RITA BOTTO

13/nov/2007 14.49.00 Andrea Galgano Contatta l'autore

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RITA BOTTO

“DonnaRita” – “Ethnea”

NuovoDoppio cd (Recording Arts/ Kind of Blue 50-05)

in tutti inegozi di dischi

 

Sono passati tre anni dalprimo disco ufficiale, “Stranizza d’amurri”, che hasicuramente contribuito a proiettare RitaBotto sul trono di miglior  cantante di World Music in Italia. Ormaiospite d’onore nei più importanti concerti di Carmen Consoli, Roy Paci,ecc., Rita è certamente la “Sophisticated Lady” della MusicaItaliana. Bravissima compositrice, Rita Bottoha ora anche arrangiato il nuovo disco, “Donna Rita”, prodotto daRoy Tarrant  (Stanley Clarke, Ron Carter, Bobby Hutcherson, Phil Woods, JohnAbercrombie, ecc), per la storica etichetta Recording Arts/-Kind of Blue.

 

 

CD 1 “Donna Rita”

Il CD Donna Rita è il nuovo omaggio che lacantante  Rita Botto (che ha ormaidiviso suo vissuto artistico fra la sua terra d’origine e quellaadottiva,l’Emilia-Romagna), sente di fare alla propria Sicilia ed allesue radici culturali; affrontandolo per altro in modo del tutto personale.

Le 12 tracce da leiinterpretate risultano essere un connubio di stili e mondi molto diversi traloro che hanno come comune denominatore l’uso del dialetto.

E’ con la composizione Canzonetta 2 cheentriamo nell’atmosfera del disco, a dir vero calda…i tamburiafricaneggianti di Paolo Caruso, ilritmo ossesssivo del basso di Felice Del Gaudio sono il perno su cui danzano leparole di Melo Freni, che bene esprimono la tempesta dei sentimenti di un amoretravagliato.

Introdotto dal suono delmarranzano, suonato da Puccio Castrogiovanni (Lautari), prende avvio La tirannia: un brano tradizionale che,solitamente, durante i suoi spettacoli, Rosa Balistreri cantava a cappella, quirivisitato in chiave moderna.

E’ il grido dirabbia e di disperazione dei siciliani, da secoli vessati da ogni sorta didominazione straniera.

 Ancora un brano che, adarte, tratteggia le amare vicissitudini del popolo siciliano, depredato dellesue più grandi ricchezze, è quello il cui testo è del poeta palermitano IgnazioButtitta: I pirati a Palermo.

Di  una sorta di nostalgica allegrezza è intrisa la musica,con la tromba del siracusano Roy Paci, che  accompagna in modo quasi solenne ilracconto.

Ritango (a firma della stessainterprete) affida all’andamento passionale di un tango alcuneespressioni tipiche della tradizione isolana, ben ricomposte al fine ditrattare lo scomodo tema delle “corna”, così mal sopportate inSicilia.  Cosa curiosa è il fatto che a parlarne sia proprio una donna.

Massimo Tagliata, espertointerprete stilistico del tango, ha saputo dare con la sua fisarmonica un toccodi raffinatezza al brano.

 

Ed è subito Rosa, con la rinnovata presenza di Roy Paci, dal ritmo spensierato ecubaneggiante sottolineato dalle percussioni di Roberto Rossi.  E’ lasimpatica storia di un popolano che finalmente mette la testa a posto e  sidecide a cercare moglie.

Ben si lega a questobrano il successivo, una beguine tutta da ballare, in pieno stile  orchestra da night anni‘40/’50, con al pianoforte un grande direttore: Teo Ciavarella.

Ti amai ne è il titolo e  chiconosce bene Nino Martoglio, sa che la prima e l’ultima strofa si rifannoad una sua poesia sull’amore malamente ricambiato da una donna.

Il brano successivo siintitola Sulu ppi ttia (Solo perte).

Qui Rita apre il suocuore per parlarci di un amore passato, con la compostezza musicale che tantosembra rifarsi all’aria di un’opera lirica. Le soluzioni armonichedi Giancarlo Bianchetti alla chitarra ed il violoncello di Enrico Guerzonirendono al meglio l’atmosfera intima e raccolta.

Una canzone di Modugno,scritta assieme ad Enrica Bonaccorti, ci dà l’opportunità di sentire cantare la Bottoper la prima volta in italiano. Stiamo parlando di Amara terra mia, che rivisitata in stile milonga, si rifà aldelicato argomento dell’emigrazione e al duro distacco dalla propriaterra d’origine.

Si ritorna ancora allatradizione con ‘A curuna,dove centrale è la storia di una giovane donna che rifiuta di diventare reginaper essere libera di amare l’uomo dei suoi sogni, che vede volare su diun cavallo d’oro.

Il gesto audace dilibertà di questa giovane “picciotta” sicula è sottolineato in modooriginale da Ruggero Rotolo,  valente musicista catanese che utilizza le maninude per suonare i tamburi della sua batteria.

Altro inedito è L’altalena, del sassofonista diAcireale Antonio Marangolo, il quale ha composto il brano appositamente perquesto disco.

Lo sfondo è  proprioAcireale, con una vivida descrizione di tipiche scene di vita quotidiana delluogo : i vecchietti che con il loro passo strascicato si trascinano verso lepanchine della piazza,  i rintocchi della campana a morto che  ci ricorda“l’unico appuntamento” immancabile della nostra vita, lavisione dell’Etna che sbuffa mista all’odore di bruciato dei“botti” durante le feste di piazza.

Non poteva mancare Mi votu e mi rivotu, un classico dellatradizione siciliana, di autore anonimo.  Insieme a La tirannia è stato registrato  in Sicilia con i collaboratori che da sempre accompagnano l’artista durante i suoi concertinel sud dell’Italia: Carlo Cattano (sax), Giuseppe Finocchiaro(pianoforte), Giovanni Arena (basso) e Ruggero Rotolo (batteria).

Il brano, che sembra sia stato composto da un detenuto, racconta di un uomo che non dorme la notteripensando alle bellezze della sua amata.

Ed infine chiude il discouna imprevedibile composizione, resa famosa dai Madredeus :Haja o quehouver, cantata prima in portoghese e poi in siciliano, canzoned’amore struggente, rivolta ad un uomo di cui la donna aspetta ilritorno.

 

CD 2 “Ethnea”

“Ethnea” non è un disco nuovo.

Risorge adesso dal mio passato grazie all’interesse

che hanno suscitato i miei lavori più recenti.

Il disco divenne tale solo in un secondo momento.

In principio erano demo registrati in fretta ma con grande

impeto creativo in cui si concretizzava la mia personale

rivisitazione della musica siciliana assieme ad altre

cartoline del mondo. E’ stato comunque un punto di partenza

per molti eventi a seguire, soprattutto “live”.

Determinante il contributo artistico di Felice del Gaudio

che ancora  ringrazio per aver accompagnato con passione

quel mio periodo di “santa incoscienza”.

 

Rita Botto

 

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