PORTA_A_PORTA_SUI_FALSI:_UN'OCCASIONE_PERSA

rappresenta il governo - affermava che il prezzo del cd è troppo alto: dato che

05/dic/2003 00.49.02 Guido Robustelli Contatta l'autore

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ASSOCIAZIONE

DEI   FONOGRAFICI

ITALIANI

 

PORTA A PORTA SUI FALSI: UN’OCCASIONE PERSA

 

La recente puntata di Porta a Porta dedicata alle contraffazioni ha mostrato ancora una volta l’assoluta incapacità del settore della musica nel difendere e nello spiegare le proprie ragioni.

L’AFI - Associazione Fonografici Italiana - stigmatizza il fatto che per dibattere simili problemi tanto importanti per la discografia e per il suo futuro, non siano stati presenti esperti e operatori  di sicuro a conoscenza dei reali problemi che provoca la pirateria, e le sue ripercussioni, né sia stato chiamato alcun rappresentante delle due principali associazioni dei discografici e della FPM (Federazione contro la Pirateria Musicale)

Mentre gli altri settori erano rappresentati da agguerriti avvocati e da imprenditori di successo, per la discografia parlavano Iva Zanicchi, Gigi D’Alessio - con argomenti chiaramente inadeguati -  Franco Migliacci, neopresidente della SIAE, e Norina Vieri per i commercianti (peraltro presentata come rappresentante della discografia)

Se  le altre categorie (ottica, orologeria, pelletteria ecc…) risultavano ingiustamente danneggiate dai prodotti falsificati, sotto accusa come al solito finivano le case discografiche che, a sentire gli altri, si approfittano di una situazione di oligopolio “di cui si dovrebbe occupare l’antitrust”.

Ancora più scoraggiante l’argomentazione del Vice Ministro dell’Economia Mario Baldassarri che, mostrando un’ “ignoranza” del problema non degna di un economista che rappresenta il governo - affermava che il prezzo del cd è troppo alto: dato che il costo di un cd è di un euro (compresi i diritti d’autore) è assolutamente incomprensibile un prezzo al pubblico di 20 euro.

In tal modo Baldassarri - anche Baldassarri !- confondeva inopinatamente il costo di fabbricazione con il costo di produzione che - lo sanno anche gli studenti delle scuole medie - è del tutto differente. E’ come dire che il prezzo di un quadro è determinato dal costo della tela e dei colori, o che quello di un libro è formato dalla carta e dalla stampa. A questo punto, Bruno Vespa non poteva che concludere allegramente che è logico che i giovani non possono spendere 40.000 lire per un disco. Inconsistenti le fragili argomentazioni di coloro che in quella sede, avrebbero dovuto lanciare un messaggio chiaro e forte a difesa del settore che più degli altri patisce del fenomeno della pirateria.  Gigi D’Alessio : sì è vero che per ogni copia legale di un suo CD  ne vengono stampate 10 illegali,  ma quasi quasi sembra fiero di essere piratato anche se non lo dice esplicitamente  (solo gli artisti famosi lo sono ) e  Franco Migliacci , che solo a tarda ora, è riuscito a dire che dietro alla contraffazione c’è la criminalità organizzata e che manca in Italia la cultura della difesa del copyright.  Sì il fenomeno è grave, ma quanto emerso non ha certo trasmesso al pubblico l’entità del problema che non coinvolge solo la discografia ma tutta la filiera del settore fino all’ultimo operaio. In fondo basta D’Alessio a chiudere la puntata al pianoforte per fare dimenticare (ammesso che ce ne fosse stato bisogno) le pene del settore musicale.    

A dimostrazione, se ancora c’era bisogno, della scarsa valutazione che hanno istituzioni e politici della nostra categoria imprenditoriale e industriale, che opera per lo spettacolo, la comunicazione, il tempo libero, la cultura.

 

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