15/11/2005 00:10 Guido Robustelli

Blueshouse MILANO
- Via S.Uguzzone n* 26
Info
e prenotazione biglietti:
Tel. 02/27003621 - 02/89056040 -
emai: info@blueshouse.it
"If only one could be sure that every 50 years a voice
and a soul like Odetta's would come along, the centuries would pass so quickly
and painlessly we would hardly recognize time"
Il suo nome è
Odetta e quest’anno compirà 75 anni. Nel corso degli ultimi cinquanta anni, è
divenuta una delle più celebrate e amate figure della musica americana.
Ha cantato per
presidenti, camminato a fianco dei grandi leader del Movimento dei Diritti
Civili ed è stata fonte d’ispirazione per diverse generazioni musicisti, Bob
Dylan tra tutti.
Con un album live in uscita a fine
ottobre, Gonna Let It
Shine: A Concert for the Holidays, (registrato alla New York Fordham University insieme anche
agli Holmes Brothers) torna in Italia una delle più grandi interpreti folk
della canzone americana per un tour di 4 concerti che toccheranno Milano, Forlì, Torino e Gorizia.
La dimensione live è di certo il punto di forza di Odetta: straordinarie
doti interpretative che animano e infondono magia ad un repertorio in cui il
folk e lo spiritual si mescolano a sonorità jazz, blues e etniche.
BIOGRAFIA
Odetta occupa un
posto speciale tra gli artisti e musicisti americani del XX secolo, per il suo
ruolo pionieristico nella interpretazione e diffusione dei principali generi e
stili musicali di origine afro-americana (dai canti popolari, di lavoro e di
protesta fino al blues, allo spiritual e al jazz), coniugato con un profondo
impegno sociale.
Nata a Birmingham,
Alabama, nel 1936 Odetta si trasferì assieme alla famiglia a Los Angeles, dove
a tredici anni iniziò a studiare musica classica e canto lirico. Il suo sogno era
quello di divenire una cantante d’opera, sebbene fosse consapevole che neppure
la grande Marian Anderson aveva potuto infrangere le barriere del
segregazionismo che imperava nelle principali compagnie d’opera.
Così, a 18 anni
entrò a far parte del coro di una compagnia di strada e, mentre si trovava a S.
Francisco, scoprì la musica popolare, imparando a suonare la chitarra e
cominciando ben presto ad apparire nei folk
clubs della zona. La notizia e la fama di questa carismatica donna
nera che componeva e cantava negro folk
songs con una voce intensa e coinvolgente si diffuse rapidamente in
tutto il paese.
Presto Odetta
iniziò a portare la sua musica e il suo canto in giro lungo la costa
occidentale e a registrare dischi, conquistandosi l’interesse di artisti già
affermati ed autorevoli. Alla sua prima tournée
a Chicago, appena scesa dal taxi che l’aveva condotta al Gate of
Horn, Odetta trovò Josh White e Big Bill Broonzy ad aspettarla di fronte al
club, per dimostrarle il loro slancio fraterno e il loro desiderio di
"accogliere la loro sorellina nella grande metropoli…".
E quando giunse a
New York per esibirsi al Tin Angel, Pete Seeger e Harry Belafonte accorsero ad
assistere ai suoi show, portando con sé personaggi influenti che potessero
aiutarla e sostenerla nel portare avanti la sua arte e la sua carriera.
Insomma, Odetta stava rapidamente guadagnando terreno, a dispetto dei
pregiudizi razzisti e sessisti che affliggevano l’America del tempo.
Da questo momento,
Odetta iniziò ad esplorare nuovi ambiti e generi canori e strumentali,
rivelando una profonda sensibilità ed espressività nei diversi generi della
tradizione musicale afro-americana. Questo periodo di ricerca le infuse un
amore ancora più profondo verso la musica popolare americana, inducendola ad
argomentare questa sua passione in diversi discorsi e dichiarazioni; per
Odetta, la musica popolare americana rappresenta "…una forma musicale
unica, perché derivata dalla combinazione di genti e culture diverse. Le sue
origini provengono da quasi tutti i continenti e paesi – da tutti quelli che
emigrarono in America portando con sé la propria musica. La musica popolare
americana incarna così un’inedita ed irripetibile miscela delle musiche di
tutti i popoli del mondo".
Gran parte della
sua ricerca si svolse a partire dagli Archives of Folk Music presso la Library of Congress di
Washington, istituzione che le rimarrà cara durante tutto il resto del suo
percorso artistico. Il suo repertorio include infatti non solo i folk songs tradizionali, trasmessi
oralmente di generazione in generazione, ma anche canti di lavoro,
filastrocche, canti infantili, gospel e blues, canti creati da persone che
dovevano provvedere autonomamente alla propria ricreazione e canti composti per
soddisfare una vasta gamma di esigenze.
Negli anni ’50
registrò alcuni album rivoluzionari per le case discografiche Riverside,
Tradition, Fantasy e Vanguard Records e ottenne un enorme successo con i suoi
concerti al Newport Festival ed alla Carnagie Hall; apparve inoltre in diversi
programmi televisivi, divenendo uno dei principali punti di riferimento per
numerosi giovani artisti, come Joan Baez, Bob Dylan e Janis Joplin. Dylan ha
affermato che la prima cosa che ha deciso del suo stile musicale è stato
proprio l’ascolto di Odetta e ha dichiarato di aver imparato tutti i brani del
suo primo disco, che conteneva, tra gli altri canti, "Mule Skinner",
"Jack of Diamonds" "Water Boy", "Bucked and
Scorned".
Durante gli anni
’60 Odetta divenne una delle voci più autorevoli nell’ambito dell’America’s
Civil Rights Movement: nel 1963, marciò a fianco di Martin Luther King a Selma,
cantò per le masse durante la marcia su Washington, e si esibì davanti al
presidente Kennedy nell’ambito del programma televisivo nazionale dedicato a
diritti civili ‘Dinner with the President’.
Durante gli anni
’70 ed ’80, Odetta continuò a tenere concerti in giro per il mondo, ricevendo
innumerevoli riconoscimenti e successi. Negli anni ’70 prese anche il via la
sua collaborazione con alcune delle più celebrate orchestre sinfoniche e
compagnie di balletto del mondo: nel ’76, la sua ammiratrice di lunga data
Sarah Caldwell la scelse per interpretare la parte della Musa della Libertà
nell’opera "Be Glad Then America", commissionata al compositore John
La Montaine per il secondo bicentenario della nascita degli Stati Uniti.
Durante gli anni
’80, Odetta si è esibita in Africa, Asia, Australia ed in Unione Sovietica.
L’inizio degli anni ’90 vide Odetta cantare e suonare in numerosi special televisivi e radiofonici.
Un’apparizione televisiva da rammentare fu quella per il programma
"CBS-TV’s Sunday Morning", durante il quale alcuni giornalisti
televisivi e il leggendario musicista jazz Billy Taylor accompagnarono Odetta
nel suo primo ritorno in 50 anni a Birmingham, Alabama.
Durante il 1998-99
prese parte, insieme ad altre artiste quali Jewel, Judy Collins, Paula Cole,
Janis Ian e Phoebe Snow, al Festival "Women in Music 1960-1999",
svoltosi al Madison Square Garden. In questa occasione, la rivista musicale
Rolling Stone recensì la sua performance
in termini entusiastici, definendola come un’autentica leggenda, un’artista che
dopo 50 anni di carriera dimostrava di possedere una freschezza, un’intensità
ed un’espressività sconcertanti ed ineguagliabili.
L’appassionato
impegno umanitario di Odetta si è sviluppato nel senso di una schietta esigenza
ad ‘essere utile’, espressa attraverso la performance di brani popolari nati e
sviluppatisi in tempi in cui la musica rappresentava un importante mezzo di
lotta per l’emancipazione sociale e razziale delle classi discriminate.
Coerentemente con il suo impegno ad ‘assere utile’ Odetta ha deciso dunque che
il suo contributo alle cause umanitarie si sarebbe espresso mettendo sé stessa
e la sua arte a disposizione di iniziative promosse da persone impegnate in
prima linea nella lotta per i diritti umani. Le sue preferenze vanno a gruppi
localmente radicati e privi di appoggi e aiuti governativi o di altro genere:
Odetta si è esibita in centinaia di concerti di beneficenza in difesa di ogni
genere di categoria oppressa o discriminata – poveri, donne, bambini, minoranze
etniche e religiosa – e contro la guerra e la proliferazione dell’industria
nucleare. Citando le sue parole: "Mi esibisco dovunque ci sia bisogno di
me. Faccio solo ciò in cui credo"
Il 29 Settembre
del 2000, insieme ad altri 18 illustri rappresentanti della cultura
nordamericana, Odetta ha ricevuto la National Medal of the Arts and Humanities
da parte del Presidente Clinton, durante una cerimonia svoltasi al Washington
Constitution Hall. Tra i 19 premiati, anche Steven Spielberg, Norman Leear,
Aretha Franklin, August Wilson e Rosetta LeNoire. All’inizio della sua sesta
decade di attività artistica, Odetta è più entusiasta e curiosa che mai verso i
possibili ulteriori sviluppi del suo percorso musicale ed esistenziale. Il suo
particolare stile ha continuato ad influenzare diversi giovani artisti, quali
Carly Simon, Joan Armatreding, the Sweet Honey in the Rocks, Nick Cave &
the Bad Seeds, Nancy Griffith, Tracy Chapman, Cassandra Wilson ed altri.
La parabola
esistenziale ed artistica di Odetta ha rappresentato e rappresenta un esempio
illuminante per tutti quegli individui che, partendo da posizioni sociali
emarginate, credono nei propri ideali e nei propri sogni, affrontando ostacoli
enormi nel tentare di vincere con la loro lotta i pregiudizi e le ingiustizie
sociali.
Nata povera e
discriminata dal sistema segregazionista del governo americano, Odetta negli
anni ’40 dovette rinunciare al suo sogno di intraprendere la carriera
operistica solo a causa del colore della sua pelle. Tuttavia scelse di
perseverare, volgendo i suoi sforzi appassionati ad esplorare e sviscerare la
musica afroamericana tradizionale, parte integrante del suo retroterra
culturale ed umano, azzardando strade mai percorse prima da una donna di
colore, espandendo la sua ricerca alle musiche popolari di tutto il mondo e
diffondendo in ogni paese del mondo, attraverso il suo splendido canto e la sua
chitarra, il proprio originale ed unico messaggio umano e musicale.
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