Agenzia Zenit Il cantautore Roberto Bignoli racconta le Giornate Mondiali della Gioventù

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Codice: ZI05020205

Data pubblicazione: 2005-02-02

Il cantautore Roberto Bignoli racconta le Giornate Mondiali della Gioventù

“Attraverso la musica, provo a gettare dei semi…E se Dio vuole, potranno dare dei frutti”

ROMA, mercoledì, 2 febbraio 2005 (ZENIT.org).- Si avvicina la Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia, in Germania. Ancora una volta, per tanti ragazzi, rappresenterà una tappa significativa nel proprio percorso di fede.

A questo proposito, ZENIT ha voluto intervistare il cantautore cristiano Roberto Bignoli, che ha avuto la gioia di prendere parte come artista ad alcune Giornate Mondiali della Gioventù degli anni passati.

Roberto, che è un portatore di handicap, ha vissuto da bambino l'esperienza della povertà e della malattia, per passare successivamente a quella della droga e del carcere. Ma poi, l'amore per Gesù ha cambiato radicalmente la sua vita, indicandogli una strada nuova.

Che ricordi hai della tua partecipazione alle precedenti Giornate Mondiali della Gioventù?

Roberto Bignoli: La prima volta che ho partecipato alla GMG come artista è stato nel 1997 a Parigi, con una serie di concerti in varie piazze, fiere e stadi. Nel 2000, a Roma, ho tenuto un concerto a Tor Vergata per i volontari della GMG. Nel 2002, a Toronto, ho preso parte ad una lunga tourneé che si è conclusa con una performance alla vigilia con il Santo Padre. In tutte le GMG, ciò che mi ha colpito è stata la presenza di tanti giovani uniti per un ideale.

Non tutti sono assidui frequentatori di realtà religiose o movimenti, ma colgono questa occasione per vivere un’esperienza nuova di arricchimento interiore. Ho visto sempre molto rispetto e amore per il Santo Padre. I giovani lo accolgono con sincerità ed entusiasmo, in quanto vedono in lui un autentico testimone dell’Amore, della Speranza, della Fede in Gesù Cristo e nel Vangelo.

Che significato può avere, nella vita di un ragazzo, la partecipazione a questi incontri con il Pontefice?

Roberto Bignoli: Credo che nessuno possa restare indifferente di fronte ad una presenza così coinvolgente. Il Papa riesce ad entrare direttamente nel profondo dell’anima. Ho visto giovani commuoversi, ridere, manifestare atteggiamenti di grande solidarietà e di sensibilità, la gioia di stare insieme e di condividere le proprie esperienze di vita e fede insieme ad altri.

Tutto questo non può che lasciare dei segni. C’è, poi, chi li coltiva e chi invece preferisce aspettare, tenendoli come piccoli tesori dentro di sé. C’è anche chi si vergogna di manifestare quello che ha provato o ha percepito. Ma, sicuramente, nel cuore di ogni ragazzo è entrato un seme di speranza.

Quando ascolti il Papa, che cosa provi?

Roberto Bignoli: Ascolto il Papa e mi sembra di ascoltare un Padre buono. Un grande “papà” per tutti i giovani. Ho avuto la grazia di poterlo incontrare quattro volte nel mio cammino, ed è sempre stata una grande emozione.

In lui ho avvertito una forte presenza soprannaturale. I suoi occhi pieni di luce, il suo sorriso e il suo volto comunicano quanto la sua spiritualità sia autentica e la sua presenza sia veramente di grazia e d’amore. Ti senti accolto, ti senti compreso. Ma, soprattutto, ti senti amato per quello che sei.

E’ come se il Santo Padre ti vedesse dentro e ti dicesse: ti amo perché sei così. E’ proprio questa la sensazione che provano i giovani durante le GMG. Il Papa riesce a trasmettere loro l’infinito amore di Cristo.

In che modo i suoi concerti sono un momento di dialogo con i giovani?

Roberto Bignoli: Mi piace definirli concerti-testimonianza. Non si limitano soltanto alle canzoni, ma prevedono il racconto della mia esperienza di vita e di conversione. Spesso, dopo il concerto, alcuni giovani vengono a parlarmi e si instaura con loro un rapporto di autentico dialogo. A volte capitano episodi meravigliosi, inaspettati.

Ad esempio, ricordo con emozione quanto è accaduto dopo un mio concerto nel carcere di Panama. I detenuti erano tutti ragazzi tra i quattordici e i vent’anni. Questi giovani, alla fine, hanno voluto pregare insieme a me. Hanno dimostrato quanto la mia testimonianza fosse stata importante per la loro situazione e per affrontare i problemi con una speranza in più.

In genere, il rapporto con i giovani non si esaurisce con la fine del concerto. Molti mi scrivono via e-mail. Con parecchi è nata un’amicizia, che ancora oggi continua.

La musica può davvero aiutare i ragazzi ed offrire loro un messaggio di speranza?

Roberto Bignoli: Oggi la musica si può considerare un grande mezzo di comunicazione, in grado di raggiungere il cuore di tanti giovani. Per questa ragione, credo che sia fondamentale proporre canzoni che abbiano dei contenuti e dei valori.

Personalmente, mi sforzo di affrontare le tematiche del Vangelo, o di ricordare l’importanza della solidarietà e della preghiera. A piccoli passi, cerco di aiutare i giovani a capire che non si vive di solo pane, ma che c’è molto di più nella vita di ogni uomo.

Attraverso la musica, provo a gettare dei semi. E se Dio vuole, potranno dare dei frutti. E’ questo il significato che cerco di dare alla mia attività artistica, insieme al mio manager che è la Provvidenza.



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