite di Lohengrin del 17, 19 e 20 gennaio 1946. In quel periodo, casualmente, si stava preparando un film, poi effettivamente uscito nelle sale cinematografiche italiane nel 1947 e oggi sparito e dimenticato: Lohengrin, appunto, con la regia di Max Calandri. L’opera al cinema, in quegli anni, (chi non ricorda le tante di Carmine Gallone?) andava di moda. Si girava all’esterno con attori e poi si sovrapponeva la colonna sonora, registrata a parte con cantanti lirici “veri”. Fu così che, per il film, fu praticamente ingaggiato il cast di Parma (Tebaldi-Prandelli-Nicolai) e si registrò la parte dell’opera che serviva per la pellicola, una selezione preparata da un giovane maestro di nome Bruno Maderna (!). Giacinto Prandelli ricorda benissimo di aver preso un aereo (cose da pioniere nel ’46/’47) e lasciato il Faust che stava cantando a Roma per andare alla Fenice per fare in fretta questa registrazione. Renata Tebaldi giurava invece di non aver mai messo piede al Teatro di Venezia e men che meno per registrare Lohengrin, cosa confermata da chi ha vissuto con lei e dai suoi biografi. Può darsi che non ricordasse, che abbia registrato la sua parte altrove e, forse, improbabile ma non escluso, persino a Parma. Poco importa. Ciò che importa è che per tutti sarebbe stato un sogno utopistico poter ascoltare la giovanissima Renata (24 anni!) cantare quell’Elsa (le prime registrazioni al Regio sono degli anni ’60). Ebbene questa “colonna sonora” contemporanea a quelle recite parmigiane ci fa riascoltare quella Tebaldi, identica, e rende possibile il sogno. Non solo: gli altri che cantano, il tenore Prandelli e il mezzosoprano Elena Nicolai, sono proprio quelli che affiancavano Renata al Regio. Praticamente lo stesso Lohengrin. Ecco il perché dell’eccezione. Non potevamo non pubblicare una registrazione tanto rara e sconosciuta e tanto importante.

 

        Coloro che desiderano maggiori informazioni sono pregati di contattare l'Ufficio Diffusione della Gazzetta di Parma al numero 0521 225605

 

 


 

 

Un posto nell’arte, nel cuore.

  

Se dicevano “La Tebaldi” o non erano melomani doc o abitavano lontano. Perché per noi di Langhirano, di Parma e malati di melodramma lei era “ La Renata”.

E ognuno di noi aveva ed ha i suoi personali ricordi.

Il mio, da bambino langhiranese, quando lei passeggiava per il borgo, le poche volte che poteva tornare a casa, un po’ snobbata dalla gente che, sapendo che era una regina, pensava che si desse arie da regina.

Forse lei ci rimaneva male, rimasta semplice e soprattutto ingenua per sempre, o forse avrà concluso che, al solito, Langhirano non ha grandi slanci per le cose spirituali, artistiche, quelle che oggi si chiamano immateriali.

Poi la mia prima volta a teatro, al Regio, per Andrea Chenier del 1957, in poltrona con mia zia e i pantaloni corti.

Già patito di lirica attraverso la radio e i dischi suonati sul Lesa a 4 velocità ( 78/45/33/16 giri - il più bel regalo dei miei genitori) non ero mai stato a Teatro.

L’emozione fu di quelle senza parole, indescrivibile.

Non sapevo che stavo ascoltando la voce più bella del mondo, tanto più grande ed avvolgente dal vivo, e pensai entusiasta che la vita doveva essere meravigliosa se esistevano emozioni così.

Poi ero al liceo quando la riascoltai per La Bohème del 1962 ( quella di questo cd) tre recite il 7, 10 e 14 gennaio. La sua ultima volta al regio di Parma. Si vociferava di una sua crisi dovuta a motivi personali, sentimentali, alle solitudini profonde e mai risolte della sua vita privata.

Dirigeva Arturo Basile, per Renata, forse un amore difficile, anche per merito suo lanciato verso la fama internazionale, destinato a morire nel pauroso incidente stradale presso Vercelli del 21/5/68.

Ricordo che il Teatro fu ricco d’applausi, d’affetto, fin dall’inizio ma è vero che fu il terzo atto, lo strazio dell’abbandono, quello che conquistò veramente tutti, quello nel quale prese il sopravvento l’interprete.

Una cosa straordinaria: la Tebaldi che va al di là della sua voce! Della sua vita “privata” della sua sostanziale solitudine ebbi poi, molti anni dopo, occasione di parlare con lei due o tre volte.

Ricordo soprattutto una mezzoretta dolce e triste, in un angolo semibuio del palcoscenico del piccolo teatro di Salsomaggiore, soli, aspettando che Carlo Bergonzi si cambiasse dopo un suo eccezionale concerto. Mi parlò quasi fossi un suo amico, da compaesano, lei regina senza più trono, senza più palcoscenico, piena di ammirazione e amicizie, piena di autentici effetti ma cosi ingenuamente priva di quell’amore che può segnare la vita. Un’anziana ragazzina,là nella penombra, la più grande voce del secolo.

Ecco perché questa Bohème che tutti ora possiamo ascoltare, non sarà certo vocalmente la migliore cantata da La Renata ma, per chi sappia approfondire e capire per davvero, è una Bohème unica, eccezionale per altri e non meno importanti aspetti.

È la Bohème al di là della voce, di una Renata Tebaldi col cuore pieno di sentimenti vivi, contraddittori, tumultuosi, semplici e complessi, tornata a casa, nel teatro della sua Parma, che dà al suo pubblico un’anima sincera, ingenua, immensa come tutte le anime aperte.

Quell’anima, forse, che da una Tebaldi più “in voce” non hanno mai avuto gli spettatori del Met o di altri grandi teatri.

Se avete l’anima grande anche voi fate partire il disco e mettetevi in ascolto e commuovetevi senza vergogna.

L’arte, specialmente quella che si consuma dal vivo e in poche ore come il teatro, è una faccenda assai complessa, mai superficiale, non schematizzabile, ricca di misteri.

Per questo, nel mondo dell’arte (e del cuore) i dischi di questa Bohème, questa Mimi, hanno un posto meritato, e per sempre.

 

 

Il canto degli dei

  

1966. Un super-magnate per festeggiare il compleanno della moglie, decide di regalarle, a Montréal in Canada, uno straordinario festival verdiano.

Qualcuno ne ricorda vagamente il nome, mister Holland.

Nel grande Teatro Place des Arts, circa tremila posti a sedere, vengono programmati Otello, Rigoletto, Traviata, Falstaff, Trovatore con l’aggiunta di un tour in diverse città canadesi.

In verità il festival si fermerà di fatto a Montréal e verranno rappresentate “solo” tre opere (nove recite, tre per ciascun titolo) Otello, Rigoletto e Traviata.

Per la grande occasione viene invitato il Regio di Parma che accetta e si organizza guidato dall’instancabile e bravo Peppino Negri.

Il Regio parte con il coro (circa 70 coristi) e con i maestri indispensabili per mettere in scena le opere, compreso un giovanissimo maestro Veneri nel ruolo di suggeritore.

Si dirà: niente allestimento e orchestra?

Bisogna capire che, allora, in provincia le orchestre erano raccogliticce, formate ad hoc per le varie opere o stagioni e che l’allestimento si limitava a fondali dipinti e attrezzeria. Non essendo né elementi stabili (orchestra) né importanti (regia) non aveva praticamente senso portarli in Canada.

Dunque per i tempi fu una tournèe vera e propria: la locandina recitava “Complessi musicali del Teatro Regio di Parma” e prima dell’opera fu per questo eseguito il nostro inno nazionale.

A parte un buon Rigoletto (Protti-Jaia-e una Gilda turca Juna Korat e  il nostro maestro Fulvio Vernizzi) e una acclamatissima Traviata (Scotto-Juan Oncina-Borgonovo- dirigeva Benzi) il vero strepitoso avvenimento fu Otello diretto dal maestro Erede e con un cast stellare: Renata Tebaldi Mario Del Monaco, Tito Gobbi.

Il critico del Corriere Italiano del 24 giugno 1966 intitola “ Il canto degli dei”, dice cose stupende di Del Monaco e Gobbi e aggiunge a proposito della Tebaldi “In particolare i suoi numerosissimi ammiratori non sapevano che fare per non piangere nel sentire la sua voce impareggiabile ritornata bella come nei giorni migliori, è stata dolcissima, Renata, sublime specie nel “suo”atto, il quarto, quando ha raggiunto le più alte vette della sua arte: una Renata-Desdemona affascinante. Perfino gli orchestrali tiravano su la testa, quando la partitura lo permetteva, per scorgerla!”. E aggiunge “Formidabile il coro del Regio di Parma, atteso alla prova come se si trattasse di un solista. Ha superato la prova a pieni voti”.

Dunque l’aver trovato, quasi miracolosamente, questo nastro (ora disco esclusivo per i parmigiani) permette di ascoltare, come dice il bel titolo del citato giornale “Il canto degli dei” ma, fra gli dei, va incluso anche il nostro coro e tutti quei “Complessi musicali” del Regio che resero possibile una recita tanto trionfale.

 

 

Quella ragazza, Elsa di Bramante

 

“Momenti magici al Regio”, come ormai tutti sanno, è una raccolta di CD che pubblica registrazioni dal vivo e inedite effettuate nel nostro prestigioso teatro parmigiano. Per questo Lohengrin non è così, si tratta di una registrazione effettuata altrove come poi vedremo.

Perché una così clamorosa eccezione?

Cercherò di spiegarlo semplicemente e brevemente.

Renata Tebaldi cantò al Regio la parte di Elsa di Bramante, in italiano, nelle recite di Lohengrin del 17, 19 e 20 gennaio 1946.

In quel periodo, casualmente, si stava preparando un film, poi effettivamente uscito nelle sale cinematografiche italiane nel 1947 e oggi sparito e dimenticato: Lohengrin, appunto, con la regia di Max Calandri.

L’opera al cinema, in quegli anni, (chi non ricorda le tante di Carmine Gallone?) andava di moda. Si girava all’esterno con attori e poi si sovrapponeva la colonna sonora, registrata a parte con cantanti lirici “veri”.

Fu così che, per il film, fu praticamente ingaggiato il cast di Parma (Tebaldi-Prandelli-Nicolai) e si registrò la parte dell’opera che serviva per la pellicola, una selezione preparata da un giovane maestro di nome Bruno Maderna (!).

Giacinto Prandelli, che ho recentemente incontrato, ricorda benissimo di aver preso un aereo (cose da pioniere nel ’46/’47) e lasciato il Faust che stava cantando a Roma per andare alla Fenice per fare in fretta questa registrazione.

Renata Tebaldi giurava invece di non aver mai messo piede al Teatro di Venezia e men che meno per registrare Lohengrin, cosa confermata da chi ha vissuto con lei e dai suoi biografi.

Può darsi che non ricordasse, che abbia registrato la sua parte altrove e, forse, improbabile ma non escluso, persino a Parma. Poco importa.

Ciò che importa è che per tutti sarebbe stato un sogno utopistico poter ascoltare la giovanissima Renata (24 anni!!) cantare quell’Elsa (le prime registrazioni al Regio sono degli anni ’60).

Ebbene questa “colonna sonora” contemporanea a quelle recite parmigiane ci fa riascoltare quella Tebaldi, identica, e rende possibile il sogno. Non solo: gli altri che cantano, il tenore Prandelli e il mezzosoprano Elena Nicolai, sono proprio quelli che affiancavano Renata al Regio.

Praticamente lo stesso Lohengrin.

Ecco il perché dell’eccezione. Non potevamo non pubblicare una registrazione tanto rara e sconosciuta e tanto importante.

Poi, alla fine, c’è l’ascolto. Dire che la nostra Tebaldi è sublime impareggiabile, è dire poco.

Bisogna ascoltare il disco - pur con tutti i limiti tecnici -  per rendersene conto. Ascoltare: le parole sono veramente superflue.

Non solo Renata è unica, inimitabile, ma anche Prandelli e la Nicolai sono grandissimi artisti, di quelli che oggi farebbero la fortuna di qualsiasi teatro.

È un Wagner che abbiamo perduto, che si affiancava a quello “autentico” tedesco e che,  alla fin fine, arricchiva Wagner con interpretazioni e sensibilità diverse.

Voglio fermarmi qui, non voglio dopo tutta la dolcezza dell’ascolto di questo disco, iniziare una polemica antidogmatica e fuori moda, dunque inutile.

A Wagner, ne sono certo, vista la levatura del suo cervello, questo Lohengrin sarebbe piaciuto: un’altra nella fenomenologia infinita delle possibilità interpretative. Ma i papi della musicologia di oggi griderebbero al tradimento, all’eresia.

Godiamoci perciò questo ricordo sonoro in silenzio senza dirlo all’Inquisizione.

Magari al caldo delle nostra stanza d’ascolto ma lontano dal rogo.

Gian Piero Rubiconi

Sovrintendente della Fondazione Teatro Regio di Parma

 

 

 

 

Paolo Maier
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