Rigoletto torna sul palcoscenico del Regio di Parma

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11/feb/2005 18.26.31 Ufficio Stampa Teatro Regio Contatta l'autore

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Teatro Regio di Parma
Fondazione
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Tutto esaurito per il ritorno di Rigoletto

nell’acclamato allestimento di Pier Luigi Samaritani

..."il più gran sogetto e forse il più gran dramma dei tempi moderni"...

Teatro Regio di Parma,

martedì 15, giovedì 17, sabato 19, ore 20.00,

domenica 20 febbraio 2005, ore 15.30

       

       

        Dal sorridente capolavoro rossiniano del Barbiere di Siviglia a una delle più alte e drammatiche vette dell’intera produzione verdiana: Rigoletto. Il viaggio proposto dal cartellone della Stagione d'Opera del Teatro Regio di Parma, con il sostegno di Banca Monte Parma, Monte dei Paschi di Siena, Barilla, Terme di Tabiano, Consorzio del Prosciutto di Parma, L'Albero d'Argento-Coppini Arte Olearia, prosegue raccontando la tragica e dolorosa storia del buffone di corte, colpito ed irriso nel suo sentimento più profondo e caro: quello di padre. In quest’opera Verdi raggiunge i momenti più alti della sua capacità di drammaturgo musicale: un’opera che è scrigno delle arie, dei duetti, delle scene più famose del melodramma.

        «Oh Le roi s’amuse è il più gran sogetto e forse il più gran dramma dei tempi moderni. Tribolet è creazione degna di Shakespeare!! Altro che Ernani!! È sogetto che non può mancare. Tu sai che 6 anni fa quando Mocenigo mi suggerì Ernani, io esclamai: “sì, per Dio… ciò non sbaglia”. Ora riandando diversi sogetti quando mi passò per la mente Le roi fu come un lampo, un’ispirazione e dissi l’istessa cosa… “sì, per Dio ciò non sbaglia”»: rileggere questo passo della lettera che Verdi scriveva al suo editore Ricordi quando ancora la creazione del nuovo capolavoro era di là da venire fa cogliere persino a noi, a tanta distanza, un poco di quella febbre, di quell’innamoramento col quale il nostro grande musicista si accostò a questo soggetto preso dal dramma di Victor Hugo, vincendo grazie alla sua ostinata, invincibile forza, tutti gli ostacoli che la censura, le “convenienze” dell’epoca posero sul suo cammino per la sua realizzazione. E creando così una delle più grandi opere della storia della musica!

        Un’opera che per corrispondere alle prescrizioni della scrittura di un Verdi mai così esigente, richiede ai cantanti le più grandi qualità tecniche e musicali: per questa produzione che debutta martedì 15 febbraio alle ore 20.00 (recite giovedì 17, sabato 19, ore 20.00, domenica 20 febbraio 2005, ore 15.30) sul palcoscenico del Regio viene adunato un cast di artisti apprezzati dal pubblico dei più qualificati teatri internazionali. A cominciare naturalmente dal Rigoletto di Ambrogio Maestri, al debutto in questo ruolo al Regio di Parma, dove ha raccolto un personale grande successo nella Lucia di Lammermoor della stagione 2001/2002. Maestri giunge a Parma reduce dai successi allo Staatsoper di Vienna (Falstaff), al Covent Garden di Londra (La Forza del Destino, direttore Antonio Pappano), al Metropolitan Opera di New York (Aida, direttore Marcello Viotti) al Teatro Regio di Torino, e successivamente al Teatro Nacional de São Carlos di Lisbona con direttore Zoltan Pesko,  in Simon Boccanegra, per la cui interpretazione Paolo Isotta sul Corriere della Sera ha scritto “Baritono completo e di personalità, con autorità scenica, mezze voci struggenti, sarcastici portamenti, maestà del pieno suono. Quale gioia!”.

        Lo affiancano in scena il Duca svettante e vocalmente impavido dell'ormai celebre Aquiles Machado, e, al suo debutto al Regio di Parma nel ruolo di Gilda, la giovane Daniela Bruera, affermata in un repertorio che spazia da Vivaldi a Strauss, da Mozart a Puccini, presentato in importanti teatri, dalla Scala al Wexford Opera Festival. Il cast è completato, oltre che dallo Sparafucile torvo del parmigiano Enrico Giuseppe Iori e dalla Maddalena di Chiara Chialli, da Katarina Nikolic, Riccardo Ferrari, Fernando Ciuffo, Paolo Barbacini, Franco Federici, Cristina Melis, Marco Democratico, Elena Borin. Sul podio dell'Orchestra e del Coro del Teatro Regio di Parma, maestro del coro Martino Faggiani, sarà l’affermato direttore tedesco Alexander Joel, al suo debutto al Regio, mentre l’allestimento è quello ormai storico firmato, nelle scene e nei costumi, da Pier Luigi Samaritani per la produzione del Regio del 1986-1987, dalla cui idea registica nasce lo spettacolo di oggi firmato da Elisabetta Brusa, uno degli allestimenti più belli e unanimamente apprezzati del teatro lirico italiano.

        «Nel corso degli ultimi anni - scrisse in quell’occasione Samaritani - mi era già stata proposta la realizzazione di Rigoletto. Aveva sempre prevalso in me un certo pessimismo sulla mia personale possibilità di intervenire creativamente in un testo musicale dove la parte di cimento canoro è così prevalente. Ho, alfine, raccolto questa sfida forse perché l'idea di mettere in scena Rigoletto proprio a Parma mi è sembrata doppiamente eccitante. Proprio a Parma, dove l'intima connessione con la vitale ispirazione verdiana vieta di considerare la tradizione in termini di perfida routine, al contrario la tradizione è intesa nel senso più nobile di fedeltà allo spirito del compositore, il quale fu, sempre e comunque innovatore, portatore di pro­poste audaci e contestate, come fu quella di imperniare la vicenda sulla figura del laido, difforme buffone. Rigoletto: la solitudine disperata, l'impossibilità di riscatto».

        Rappresentata per la prima volta alla Fenice di Venezia l’11 di marzo del 1851 (dunque la prima delle tre celeberrime opere - le altre sono Traviata  e Trovatore - che costituiscono la “trilogia popolare”) l’opera fu molto avversata nel periodo precedente la creazione dai divieti di una censura che proibiva che un re potesse essere rappresentato come un libertino cinico e mentitore. Quei divieti (gli stessi che prima assillarono e poi, dopo la tempestosa prima, portarono al divieto di successive rappresentazioni il dramma di Hugo) furono pian piano aggirati da un paziente lavorìo diplomatico: il re Francesco I di Francia divenne un anonimo duca di Mantova, ed altri furono gli “aggiustamenti” cui Verdi dovette acconsentire. Ma su una cosa non deviò mai, sul suo protagonista, il gobbo, deforme, ma al tempo stesso gigantesco buffone, un personaggio quale mai prima di allora la storia dell’opera italiana aveva visto. Intorno a lui e agli altri personaggi del dramma (oltre al Duca, il prezzolato sicario Sparafucile, la sua cortigiana sorella Maddalena, la trepida, romantica Gilda, l’esclusivo oggetto del suo amore di padre) Verdi costruisce, innestandoli sul tema dell’amor paterno (di cui la maledizione scagliata da Monterone è motore drammatico potentissimo) che è quello su cui si regge tutta l’opera, un progetto musicale e drammaturgico di inarrivabile potenza, che ogni volta riesce a trascinare il pubblico, tutto il pubblico, nelle spire del suo svolgimento.

        I biglietti disponibili per il solo posto in piedi in galleria saranno messi in vendita il giorno stesso dello spettacolo a partire da un'ora e mezza prima dell'inizio. Per ulteriori informazioni: biglietteria Teatro Regio tel. 0521 039399 fax 0521 504224 ticket@teatroregioparma.org www.teatroregioparma.org

 

       

 

 

 

 

 

 

Paolo Maier
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