Silenzio. Il rock sta nascendo.

04/dic/2005 04.17.29 PRESS WORLD AGENCY Contatta l'autore

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Silenzio. Il rock sta nascendo.
Roberto Bignoli ci racconta da dove nasce la canzone che ha vinto lo “Unity Award”

Roberto Bignoli, classe 1956, è uno dei più interessanti personaggi della musica religiosa mondiale. Recentissimo il suo terzo “Unity Award” per la miglior canzone cristiana internazionale, assegnato dall’U.M.C.V.A.( United Catholic Music and Video Association). L’ambito “Grammy” della Christian Music è stato assegnato alla scatenata “Là c’è un posto”, a metà tra un rock elettrico ed una giga, canzone che dà il titolo al singolo del 2005. Altri due li aveva vinti nell’edizione di quattro anni fa. Sorpreso e conquistato dall’incontro con la spiritualità mariana, dal 1984 Roberto dedica la sua vena poetica e musicale, la sua grinta e la sua voce straordinaria alla evangelizzazione. Porta ovunque la testimonianza di una vita percorsa, anche nelle condizioni più dolorose e nelle circostanze più difficili, da un incessante anelito di ricerca e di idealità. Dopo la malattia che gli ha regalato le stampelle, una giovinezza trascorsa in istituto e la sofferta lontananza dalla famiglia, segue l’esperienza hippy e prova la durezza dell’emarginazione sociale, della droga, del carcere. In seguito milita in organizzazioni extraparlamentari e libertarie e cerca una propria realizzazione nel campo dello spettacolo, pesantemente penalizzato in questo dal pregiudizio imperante nei confronti dell’handicap. Dopo un lungo travaglio interiore incontra finalmente, nell’avvenimento cristiano, la meta autentica del suo peregrinare.
Oggi a Milano è una luminosa e rigida giornata di sole novembrino. Dal centro ai navigli è un unico assedio di auto, ma il rumore resta tutto fuori. Roberto risponde volentieri alle domande.
Hai guadagnato un altro Award internazionale della musica cristiana. Sei l’unico italiano ad aver conquistato questo riconoscimento. Sei reduce da una manifestazione di importanza nazionale in Polonia dove ti è stata riservata una collocazione di assoluto rilievo. Perchè in Italia non sei altrettanto famoso?
In Italia la musica religiosa è appesantita da un pregiudizio di stucchevolezza e mancanza di professionalità che penalizza tutti gli autori. Negli ultimi tempi, poi, è diventata una guerra dei poveri contro i poveri, che si gioca all’interno di quello che già da sempre da noi è considerato un “ghetto”. La gente non si aiuta, ha lasciato da parte la comunionalità ed ognuno cerca di coltivare il proprio orticello, grande o piccolo che sia. Per anni, con l’aiuto di mia moglie Paola, ho lottato contro questa situazione. Oggi sento però l’esigenza di lavorare su di me, di impegnarmi nella produzione artistica e mi sembra che i fatti comincino a darmi ragione. Per esempio quelli che hai citato. Ce ne sono anche tanti altri.
Cosa c’è in cantiere?
C’è un libro- intervista che racconterà il cammino della mia vita, così come lo capisco oggi. C’è un dvd live del mio concerto fatto in Polonia nel 2002, nell’ambito del prestigioso “Song of Songs Festival”, con trentamila giovani, che sarà veicolato attraverso le televisioni cattoliche di tutto il mondo. C’è il progetto di un singolo ispirato all’opera di Giovanni Paolo II ed un altro in lingua spagnola destinato al mercato latino.
Ed il tuo ultimo lavoro?
Sono andato nella direzione di una semplicità, di una certa rudezza, se vogliamo. Pochi arrangiamenti e pochi strumenti, se fai il confronto con il multimediale precedente. Poche collaborazioni, anche se di livello. Un genere rock-pop-folk, molto diretto, che riprende in un certo senso le mie radici musicali. E’ stata una scelta artistica che riflette anche una fase della mia vita spirituale. La ricerca di nuovi stimoli è una costante. In questo momento, però, cerco una nuova essenzialità, riprendere saldamente in mano il significato ultimo di quel che faccio.
In effetti è una tua caratteristica l’incursione in tutti i generi musicali, paradossalmente è una tua costante. E comunque mantieni un tratto tutto tuo, una specie di firma. Questo singolo sembra molto “Bignoli”.
Molti cantautori di oggi non fanno che clonarsi, ormai da anni. Non è necessario far nomi, è sotto gli occhi di tutti. Io sento invece un bisogno continuo di tentare nuove strade. Mi piace anche moltissimo avere le collaborazioni, trovare persone che credono in quello che faccio, che riescono ad interpretare e carpire la mia sensibilità e lavorare insieme mi dà un senso di profonda realizzazione. Qui c’è Mimmo Iervolino che ha scritto per me uno dei brani e poi ci sono i musicisti, tra i più bravi sulla piazza. Si parla di Paolo Carta, chitarrista ed arrangiatore. Tanto per dirne uno. O Francesco Isola, batterista e produttore. Vedi, io non ho fatto studi musicali veri e propri: ho imparato per strada, dagli altri, quello che mi serviva per raccontarmi. Ad un certo punto, però, quei quattro accordi non mi bastano più ad esprimere quello che ho dentro.
Ma alcuni grandi della nostra musica, cantautori affermati, hanno avuto questo problema ed hanno fatto lo stesso cose bellissime. Tecnica e creatività non sempre coincidono, anzi spesso divergono. Come in pittura un Van Gogh, che la tecnica non l’ha mai avuta. Niente accademia, si è messo davanti ai cavalletti degli altri e la tecnica ha finito per inventarsela.
E’ vero soltanto in parte, sai? Molti dei cantautori che hai in mente tu, li ho conosciuti personalmente, sono stato loro amico. In realtà si circondavano di grandi musicisti che sapevano interpretare le loro intuizioni. Per questo sto attento a chi collabora con me. Sono loro che mi aiutano ad essere te stesso. Anche sul piano spirituale succede così: ci sono persone amiche, piccole e grandi anime con le quali posso confrontarmi. A volte sono le stesse con cui lavoro, perché presto o tardi si finisce per lavorare insieme.
Ma perché sperimenti generi musicali sempre diversi?
Perché sono alla ricerca di qualcosa che vorrebbe essere definitivo, ma che ancora mi sfugge. Mi pare di essere su un buon livello, ma io pretendo molto da me stesso e non mi accontento. Neanche un consenso scontato mi interesserebbe, non lo voglio e non lo cerco.
E la crescita umana ed artistica?
E’ bizzarro essere quasi a 50 e sentire che stai crescendo?
No, credo sia una dinamica piuttosto comprensibile….
Prima ero come il prezzemolo. Facevo di tutto, ho anche scoperto capacità che non sapevo di avere. Hai idea di cosa significhi ideare e far nascere un festival, fare il direttore artistico, l’organizzatore, il promoter, il p.r.,occuparmi di tutto - dalla organizzazione alberghiera ai finanziamenti, agli sponsor, all’ufficio stampa, alle relative produzioni musicali? Oggi dico sempre che voglio tirare i remi in barca, non nel senso di mettermi a riposo. Ho bisogno di silenzio, di pensare di più alla mia persona, capire meglio chi sono, cosa voglio dire. Di capire anche quali sono le esigenze di un piccolo artista che si presenta da solo. Ho tanto da comunicare: la ricchezza di una storia. Per questo, ad esempio, ho scelto di non raccontare più la mia vicenda in televisione. I programmi hanno palinsesti banali,diseducativi. Si guadagna in audience e si perde rispetto e utilità.
In che senso “ti presenti da solo”?
Prima ero impegnato in tante attività che promuovevano tutta la musica cristiana. Oggi devo invece lavorare su di me, concentrarmi sul mio lavoro. C’è il rischio che questa scelta possa portare una sorta di isolamento, ma temo di più il disperdere il senso di quello che sono come artista e la mia esperienza di uomo. I veri amici, quelli non li perderò di certo. Invece occorre verificare tutti questi 20 anni di lavoro e di vita, frutto della mia conversione. C’è anche la mia famiglia che ha bisogno della mia presenza. Ma soprattutto sono io ad aver bisogno di ritrovarmi per andare avanti.
Che accoglienza ti riserva l’ambiente?
Nascono grandi amicizie, all’estero ma anche qui da noi, nella Chiesa e nel mondo laico.
Ci sono state anche delle difficoltà ed incomprensioni, non lo nascondo. Ora, che questo possa accadere nell’ambito della musica leggera, lo metti in conto. Che invece accada anche in determinati ambienti, come certi segmenti del mondo ecclesiale, dove invece ti aspetteresti di essere accolto, porta a riflessioni a volte amare. Ti obbliga a chiederti cosa voglia dire evangelizzare. Oggi si parla molto dei giovani, senza conoscerli e senza quella radice che è la capacità di far camminare una persona con orgoglio nella fede. Suonare è facile!E’ la musica della fede che bisogna cercare, che bisogna far risuonare. Guardandomi intorno mi sono accorto di tutta questa confusione, fino ad arrivare in certi momenti quasi a sentirmi fuori luogo, come dissonante.
Perché?
Perché? Che cosa ho da dire, io? L’incontro che ho fatto, l’esperienza della mia vita, il mio entusiasmo per questo. Anche musicalmente, ho una personalità che posso sempre far crescere, ma dalla quale non posso prescindere. Non mi va di accomodarmi furbescamente ad inseguire le mode del momento. Gli stimoli nuovi voglio farli miei, ma per farli diventare parte organica di una fisionomia complessa.
Se c’è uno che non dovrebbe aver problemi a seguire le tendenze, quello sei tu.
La mia caratteristica è di spaziare. Trovo facilmente il registro comunicativo delle persone che incontro, anche quello musicale. Non sono, però, manipolabile. Non sono uno di cui si può far quel che si vuole, secondo la mentalità del momento. Io ho una mia fisionomia artistica, una personalità umana, un’esperienza ed una professionalità e questo può anche risultare scomodo, a volte. Sono consapevole di aver fatto una scelta che talvolta persino nel mio ambiente fatica ad esser condivisa.
E cioè?
Quella di non adeguarmi ad una moda di intrattenimento e di animazione clonando i generi di grido, ma di guardare la grande musica, la musica americana, il rock italiano degli anni ‘70, la sperimentazione come Demetrio Stratos, i cantautori come De Andrè, Gaber, Lolli, e di sentire anche il dramma umano insito in certa musica. Di raccontare la mia storia che è la testimonianza di uno che ha cercato, sofferto, sbagliato e che poi ha trovato se stesso in un incontro che ha cambiato la sua vita. La testimonianza di un incontro che poteva non succedere, che non mi sono inventato io. E’ scomodo. Perché dice che la tua felicità dipende dall’iniziativa di Dio, non appena dai buoni sentimenti. E non è nemmeno l’appiattimento nascosto nel clichet che imperversa nella musica cristiana: attiriamo i giovani con un motivo orecchiabile e veicoliamo un discorso moralistico mediante il testo. No, è tutta la personalità umana ed artistica che esprime un dramma ed un’avventura, dall’esito non scontato. Per me la vita non è un gioco, per questo non mi va la prevedibilità, la comunicazione pilotata, la manipolazione anche in campo religioso.
Sta forse proprio in questo l’attrattiva della tua proposta….
Eppure talvolta mi fa soffrire una certa indifferenza, una certa diffidenza, al di là del legittimo variare dei gusti. C’è da dire anche che per carattere tendo sempre a dire le cose in modo molto diretto, anche quello che non va. Chi mi conosce sa che, anche se con gli anni mi sono ammorbidito nei toni, conservo sempre una schiettezza che non mi permette di spendermi in lusinghe o ripararmi dalle ritorsioni.
Una forza che molti non hanno?
Ho ricevuto negli anni delle conferme sul valore di quello che faccio.
Però alla fine,guarda! La forza viene dal convincimento che ho trovato la persona giusta, che mi è amica, che cammina con me, che mi segna la strada, che è Gesù Cristo. Lo dico a tutti, apertamente: in piazza o in Chiesa.
In questa pausa di riflessione che dicevo prima, abbastanza sofferta e feconda, in parte imposta da circostanze esterne come la malattia alla spalla di tre anni fa, in parte voluta e ricercata liberamente attraverso le scelte professionali, sto comunque lavorando e producendo. Mi sono fatto tante domande, ho messo alla prova quello che ho incontrato e mi sto accorgendo che è ancora più vero oggi che 20 anni fa. Solo che nella mole di attività che avevo intrapreso, certe volte ero come trasportato da una macchina in moto. Invece devo essere io a stringere il volante, capisci? E’ come riprendere, con più coscienza di prima, il significato di quello che faccio, l’origine, che è l’incontro con Cristo.
Quali stimoli ti raggiungono in questo momento?
Le persone che lavorano con me, anzitutto. Il lavoro che sto facendo con loro. Il confronto con la realtà, anche con quella che ti ho detto. Non si scherza con la realtà. Con la musica, con lo spettacolo, con la gente, con il mondo cristiano. La verifica nei fatti di un nuovo percorso intrapreso con il singolo è uno stimolo, mi dice: “Andiamo avanti!”. A 50 anni qualcuno ti considera vecchio, ma io sento di dover ancora crescere, camminare, cercare un volto ancora più mio. Sto ancora cercando una casa!
Come sarebbe a dire?
La casa di mattoni già c’è, grazie al cielo. Per tanti anni non l’ho avuta, adesso ce l’ho. Anche la famiglia, che per tanto tempo mi è mancata, ora c’è. Ma la casa non è solo questa qui ed anche la famiglia non è solo marito, moglie, figli e parenti. Sono anche gli amici veri, quelli che camminano con te, che condividono la tua ferita, che guardano dalla stessa parte, che ti ricordano quel che sei, che spartiscono la gioia e la fatica. E ci sono, come ti dicevo, sparsi un po’ qua un po’ là. Sono io che sto ancora facendo ordine in me, chiarezza su una meta che si sta a poco a poco delineando. E’ un tempo di riflessione e di semina, staremo a vedere i frutti.

Di Laura Rabini
Insegnante medie superiori

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