L'opera di Renato Guttuso "Omaggio a Giuseppe Verdi" donata al Teatro Regio di Parma

30/mar/2011 19.05.57 Ufficio Stampa Teatro Regio Contatta l'autore

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Omaggio a Giuseppe Verdi al Teatro Regio

L’inedita opera di Renato Guttuso donata dall’Archivio Storico Bocchi

alla Fondazione Teatro Regio di Parma

Sala del foyer del Teatro Regio di Parma

Mercoledì 30 marzo 2011, ore 16.30

 

 

È stato siglato Mercoledì 30 marzo 2011, ore 16.30 nella sala del foyer del Teatro Regio di Parma, l’atto di donazione dell’ opera Omaggio a Giuseppe Verdi di Renato Guttuso (matita su carta) che l’Archivio Storico Bocchi ha deciso di donare alla Fondazione Teatro Regio di Parma in ricordo di Mario Bocchi.

 

Opera inedita e di grande valore storico secondo gli Archivi Guttuso di Roma, si tratta dell’unico ritratto che l’artista fece ad un musicista durante tutta la sua lunga carriera: sono, infatti, noti i ritratti di Guttuso  a grandi artisti come Picasso e Van Gogh, oppure a famosi poeti e scrittori come Neruda e Moravia, ma fino a oggi non si sapeva che l’artista avesse ritratto anche un musicista, l’amatissimo Giuseppe Verdi.

 

Sono intervenuti alla conferenza stampa il Sovrintendente del Teatro Regio di Parma Mauro Meli, il Segretario Generale del Teatro Regio di Parma Gianfranco Carra, il regista Pietro Medioli e il regista - responsabile dell’Archivio Storico Bocchi - Giancarlo Bocchi. Durante la presentazione sono stati proiettati alcuni brani di Prima della Rivoluzione di Bernardo Bertolucci, con le immagini della prima di Macbeth con scenografie e costumi di Renato Guttuso, andato in scena al Teatro Regio di Parma nel 1963, e alcuni preziosi filmati inediti, tra cui l’ultima intervista a Guttuso realizzata nel 1986 da Giancarlo Bocchi, oltre a rare immagini che testimoniano l’amicizia di Mario Bocchi con Pablo Picasso.

 

 

Renato Guttuso e il teatro musicale

 

Senza dubbio tra gli artisti europei più significativi, Renato Guttuso (Bagheria, 1911 - Roma, 1987), di cui quest’anno ricorre il centenario dalla nascita, ha avuto in Italia un ruolo di assoluta preminenza per la sua attività pittorica e per la sua figura di intellettuale: artista politicamente impegnato – è stato senatore della Repubblica – critico acutissimo ed efficace polemista.

Inizia molto presto ad occuparsi di pittura, frequentando prima lo studio di un decoratore di carretti siciliani  e successivamente, mentre era al Liceo di Palermo, il pittore Pippo Rizzo, esponente  del Futurismo sull’isola. Nel 1931 si reca per la prima volta a Roma e dopo qualche tempo vi si trasferisce, iniziando a frequentare i circoli culturali della capitale.  Nel 1934  realizza la sua prima mostra  personale alla Galleria del Milione a Milano, ottenendo grande successo. È in questo periodo  che sviluppa i primi contati con il gruppo di artisti milanesi con i quali, successivamente, darà vita al movimento di Corrente, di cui sarà uno degli esponenti di punta. Nel 1937 dipinge  La fucilazione in campagna, opera coraggiosa,  ispirata dalla tragica morte di Federico Garcia Lorca per mano dei franchisti spagnoli e due anni più tardi termina la complessa e impegnativa opera La Fuga dall’ Etna che suscita violente polemiche  artistiche e politiche nel sonnolento ambiente  culturale dell’Italia oppressa dal fascismo.  La Crocefissione, terminata all’inizio degli anni ’40, rinnova le polemiche della Fuga dall’Etna, ponendo il giovane artista siciliano al centro del dibattito culturale italiano. Nel 1943 partecipa alla lotta clandestina al fascismo a Roma. Sono di questi anni i disegni del Gott mit uns, tra le opera più significative dell’arte italiana nel periodo della guerra.  Nel 1947 è tra i fondatori del movimento Fronte Nuovo delle Arti. Nel 1950 espone per la prima volta alla Biennale di Venezia, alla quale parteciperà più volte negli anni successivi.

Dipinge nel 1954 La battaglia del Ponte dell’ammiraglio e qualche anno più tardi La spiaggia, una delle sue opere fondamentali (donata nel 1963 alla Soprintendenza ai Monumenti di Parma).

Con la mostra Antologica di Parma del 1963 inizia una serie di mostre che porteranno l’opera dell’ artista nei principali musei europei. Nel 1967 espone al Museo Pushkin di Mosca e all’Eremitage di Leningrado (San Pietroburgo): risale a questo periodo il grande quadro Donne, stanze e oggetti che inizio alla serie di opere di grande formato, culminanti con  La Vucciria e il Caffe Greco.

Profondo conoscitore di musica e appassionato di opera lirica, dal 1947 Guttuso ha prestato la propria creatività al teatro musicale realizzando scenografie e costumi di quasi trenta opere,  dal repertorio lirico alla musica d’avanguardia, collaborando con i maggiori teatri lirici italiani:     La Scala di Milano, La Fenice di Venezia, Il Teatro Regio di Parma, Il Comunale di Firenze, l’Opera di Roma, Il Massimo di Palermo.  L’opera teatrale di Guttuso, dagli esordi nel 1940 al Teatro dell’Arte di Roma con Histoire du soldat di Stravinskij,  fu continua e ricca. Pur prediligendo la musica di Verdi, lavorò per tutti i tipi di spettacolo musicale: balletto, melodramma e opera d'avanguardia.

“Per Guttuso la scenografia era fondamentale, – ricorda Fabio Carapezza Guttuso, figlio adottivo del pittore – amava il confronto con i grandi formati e d'altronde dipingeva affrontando superfici vaste. Era un perfezionista, seguiva tutto personalmente anche dopo aver consegnato i bozzetti (...) e amava stupire con espedienti singolari, come quando portò in scena una vera automobile, anziché dipingerla. Una volta dipinse i costumi direttamente sul corpo dei ballerini, non soddisfatto della realizzazione sartoriale”. “La scena si deve vedere. Una scenografia che non si fa notare è sempre una brutta scenografia” scriveva lo stesso Guttuso nel 1960.

Di particolare importanza le scenografie ei costumi realizzati agli inizi degli anni ’50 per  Madre Coraggio e i suoi figli di Bertolt Brecht, in prima assoluta in Italia al Teatro dei Satiri di Roma.

Nel 1956  lavora con il musicista parmigiano Ildebrando Pizzetti  per La figlia di Iorio, opera rappresentata nel 1956 al Teatro La Scala di Milano.

«La semplicità espressiva di Guttuso, – scriveva Enzo Siciliano ne Il Teatro di Guttuso 1940-1980 – quel suo mettere a nudo l’essenziale o l’immediato, per De Falla, per Stravinskij specialmente, è nutrito da esperienze non unicamente popolari. Anzi, l’esperienza popolare fa da velo a più complesse esperienze. Quasi un varco: quello attraverso cui far penetrare, in una tinta, in una linea tormentata, nell’aleatorietà di un paesaggio, l’ombra dell’atonia esistenziale, della pena mai rimarginata del vivere».

Il primo incontro con l’amatissimo Verdi avviene a Parma con il Macbeth, per la  regia di Filippo Crivelli, coreografie di Giuliana Barabaschi e direzione di Francesco Capuana, il 13 ottobre 1963 nell’ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario della nascita di Giusepe Verdi. Una parte della serata inaugurale venne filmata dall’allora esordiente Bernardo Bertolucci e montata nel film d’esordio Prima della Rivoluzione. È probabilmente in questo periodo che Guttuso realizza il ritratto a Giuseppe Verdi, opera  che oggi viene donata dall’Archivio Storico Bocchi alla Fondazione Teatro Regio di Parma.

 

In ricordo di Mario Bocchi, l’amico di Guttuso e Picasso

 

Mario Bocchi (Parma,1924-1997), combattente antifascista, imprenditore e cultore delle arti, crebbe in una famiglia dell’Oltretorrente. Fin da piccolo respirò un’aria fortemente libertaria. Il nonno materno, Giuseppe Bertoli, fu l’animatore delle rivolte popolari e delle barricate del 1898 e del 1908. La sua famiglia partecipò attivamente alla Resistenza: sua madre Rosina, Mario e tutti i suoi fratelli Peppino, Enzo, Giannina, Ildebrando e Giovanni furono dei partigiani.

Nel 1943 entrò nel Fronte della Gioventù antifascista insieme a Giordano Cavestro e Giacomo Ulivi. Prese parte a numerose azioni dei G.A.P. di Parma e successivamente divenne comandante di alcuni reparti della 47° Brigata Garibaldi (in seguito 123° Brigata).

Per le sue azioni durante la lotta partigiana fu decorato della Medaglia di bronzo al valor militare.

A guerra finita ottenne un impiego al Consorzio Agrario di Parma, dove svolse una fervente attività sindacale. Nel 1951 si licenziò e aprì una piccola ditta di olio e riso. Successivamente espanse l’iniziale attività nel settore alimentare, fondando due ditte di elettronica e una società di costruzioni. In quest’ultima attività si avvalse più volte della collaborazione dell’architetto Franco Albini. Nel 1953, a Palazzo Reale di Milano, potè ammirare Guernica di Pablo Picasso, la tela del 1937 simbolo della guerra civile spagnola: questo incontro con l’arte del grande pittore spagnolo segnò una svolta nella sua vita e in breve tempo divenne un importante collezionista d’arte contemporanea.  Qualche anno più tardi andò a Varese per conoscere Renato Guttuso, con cui instaurò un rapporto d’amicizia che durò per oltre trent’anni, fino alla morte del pittore nel 1987.

Alla fine degli anni ‘50 la sua modesta casa, in via Digione a Parma, era frequentata da molti artisti, intellettuali, cineasti, alcuni dei quali furono scoperti e ottennero notorietà proprio grazie a lui.

Nel 1961 fu invitato con Guttuso e Carlo Levi ai festeggiamenti per l’ottantesimo compleanno di Picasso a Vallauris, nel Sud della Francia, dove fu organizzata la mostra “Hommage a Pablo Picasso”. Pur non conoscendo il francese, riuscì comunque a scambiare qualche parola con il pittore, che dimostrò da subito una forte simpatia per il collezionista di Parma. Prima di accomiatarsi, fu tra i pochissimi ad avere la possibilità di visitare lo studio di Picasso; Guttuso immortalò quell’importante momento con una foto di Bocchi tra Jacqueline Roque e Mimise Guttuso. Prima di salutarlo, Picasso lo abbracciò soprannominandolo “Marion, le camarade de Parme”; la moglie del pittore Jacqueline gli regalò una copia della rarissima edizione numerata di Griffe de Picasso, di Andrè Verdet, con foto sue e di Robert Picault.

In quegli anni Bocchi entrò in contatto con autorevoli storici dell’arte: Francesco Arcangeli, Cesare Brandi, Roberto Longhi, Franco Russoli, Giovanni Testori. Conobbe e frequentò il banchiere-intellettuale Raffaele Mattioli.  In Olanda entrò in contatto con il pittore Karel Appel, fece amicizia con gli scultori Henry Moore, Giacomo Manzù,  con il pittore Graham Sutherland, incontrò più volte Sebastian Matta. Sempre in quel periodo riuscì ad acquistare l’unico ritratto esistente del rivoluzionario tedesco Karl Liebknecht, opera dell’artista tedesco George Grosz. Alla Biennale di Venezia del 1962 conobbe Alberto Giacometti.  L’anno dopo fu il principale promotore dell’importante mostra antologica di Guttuso a Parma, che fu allestita nelle Scuderie del Palazzo della Pilotta, restaurate per l’occasione. Furono esposte oltre trecento opere del pittore, fra tele e disegni, con migliaia di visitatori da tutta l’Europa.

Contemporaneamente si dedicò a scoprire nuovi talenti, come l’allora esordiente Mario Schifano: della collezione Bocchi fecero parte anche le diciassette opere di Words, realizzate da Schifano in collaborazione con  il poeta americano  Frank O’Hara.

Intraprese moltissimi viaggi in Italia e all’estero in cui ebbe l’occasione di frequentare intellettuali del calibro di Louis Aragon, Jean Cocteau, Daniel-Henry Kanhweiler, Eugenio Montale, Pier Paolo Pasolini, Pablo Neruda, Jean Paul Sartre, Elio Vittorini.

Ritornò più volte in Francia a trovare Picasso. Nell’inverno del 1964, in una masseria di Mougins in Costa Azzurra, fu suo ospite per qualche giorno insieme ai coniugi Guttuso e al critico d’arte Douglas Cooper.  Durante il soggiorno francese ebbe il privilegio di ammirare le tele della collezione segreta di Picasso che aiutò a traslocare, insieme a Guttuso, dal castello di Vauvenargues a Mougins: opere d’inestimabile valore, tra cui quadri di Georges Braque, Paul Cézanne, Jean-Batiste Camille Corot, Edgar Degas, Henri Matisse, Amedeo Modigliani, Théodore Rousseau e Kees Van Dongen. Nell’autunno del 1967 tornò da Picasso, che era stato a lungo malato, ancora una volta insieme a Guttuso. L’indomani, il 10 novembre 1967, ricevette due nuovi regali dall’artista: una testa di fauno tracciata velocemente a pennarello e una bizzarra scultura di cartone, concepita come contenitore di un volume di 500 tavole che aveva come tema il rapporto tra Picasso e il teatro. L’anno successivo morì Jaime Sabartés, amico, consigliere e segretario di Picasso, che Bocchi aveva avuto modo d’incontrare a casa dell’artista; dopo qualche settimana dalla morte il collezionista ricevette a Parma una cartolina con le firme di Guttuso, sua moglie Jacqueline e una frase scritta a penna rossa: “Il tuo amico Picasso”.

Le scelte del collezionista Mario Bocchi possono essere sintetizzate in queste sue parole: “Cercavo nell’arte un’emozione e questa emozione l’avevo con la pittura figurativa. E poi c’erano anche le mie idee politiche, anche se la politica non è arte, non è poesia. Ma quelle idee erano direttamente collegate all’arte che mi dava emozioni”.

 

Archivio Storico Bocchi

 

Costituito di recente con l’intento di conservare e catalogare documenti storici raccolti nel corso di due generazioni da Mario e Giancarlo Bocchi, l’Archivio Storico Bocchi comprende opere d’arte originali, documenti e carteggi storici, fotografie, filmati e nastri musicali. L’archivio è suddiviso in quattro sezioni: “Arte e cultura”, “Storia del ‘900”, “Musica”, “Diritti civili e umani”.

Nella sezione “Arte e cultura” vi sono opere d’arte originali dalle avanguardie storiche del ‘900 fino ai movimenti artistici degli anni degli anni ‘60 e ’70. Di particolare interesse storico i carteggi inediti di Mario Bocchi con alcuni importanti artisti come Picasso e Guttuso, i carteggi di Giancarlo Bocchi con molti artisti e intellettuali delle avanguardie degli anni ’60 e ’70 e i filmati girati con i maestri del surrealismo Paul Delvaux e André Masson o con i poeti Allen Ginsberg e Lawrence Ferlinghetti. In “Arte e cultura” sono anche custodite centinaia di foto originali scattate ad artisti ed intellettuali dagli anni ’50 agli anni ’80 e molte ore di filmati originali girati da Giancarlo Bocchi su una ventina di artisti del ‘900 come Baj, Bacon, Guttuso, Picabia, Malevich.

Nella sezione “Storia del ‘900” è di particolare interesse il “Fondo Picelli”, la più completa raccolta di documenti e fotografie sull’eroe delle Barricate di Parma. Il fondo comprende anche due filmati inediti, documenti e fotografie di Vittorio e Camilla Picelli, di Antonio Cieri, degli Arditi del Popolo, una sessantina di fascicoli sui fuoriusciti italiani in Russia negli anni ’30 e sui cinquanta volontari parmigiani che parteciparono alla Guerra di Spagna nelle Brigate Internazionali o nelle Colonne Anarchiche . Nella stessa sezione è anche conservato l’originale dell’unico film girato durante lotta partigiana a Parma.

La sezione “Musica” comprende, tra le altre cose, alcune registrazioni originali di opere liriche rappresentate al Teatro Regio di Parma negli anni ’50 e ’60, un centinaio di foto di gruppi musicali e l’intero archivio di “Musica ‘80”, rivista fondata e diretta da Giancarlo Bocchi negli anni ’80.

Nella sezione “Diritti civili e umani” sono conservati documenti, fotografie e duecento ore di filmati girati da Giancarlo Bocchi durante i conflitti in Afghanistan, Birmania, Bosnia, Cecenia, Chiapas, Colombia, Kosovo, Inguscezia, Irlanda del Nord, Palestina, Sahara occidentale, Somalia, Tajkistan, Di particolare interesse storico le cinquanta ore, in gran parte inedite, girate durante l’assedio di Sarajevo, i filmati girati con il comandante Ahmed Shah Massoud in Afghanistan nel 1997 e l’intera sequenza del conflitto del Kosovo, filmato tra il 1998 e il 2000.

Ad oggi sono state inventariate alcuni parti della sezione “Arte e cultura” e gran parte dei filmati.

Giancarlo Bocchi, fondatore e responsabile dell’Archivio, prevede che occorreranno alcuni anni  per la catalogazione e per aprire l’Archivio alla consultazione pubblica.

Tra i futuri progetti dell’Archivio la donazione di importanti opere di Guttuso a due Istituzioni di Parma e il progetto di un premio internazionale su “Arte e diritti umani”.

 

 

Parma, 30 marzo 2011

 

Paolo Maier
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