Les Ballets de Monte-Carlo danzano il mondo fiabesco e simbolico de La Belle

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24/ott/2006 19.20.00 Ufficio Stampa Teatro Regio Contatta l'autore

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Teatro Regio di Parma

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Les Ballets de Monte-Carlo

danzano il mondo fiabesco e simbolico de La Belle

Teatro Regio di Parma

venerdì 27, sabato 28 ottobre 2006, ore 20.30

  

 

È con una delle compagnie più blasonate d’Europa il nuovo, prestigioso appuntamento di ParmaDanza 2006, IV festival internazionale di danza realizzato dal Teatro Regio di Parma, con il contributo di Cariparma & Piacenza, partner del festival, di Pinko e con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Venerdì 27 e sabato 28 ottobre, alle ore 20.30, debuttano a Teatro Regio Les Ballets de Monte-Carlo con il balletto La Belle, dalla celeberrima fiaba di Perrault.

 

Sull’onda di leggendarie memorie che rimandano all’epoca d’oro del balletto europeo, oggi sotto la presidenza della Principessa di Hannover, la compagnia monegasca celebra i vent’anni di attività, forte di un’identità artistica che della “tradizione della modernità” ha fatto il proprio vessillo.  Composta da cinquanta ballerini dotati di personalità forti e di grande versatilità, la compagnia vive dal 1993 il felice corso artistico impresso dalla direzione di Jean-Christophe Maillot. Formatosi con Rosella Hightower, ballerino per John Neumeier, già direttore del Centro coreografico nazionale di Tour, per Les Ballets de Monte-Carlo Maillot ha costruito un repertorio ricco e originale. Negli anni la compagnia ha acquisito classici del '900 firmati da George Balanchine, Maurice Béjart o Jirí Kylián, importanti titoli dei grandi maestri dell’astrazione americana come Lucinda Childs, William Forsythe o Karole Armitage, e invita ogni anno a creare balletti a propria misura coreografi europei di spicco quali Nacho Duato, Jacopo Godani o Sidi Larbi-Cherkaoui. Nel frattempo Maillot ha definito la fisionomia della compagnia intorno alle proprie creazioni: non solo eleganti balletti astratti, come gli acclamati Dov’è la luna e Vers un pays sage, o il recente Chassé-Croisé, ma anche originalissime riletture moderne di immortali classici del balletto.

 

Tra Giulietta e Romeo, Cenerentola e Casse-noisette, La Belle, creata nel 2001 al Grimaldi Forum di Monaco e insignita dei Premi “Nijinskij” e “Danza & Danza”, spicca per la profondità d’interpretazione della fonte originale: la celeberrima fiaba di Perrault de La Bella addormentata. Dimenticando la vena edulcorata della prima messa in scena del balletto, creato nel 1890, al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, dal maître de ballet francese Marius Petipa sulla scintillante partitura musicale di Pëtr Il’ic Cajkovskij, Maillot è attratto dall’aspetto più carnale dell’amore romantico, per nulla adombrato dal favolista seicentesco, ma anzi chiaramente esplicitato nella morale finale della fiaba.

 

Suddivisa in tre atti, racchiusa in un décor sfavillante e multicolore con le scene di Ernst Pignon-Ernest, i costumi di Philippe Guillotel e le luci di Dominique Drillot, concepita come l’originale sulla partitura cajkovskijana, La Belle di Maillot sceglie dunque di esplorare il côté più attuale della favola-archetipo, seguendo le vie affascinanti e tortuose dell’inconscio e della psicanalisi. Per farlo costruisce un registro narrativo che dietro l’evidenza della realtà cela, in ogni più piccolo dettaglio, la complessità della simbologia. Così la sua Belle si dipana attraverso lo scontro vitale di mondi diversi e contrastanti: l’universo cupamente asfissiante della Regina, la madre del principe, castrante e vampiresca, e quello fertile e naïve del regno di Aurora, dove il cielo è blu e i bambini continuano a nascere. Personaggio chiave, unico legame tra i due mondi, è la Fata dei Lillà, che aiuterà l’adolescente Belle ad uscire dalla bolla simbolica nella quale vive rinchiusa, per aprirsi finalmente alla pienezza dell’amore.

 

In preparazione allo spettacolo, La danza dietro le quinte, a cura di Valentina Bonelli, offre un nuovo, interessante appuntamento. Per entrare nel vivo del lavoro quotidiano dei Ballets de Monte-Carlo, giovedì 26 ottobre alle ore 18.00 a Teatro Regio il pubblico potrà assistere a una “classe” aperta della compagnia, presentata e commentata da un maître de ballet. Per informazioni e prenotazioni La danza dietro le quinte: Ufficio Stampa tel. 0521 039366, 0521 039369; stampa@teatroregioparma.org

 

Per ulteriori informazioni: biglietteria Teatro Regio, tel. 0521 039399, fax 0521 504424, biglietteria@teatroregioparma.org, www.teatroregioparma.org

 

 

 

venerdì 27 ottobre 2006, ore 20.30 turno A

sabato 28 ottobre 2006, ore 20.30 turno B

Sotto la Presidenza di S.A.R. la Principessa di Hannover

Les Ballets de Monte-Carlo

Coreografo - Direttore Jean-Christophe Maillot

La Belle

Ispirato a La Bella addormentata nel bosco

Coreografia JEAN-CHRISTOPHE MAILLOT

Musica Pëtr Il’ič Čajkovskij

Scene Ernest Pignon-Ernest

Costumi Philippe Guillotel

Luci Dominique Drillot

 

Il soggetto

 

Atto primo

L’universo del Principe

Scena 1 È dalla Fata dei Lillà che tutto a inizio... «La Regina dice numerose volte a suo figlio, per spiegarglielo bene, che bisognava accontentarsi nella vita; ma egli non osò mai confidale il suo segreto».

L’universo della Bella

Scena 2 La Fata dei Lillà viene a raccontare al Principe la storia della sua Bella. Tutto il reame vive nella gioia, nella felicità e nell’abbondanza, tuttavia... «Il Re e la Regina erano così afflitti di non avere figli, così afflitti, da non potersi dire».

Scena 3 La Fata dei Lillà compie il miracolo. «Finalmente, però, la Regina restò incinta e diede alla luce una bambina».

L’universo del Principe

Scena 4 La Regina cerca di infrangere i sogni di suo figlio. «Egli la temeva, nonostante l’amasse, poiché ella era di razza orchessa e il Re l’aveva sposata soltanto per le sue grandi ricchezze».

La Visione

Scena 5 È in veste di Carabosse che ella penetra nell’universo della Bella, per farle un maleficio e dire «che la Bella si sarebbe punta la mano con un fuso e che ne sarebbe morta. Questo terribile dono fremere tutta la compagnia e non c’era persona che non piangesse. Poi, il Re e la Regina, dopo aver baciato la loro cara bambina senza svegliarla, uscirono dal castello e fecero pubblicare divieti a chiunque di avvicinarlesi».

L’universo del Principe Scena 6 La Fata dei Lillà veglia: «Rassicuratevi, la vostra Bella non morrà affatto, è vero che io non ho abbastanza potere per disfare interamente ciò che la mia sorella maggiore ha fatto: la Bella si pungerà la mano con un fuso, ma invece di morire...»

 

Atto secondo

L’universo della Bella

Scena 1 In capo a quindici o sedici anni, trasferitisi il Re e la Regina in una delle loro dimore di piacere, accadde che la Bella, correndo un giorno in un castello... «Una buona donna non aveva affatto udito parlare dei divieti che il Re aveva fatto: “Che fate qui, mia buona signora?”, disse la Bella “Filo, mia bella bambina”, le rispose la vecchia, che non la conosceva. “Ah, che bello! - rispose la Bella – come fate? Lasciatemi vedere se saprei fare bene altrettanto” Ella aveva appena afferrato il fuso che, essendo molto vivace e un po’ sventata, e poiché d’altra parte la sentenza delle fate ordinava così, se ne punse la mano e cadde priva di sensi».

Scena 2 «Ma, invece di morire, ella cadrà soltanto in un sonno profondo, che durerà cento anni, al termine dei quali il figlio di un Re verrà a svegliarla. Allora il Re, considerando che bisognava che ciò accadesse poiché le Fate l’avevano detto, fece mettere la Bella nel più bell’appartamento del palazzo».

L’Universo del Principe

Scena 3 «Il Principe udì dire che c’era in questo castello una principessa, la più bella mai vista, che doveva dormirvi per cento anni, e che sarebbe stata svegliata dal figlio di un re, al quale era stata promessa. Il giovane Principe, a queste parole, si sentì invaso dal fuoco e spinto dall’amore e dalla gloria risolse di vedere di persona di cosa si trattasse».

 

Atto terzo

L’universo del Principe e della Bella

Scena 1 «Non appena si inoltrò nel bosco, tutti questi grandi alberi, questi rovi, e queste spine si aprirono da sole per lasciarlo passare».

Scena 2 «Allora, poiché la fine dell’incantesimo era venuta, la Bella si svegliò e, guardandolo con occhi più teneri di quanto a prima vista sembrasse possibile: “Siete Voi il mio principe? – gli disse – Vi siete fatto attendere molto”. Il Principe, affascinato da queste parole e più ancora del modo in cui erano pronunciate, non sapeva come testimoniarle la sua gioia. Era più imbarazzato di lei, e non ce ne si deve stupire: ella aveva avuto il tempo di sognare ciò che gli avrebbe detto, poiché sembra (ma la storia non lo dice) che la buona fata, durante un così lungo sonno, le aveva procurato il piacere di sogni gradevoli».

Scena 3 «Quando il Re morì, cosa che successe in capo a due anni, e il Principe si ritrovò sovrano, annunciò pubblicamente il suo matrimonio. Qualche tempo dopo il Principe andò a fare la guerra all’Imperatore Cantalabutte, suo vicino. Lasciò la reggenza del regno alla Regina Madre e le raccomandò vivamente sua moglie e i suoi figli».

Scena 4 «Dal momento in cui egli partì, la Regina Madre poté appagare la sua orribile voglia. Ella ordinò, con un tono da orchessa che ha voglia di mangiare carne fresca con salsa Robert, che si portasse nel cuore della corte un grande tino, che ella fece riempire di rospi, vipere, bisce e serpenti, per farvi gettare la Bella, che aveva vent’anni passati, senza contare i cento che aveva dormito, a causa dei quali la pelle era un po’ dura, anche se bella e bianca. Ma il Re, che non si attendeva così presto, entrò nella corte a cavallo: era venuto a cavallo e chiese cosa significasse questo orribile spettacolo. Nessuno osava spiegarglielo, quando l’orchessa, furiosa nel vedere ciò che vedeva, si gettò per prima la testa dentro il tino, e fu divorata in un istante dalle orribili bestie che ella stessa vi aveva fatto mettere».

Scena 5 - Epilogo Un uomo si sveglia...

 

(Testo tratto dalla novella La Bella addormentata nel bosco di Charles Perrault)

 

Morale della fiaba

Attendere qualche tempo pur di avere un marito

Ricco, ben fatto e dolce,

È cosa assai naturale,

Ma ad aspettare cento anni e per di più nel sonno,

Beh, non si troverebbe più fanciulla oggi

Che dormisse così tranquillamente.

La fiaba ci vuole ancora dire

Che spesso i piacevoli nodi dell'imene

Non sono meno gustosi per essere stati attesi a lungo

E che nulla si perde nell'attesa.

Ma le donne aspirano

Alla fede coniugale con tanto ardore

Che non ho la forza né il coraggio

Di predicar loro questa morale.

Dalla fiaba "La Bella addormentata nel bosco" di Charles Perrault   

 

A forza di ricordare soltanto la visione edulcorata della Bella addormenta nel bosco, compresa quella di Walt Disney, anch’essa ampiamente nutrita dal balletto di Petipa, il carattere potentemente carnale della fiaba di Perrault è stato in gran parte cancellato. Poiché in questa storia è soltanto questione di carne, cosa di cui l'autore non fa mistero. È sufficiente leggere la morale della storia (riportata più sopra) per convincersene. Ma l'inconscio culturale collettivo ha completamente occultato questo aspetto. Lo stesso ha fatto per tutto ciò che attiene alla dimensione complessa fino alla nevrosi del racconto originale. È attraverso questi due prismi, non deformanti al momento della genesi della storia, che bisogna vedere la rilettura che Jean-Christophe Maillot realizza della partitura di Cˇaikovskij e del balletto. Philippe Verrièle

 

 

Les Ballets de Monte-Carlo

«La tradizione della danza a Monaco non ha significato se non si ricorda prima di tutto che essa è tradizione della modernità. Non è la nostalgia per un passato remoto. Essa è una totale forma di ascolto di forme nuove». S.A.R. la Principessa di Hannover

È per rispondere a questa nuova attesa che nel 1993 S.A.R. la Principessa di Hannover nomina a capo de Les Ballets de Monte-Carlo Jean-Christophe Maillot. Forte di un’esperienza di ballerino acquisita con Rosella Hightower e John Neumeier e coreografo e direttore del Centro Coreografico Nazionale di Tours, Jean-Christophe Maillot rappresenta una svolta per la compagnia monegasca. Costruisce un repertorio originale intorno alle proprie creazioni alternando i grandi maestri dell’astrazione americana come Lucinda Childs, Karole Armitage, William Forsythe a coreografi europei quali Jacopo Godani, Nacho Duato, Sidi Larbi Cherkaoui. La ricerca coreografica di Jean-Christophe Maillot s’impone in opere come Dov’e la luna, Rect-Verso, Vers un Pays Sage, Entrelacs, Opus 40, Men’s Dance, D’une Rive à l’Autre, Miniatures così come nei grandi classici al di sopra del tempo come Giulietta e Romeo, Lo schiaccianoci, Cenerentola e La Belle. Alle sue opere hanno collaborato artisti come George Condo, Ernest Pignon Ernest, Philippe Favier, Dominique Drillot, compositori come Yan Maresz, Andrea Cera, Ivan Fedele, Ramon Lazkano, Martin Matalon, Gérard Pesson, Marc Ducret e creatori di costumi come Jérôme Kaplan e Philippe Guillotel. Decisamente rivolto verso l’avvenire e le nuove tecnologie, il coreografo fa anche ricorso a fotografi e cineasti quali Ange Leccia e Gilles Delmas. In tour per una parte dell’anno la compagnia, con i suoi cinquanta ballerini, è presente dal 1993 sulle grandi scene internazionali, contribuendo in tal modo a far conoscere il Principato nel mondo.

 

Jean-Christophe Maillot

Nato nel 1960, Jean-Christophe Maillot studia danza e pianoforte al Conservatorio Nazionale Regionale di Tours, sua città natale, e poi frequenta la Scuola Internazionale di Danza Rossella Hightower a Cannes. Continua i suoi studi fino a conseguire, nel 1977, il Prix de Lausanne. Nel 1978 viene contattato da John Neumeier per entrare a far parte del Balletto di Amburgo dove interpreterà, come solista, alcuni ruoli primari delle creazioni del coreografo americano. Un incidente pone fine alla sua carriera di ballerino. Nel 1983 Jean-Christophe Maillot rientra nella sua città natale e viene nominato coreografo e direttore del Ballet du Grand Théâtre di Tours che diverrà successivamente Centro Coreografico Nazionale. Creerà per questa compagnia una ventina di balletti. Contemporaneamente fonda, nel 1985, il Festival “Le Chorégraphique”. Nel 1986 viene invitato a Monaco dove crea per Les Ballets de Monte-Carlo Les Adieux e nell’aprile 1987, Le Mandarin Merveilleux, che fa epoca. Nello stesso anno è con L’enfant et les sortilèges che si afferma nella compagnia monegasca. Diventa consigliere artistico per la stagione 1992-1993, viene poi nominato nel 1993 da S.A.R. la Principessa di Hannover direttore-coreografo de Les Ballets de Monte-Carlo. Il suo arrivo alla direzione de Les Ballets de Monte-Carlo dà alla compagnia un nuovo impulso e permette ai suoi cinquanta ballerini di raggiungere un alto livello di maturità e di eccellenza. Crea Bêtes Noires (1993), Home Sweet Home e Dov’è la luna (1994), Ubuhuha, (1995), Vers un Pays Sage (1995), Giulietta e Romeo (1996), Recto Verso (1997), l’Ile (1998), Cenerentola e Caisse-Noisette Circus (1999), Opus 40, Entrelacs (2000), OEil pour OEil e La Belle (2001), Men’s Dance (2002), D’une Rive à l’Autre (2003), Noces (2003), Miniatures (2004), Le Songe (2005). La sua personale ricerca è all’origine di un nuovo linguaggio che gli permette di trattare sia i grandi temi classici che di appropriarsi dell’astrazione. Un approccio artistico ammirato dalla stampa internazionale. Ostinatamente votato all’evoluzione della sua compagnia, aperto a nuove forme di scrittura, Jean-Christophe Maillot arricchisce il repertorio de Les Ballets de Monte-Carlo invitando ogni anno coreografi affermati ed emergenti, offrendo loro l’opportunità di misurare il lavoro di creazione su una compagnia di punta. Ricoprendo con ugual slancio sia il ruolo di direttore che di coreografo, Jean-Christophe Maillot fa leva su una rosa di ballerini dalle personalità forti e contrastanti, dotati di grande capacità di adattamento. Questa preoccupazione fondamentale l’ha condotto ad istituire, nel 2000, il Monaco Dance Forum, una vetrina internazionale che si propone di essere per il mondo della danza ciò che il Festival di Cannes rappresenta per il cinema. Creando il “Premio Nizˇinskij”, fiore all’occhiello della manifestazione, Jean-Christophe Maillot rende omaggio ad artisti scarsamente riconosciuti. Grazie alle numerose tournée internazionali, Jean-Christophe Maillot è diventato uno dei coreografi francesi più rappresentati all’estero: Londra, Parigi, New York, Madrid, Lisbona, Seul, Hong Kong, Il Cairo, San Paolo, Rio de Janeiro, Bruxelles, Tokyo, Città del Messico, Shanghai, Pechino. Jean-Christophe Maillot è Ufficiale dell’Ordine del Merito Culturale del Principato di Monaco, Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere, Cavaliere della Legion d’Onore. Il 17 novembre 2005 è stato nominato Cavaliere dell’Ordine di San Carlo da S.A.S. il Principe Alberto di Monaco.

 

Ernest Pignon-Ernest

«Mi sento molto a mio agio in questa funzione di scenografo o di decoratore, non ho problemi di ego. Ho d’altra parte il mio lavoro di pittore nel quale posso esprimermi. Ciò che è per me stimolante e interessante con il balletto è uscire dal mio lavoro solitario, inscrivermi in un processo collettivo. Non ho la preoccupazione di firmare una scenografia: l’opera plastica primaria è il balletto stesso, la coreografia, il corpo delle ballerine e dei ballerini... Cerco di determinare uno spazio che sia al servizio della dinamica generale del balletto. Ho discusso molto con Jean-Christophe Maillot prima che egli iniziasse la sua coreografia... Per l’universo del Principe si è definito un luogo piuttosto freddo, nero e bianco, come asettizzato, molto netto, liscio, inquietante. L’universo della Bella è al contrario piuttosto morbido, dolce, ha curve più sensuali. Jean-Christophe desiderava che fosse colorato. Io non amo i colori dipinti molto evidenti, irrigiditi, pesanti. Qui, ancora, ho concepito una scena molto bianca, i colori saranno trattati dalla luce. Si tratta di creare un universo luminoso, soleggiato, e infatti il lavoro è realizzato con Dominique Drillot che firma le luci. Il nostro lavoro insieme in Romeo e Giulietta è stato molto positivo. Ho evitato nelle scenografie precedenti ogni segno troppo anedottico: abbiamo anche omesso il balcone di Giulietta. Per La Belle serviva un castello: ho concepito una costruzione molto morbida, come una successione d’archi a tutto sesto, che offrirà una moltitudine di circolazioni, numerose installazioni suscettibili di suggerire interno o esterno e un ricco lavoro di luci. Questa organizzazione di curve (ricettacolo di queste aeree e poetiche bolle che sono i costumi concepiti da Philippe Guillotel) sarà a sua volta perturbata, attraversata da uno squarcio zebrato di dardi aguzzi e traslucidi, da cui il Principe andrà ad estirpare la Bella. Questo progetto su La Belle è per me tanto più interessante perché sto lavorando da qualche mese a una serie di disegni ispirati a scritti di grandi mistici, con Bernice Coppieter come modella. Jean-Christophe Maillot fa nascere la coreografia direttamente dai danzatori. Tutto il mio lavoro di disegno tratta del corpo umano e il modo che ha Jean-Christophe Maillot di far nascere la sua coreografia è appassionante.»

 

Philippe Guillotel

«Mi sembrava impossibile scoprire che con Jean-Christophe Maillot posso rinnovare un’avventura simile a quella che ho vissuto per quindici anni con Philippe Decouflé. Ho incontrato in Maillot una persona aperta alle esperienze e che mi autorizza a tradurre, attraverso i colori e i materiali inusuali dei miei costumi, la sua concezione dell’immaginario de La Belle. Il mio approccio all’universo di Decouflé era puramente astratto e visivo. Le ricerche di Jean- Christophe Maillot, al contrario, si organizzano intorno alla narrazione. Era quella, per me, la novità, perché quando si disegna ci si fa la propria storia intorno ai personaggi. Questa volta la storia esisteva già ed è dunque stato necessario che io retrocedessi. Dopo numerosi confronti tra noi, i contorni degli universi della Bella e del Principe si sono a poco a poco precisati: da una parte un gruppo gioioso, infantile, colorato e rotondo con le sue bolle riempite d’aria; dall’altro un mondo che riprende l’immagine di una società decadente, fragile, e senza vita. L’asse portante è l’amore puro, un rifugio al quale si ritorna inevitabilmente quando l’immaginazione ci conduce troppo lontano.»

 

Dominique Drillot

«Nonostante io venga dal teatro e dall’opera, ho sempre progradito nell’universo della danza e finalmente credo di aver trovato tutti i mezzi per esprimermi. Al momento di una creazione ho la fortuna di intervenire per ultimo. Quando tutti i collaborator

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