La danza come antidoto alla tragedia dell’Olocausto

27/gen/2008 09.30.00 Stefania Pilato Contatta l'autore

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La danza come antidoto alla tragedia dell’Olocausto

 

Si può raccontare l’Olocausto senza cedere a facili banalizzazioni, invitando ad una riflessione costruttiva che non si fermi al “semplice”, tragico ricordo? Scegliendo un testo non sfruttato, affidandolo ad interpreti sensibili, affrontando la regia con felici intuizioni e presentandolo ad un pubblico attento…sì.

E si può trasmettere, raccontando l’Olocausto, un messaggio di speranza da cui emerga l’importanza dell’arte? È stato possibile sabato 26 gennaio al Teatro Garibaldi di Modica grazie a  Un tempo per parlare, un tempo per danzare, liberamente tratto dal diario autobiografico di Helen Lewis Il tempo di parlare, organizzato dall’Associazione The Entertainer per celebrare il Giorno della Memoria.

Lo spettacolo narra la storia di una ballerina cecoslovacca vittima della deportazione e sopravvissuta grazie alla sua arte.

È la danza infatti a rendere sopportabile l’insopportabile reclusione nel ghetto di Terezin. Ed è ancora la danza che le fa guadagnare la stima e il rispetto dei carcerieri, sia ad Auschwitz che a Stutthof, che attenueranno le vessazioni nei suoi confronti permettendole di resistere, fisicamente e psicologicamente, fino alla liberazione.

Interpretato da Simonetta Cartia per la parte vocale e da Serena Cartia per la parte danzata - sue anche le coreografie - Un tempo per parlare, un tempo per danzare ha ottenuto il patrocinio dell’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane).

Sottolineando al pianoforte testo e danza, Marco Cascone, giovanissimo talento ibleo in ascesa, ha condotto per mano ogni momento dello spettacolo improvvisando e proponendo arrangiamenti personali di temi ebraici; tra questi, i brani Yoshke yoshke, Yankele, Dona dona e Rozhinkes mit mandlen cantati da Simonetta Cartia.

Di fascino la scelta di regia di Giovanni Spadola di denudare il palcoscenico - quasi…scarnificato senza quinte - e di inserire sulla scena pochi, essenziali, elementi: un tavolo, una sedia, una forma di pane e una stella di David, disegnata durante lo spettacolo.

Bravissimi infine gli allievi del laboratorio di formazione e avviamento al teatro Tessuto inclusivo organizzato dalla Cooperativa Cartellone che, a meno di quattro mesi dall’inizio delle attività avviata nell’ottobre 2007, hanno dimostrato di avere presenza scenica, espressività, coordinamento, rigore e professionalità. Ancora un applauso dunque, con la speranza di vederli nuovamente in scena, a Giordana Agosta, Lucrezia Amato, Maria Denise Azzaro, Giuliana Coniglione, Roberto Coppola, Luciano Frasca, Rosalba Fronte, Arianna Galazzo, Chiara Giannì, Romano Gennuso, Valerio Iachininoto, Nicoletta Mauro, Martina Occhipinti, Elena Scalia, Elisa Sessa, Martina Scollo.

 

Modica 27 gennaio 2008

 

Ufficio Stampa

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