Porgy and Bess per la prima volta al Teatro Regio di Parma

06/feb/2008 12.10.00 Ufficio Stampa Teatro Regio Contatta l'autore

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Per la prima volta a Parma
Porgy and Bess

Il capolavoro di GeorgeGerswhin

nello storico allestimentodel New York Harlem Theatre

per il secondoappuntamento della Stagione Lirica

Teatro Regio di Parma

13, 14, 15, 16, 17 febbraio 2008

 

 

Grande attesa per ilsecondo titolo della Stagione lirica 2008 del Teatro Regio di Parma, chedal 13 febbraio 2008 (repliche il 14, 15, 16 e 17 febbraio) porterà in scenaper la prima volta a Parma Porgy and Bessdi George Gershwin, nello storico allestimento del New York Harlem Theatre,depositario dell’eredità artistica del compositore americano. Nei ruoliprincipali si alterneranno i cantanti del New York Harlem Theatre, acclamati intutto il mondo in questo repertorio. L’Orchestra del TeatroRegio di Parma è affidata all’esperta bacchetta di Willian Barkhymer,direttore artistico del New York Harlem Theatre.

 

Il più originale innesto scaturito fra il teatro musicaleoccidentale e la musica d’oltreoceano ha reso immortale la vena melodicadi Gerswhin con pagine come Bess You Is MyWoman Now e Summertime.L’opera debuttò in anteprima a Boston il 30 settembre del 1935 perpassare poi all’Alvin Theatre di New York dieci giorni dopo, dove hainiziato una inarrestabile ascesa, tanto da essere l’unica opera liricastatunitense ad essere rappresentata con successo nei teatri di tutto il mondo.Gershwin ha rielaborato canti religiosi, jazz, cantilene dei popoli di coloresecondo gli stilemi della tradizione europea. “Le sue melodie non sono nécasuali né meccanicamente costruite – affermò il padredell’avanguardia Arnold Schoenberg, - ma sono fornite di un’intimaragione e non possono quindi essere isolate dal testo e dal contenutodrammatico. Melodia, armonia e ritmo sorgono in maniera assolutamente spontaneaed autentica”.

 

Le storie di amore e gelosia che costruiscono la tramadi Porgy and Bess nel libretto diEdwin DuBose, Dorothy Heyward e Ira Gershwin sono un avvincente intreccio disituazioni che fanno da sfondo a canzoni passate alla storia Prima fra tutte Summertime, diventata spunto melodico perinnumerevoli trascrizioni e variazioni strumentali e vocali. Fra le altrecelebri melodie di Gershwin contenute in Porgyand Bess, figurano pagine celebri come Jasbo Brown Blues e ItAin’t Necessarily So, I GotPlenty of Nutting.

 

Con la regia e coreografia di Baayork Lee, le scene diMichael Scott, i costumi di Christina Giannini e le luci di Reinhard Traub, Porgy and Bess è una produzione del NewYork Harlem Theatre. Oltre alla Compagnia di Canto del New York Harlem Theatre,nelle recite al Teatro Regiodi Parma si alterneranno Terry Cook e Kevin Dean nel ruolo di Porgy, DonitaVolkwjin e Morenike Fadayomi in quello di Bess. Gli altri protagonisti sonoJermaine Smith (Sportin’ Life), Cedric Cannon (Crown), Henrietta Davis eMonique McDonald (Serena), Marjorie Wharton (Maria), Michael Redding (Jake),Jacqueline Echols e Heather Hill (Clara). Sul podio dell’Orchestra del TeatroRegio di Parma salirà William Barkhymer, che conosce a fondo la partitura di Porgy and Bess, sindall’allestimento della Glyndebourne Festival Opera diretto da sir SimonRattle poi inciso dalla Emi, e poi per la versione televisiva del musical e perle numerose edizioni nelle più prestigiose sale d’opera internazionali.

 

Come di consueto, al Ridotto del Teatro Regio sabato 9febbraio, ore 17.00, si terrà l’incontro di presentazionedell’opera per il ciclo Prima che si alzi il sipario. Vincenzo Raffaele Segretoincontrerà il Maestro Barkhymer e alcuni artisti del New York Harlem Theatreinterpreteranno i brani più celebri dell’opera accompagnati al pianoforteda Dan Saunders.

 

Con il debutto a Parma del capolavoro di George Gershwinil Teatro Regiodi Parma conferma un cartellone lirico aperto alle più varie forme edespressioni del teatro musicale degli ultimi tre secoli. Dopol’inaugurazione nel solco del mito faustiano, con l’esecuzione informa scenica dell’oratorio Sznene ausGoethe Faust di Robert Schumann, è molto atteso il ritorno, dopoun’assenza di quasi trent’anni, del Così fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart. A chiudere questaintensa stagione sarà La Bohémedi Giacomo Puccini nel centocinquntesimo anniversario della nascita delcompositore.

 

La Stagione Lirica 2008 del Teatro Regio di Parma -soci fondatori Comune di Parma, Fondazione Cariparma, Fondazione Monte di Parma- è realizzata anche grazie al contributo del Ministero per i Beni e leAttività Culturali, Fondazione Parma Capitale della Musica, ARCUS e con il sostegno di Banca MonteParma, Barilla, Enìa, Gruppo Lavorint, Consorzio del prosciutto di Parma,L’Albero d’Argento, Agricar Mercedes Benz, Melegari Home.

 

Per informazioni: Biglietteria del TeatroRegio di Parma, via Garibaldi 16/a - 43100 Parma tel. 0521 039399, fax 0521504424, biglietteria@teatroregioparma.org,www.teatroregioparma.org

 

 

 

 

Teatro Regio di Parma

mercoledì 13 ore 20.00 turno A, giovedì 14 ore 20.00turno B, venerdì 15 ore 20.00 turno C, sabato 16 ore 17.00 turno E,

domenica 17 febbraio 2008, ore 15.30 turno D

Porgy and Bess

(TheGershwins’® Porgy and Besssm)

Opera in tre atti di Edwin DuBose e DorothyHeyward, Ira Gershwin, New York Harlem Theatresm

 

Musica di GEORGE GERSHWIN

I diritti musicali di George e IraGershwin® per questa opera sono concessi dalla Famiglia Gershwin.

Porgy and Besssm èpresentato in accordo con Tams-Witmark Music Library Inc. 560 Lexington Avenue, New York.

Gershwin è un trade-mark registrato eun service mark di Gershwin Enterprises.

Porgy and Bess è untrade-mark registrato e un service mark di Porgy and Bess Enterprises.

New York HarlemTheatresm è unservice mark di New York Harlem Productions, Inc.

 

Porgy

TERRY COOK

 

KEVIN DEAS

Bess

MORENIKE FADAYOMI

 

DONITA VOLKWIJN

Sportin’ Life

JERMAINE SMITH

Crown

CEDRIC CANNON

Serena

HENRIETTA DAVIS

 

MONIQUE MCDONALD

Maria

MARJORIE WHARTON

Jake

MICHAEL REDDING

Clara

JACQUELINE ECHOLS

 

HEATHER HILL

 

Robbins MICHAEL AUSTIN, Mingo CHAUNCEY PACKER, PeterMARVIN SCOTT, Venditore digranchi DUANE MOODY,

Jim JOHN FULTON/JUSTIN MILLER, Frazier IVAN GRIFFIN/EARL HAZELL, Lily ALTEOUISE DEVAUGHN,

Annie JEANETTE BLAKENEY/LEAH DEXTER, Becchino JUSTIN MILLER/KEVIN MORENO,

Venditrice di fragole JERYL LEE CUNNINGHAM/ADRIENNE WEBSTER, Detective JOEL KIRBY

 

Maestro concertatore e direttore

WILLIAM BARKHYMER

 

Regia e coreografia

BAAYORK LEE

 

Scene

MICHAEL SCOTT

 

Luci

REINHARD TRAUB

 

Costumi

CHRISTINA GIANNINI

 

ORCHESTRA DEL TEATROREGIO DI PARMA

 

The Gershwins’® Porgy and Besssm è una produzione delNew York Harlem Theatresm

Compagnia di Canto e allestimento del New York Harlem Theatresm

Direttore artistico William Barkhymer Direttoreassociato Dan Saunders

 

Spettacolo in lingua originale con sopratitoli initaliano

 

New York HarlemTheatresm

Company Manager Maryam Montague; Assistant Company Manager Idris Alkamraikhi; Production Stage Manager Ashby Baldock;

Production Assistant Francesca Falcone; Assistant Stage Manager Matty Sayre;

Co Dance Captains andDirecting Assistants Linda James Johnson, Lemuel Wade; Master Electrician Bernd Purkrabek;

Assistant Electrician Michael Moench; Technical Director Jose Rubini; Carpenter Pavol Kacmarik; Carpenter/PropsErik Kukla;

Wardrobe Supervisor Mary Reynolds; Wardrobe Assistant Johanna Bond; Hair and Make up Design Everett Suttle

 

Teatro Regio di Parma

Direttore di produzione Tina Viani; Direttore tecnico Luigi Cipelli; Responsabile allestimenti scenici Paolo Calanchini

Complessi artistici e tecnici del Teatro Regio di Parma

Responsabile macchinisti Francesco Rossi;Responsabile elettricisti Andrea Borelli; Responsabile attrezzeria Monica Bocchi;

Responsabile laboratorio scenografiae scenografo realizzatore Franco DanieleVenturi; Responsabile laboratoriocostruzioni Fausto Sabini;

Responsabile sartoria Angela Tedesco; Responsabiletrucco e parrucche Graziella Galassi; Ispettore di palcoscenico Learco Tiberti

 

 

 

George Gershwin

Quel che era deriso ieri

 

Il punto culminante della mia carriera non è stato,come pensano i miei amici e il pubblico, quando suonai il mio Concerto in fa alla Carnegie Hall con la New York SymphonyOrchestra sotto la direzione di Walter Damrosch. Quello fu un avvenimento cheben disposti biografi registrano come importante. E con gratitudine e conumiltà, posso dire che lo fu. Ma vi sono punti culminanti invisibili cheanticipano quello visibile. Vi sono appagamenti spirituali che precedono quellomateriale. Il culmine della gioia più intensa che si prova nel portare acompimento un lavoro fu per me quando ascoltai quel Concerto suonato daicinquanta illustri musicisti che avevo assunto per l’occasione. Due settimaneprima di quella serata in cui il Concerto fu eseguito alla Carnegie Hall, unpomeriggio se ne tenne un’audizione al Globe Theatre. Charles Dillinghamaveva permesso che avesse luogo nel suo teatro. Ne ebbi piacere; non, comedisse uno dei miei cari maliziosi amici, nel modo in cui il folle re Ludwiggodeva della musica di Wagner, essendo lui solo il pubblico del suo teatro.C’erano infatti Mr Damrosch e una decina d’altri che io desideravoudissero la mia musica. Quattro di loro erano critici musicali; gli altri,amici personali. Fu allora che udii con le mie orecchie il mio lavoro piùimpegnativo. In tale occasione io stesso ero al pianoforte e ascoltavo, percosì dire, attraverso il molteplice orecchio del pubblico. Un altro culminesarà questa sera: proprio lo stesso giorno in cui preparo queste impressioniper «Theatre Magazine», con la New York Symphony Orchestra suonerò per la radioe per un milione di ascoltatori la mia piú importante composizione.

 

L’anno scorso, quando suonai alla Carnegie Hallil mio primo Concerto, avevo ventisette anni. Componevo musica da otto anni,perciò non rimasi del tutto sorpreso quando grandi musicisti si avvicinarono alpianoforte e si complimentarono con me per le mie fatiche di compositore. Afarmi sorridere di stupore fu comunque il fatto che tutti loro, Rachmaninov,Heifetz, Hoffman, mi fecero i complimenti per l’esecuzione pianistica.Perché io avevo studiato il pianoforte solo per quattro anni, e neanche concelebri maestri. La mia abilità non proviene dall’insegnamento ricevuto,ma da un’abitudine che ho coscientemente praticato fino dalla mia primaadolescenza. Mi riferisco alla mia abitudine all’intenso ascolto. Erostato ai concerti e avevo ascoltato non solo con le orecchie, ma con i nervi,con la mente, con il cuore. Avevo ascoltato la musica con tale fervore daesserne completamente pervaso. Poi tornavo a casa e ascoltavo nella memoria. Misedevo al pianoforte e ripetevo i motivi; stavo acquistando coscienza di quellodi cui sarei stato in seguito l’interprete: l’anima del popoloamericano.

 

Nato a New York e cresciuto fra i newyorchesi, hosentito la voce di quell’anima. Mi parlava per strada, a scuola, ateatro. La sentivo nel coro dei suoni della città. Sebbene di famiglia russa, atale origine non devo alcuna sensibilità per la musica: nessuno in famiglia viha mostrato interesse salvo mio fratello Ira e me. Dovunque andassi udivoconvergere una molteplicità di suoni. In gran parte essi non potevano essereuditi dai miei compagni, perché io li sentivo nella memoria: melodiedall’ultimo concerto, i cigolanti motivi di un organetto, la cantilena diun cantante di strada sull’obbligato di un violino scassato. Musicapassata o presente, tutto ciò udivo dentro di me.

 

Vecchia musica e nuova musica, melodie dimenticate e quelledi gran moda, brani d’opera, canzoni popolari russe, ballate spagnole,chansons, canzonette in ragtime si univano in un coro di grande potenza nel mioorecchio interiore. E al di sopra di tutto ciò udivo, con suono dapprima debole,forte alla fine, l’anima di questa nostra grande America.

 

E qual è la voce dell’anima americana? È il jazzin cui è confluito il ragtime, il jazz che è il canto delle piantagioniperfezionatosi e sviluppatosi in più raffinate ed evolute. Lo spirito americanosi esprime attraverso i “canti dei neri”? Noto un’espressionedi scherno. Oh, sento la derisione dei saccenti. Io rispondo di sí, che includeanche quelli. Ma è di più. Non sto affermando che l’anima americana sianegra. Però essa è una combinazione che include il lamento, il pianto e la notad’esultanza dei vecchi canti delle balie del sud. È negra e bianca. Ètutti i colori e tutte le anime, uniti nel grande crogiolo del mondo. Suo segnodominante è il palpitante ritmo sincopato. Se fossi un asiatico o un europeoche un aeroplano all’improvviso avesse fatto atterrare su questo suolo eascoltassi con vergine orecchio il coro dei suoni dell’America, direi chela vita americana è nervosa, affrettata, sempre in accelerando e lievementevolgare. Userei la parola “volgare” senza intenzioni offensive.C’è una volgarità che è novità. È essenziale. Il charleston è volgare;eppure ha una forza e una materialità che sono aspetti essenziali di questasinfonia di suoni. Quando mi resi conto, al di là di ogni possibilità di erroree anche di ogni necessità di ritrattazione, che la voce dell’America,l’espressione della sua anima, è il jazz, mi sentii pieno dideterminazione a fare il meglio possibile esprimendomi in quel linguaggio.

 

Il jazz è giovane: non ha più di dieci anni. Il ragtimeè morto. Era morto quando il mio orecchio cominciò a intonarsi alla voce dellospirito americano. Iniziai a scrivere canzoni. La prima che pubblicai“When you want’em you can’t

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