Sulle voci niente da dire. Chapeau! Delicate, potenti, perfettamente intonate tra loro. Paladine moderne del canto a tenore - dal 2005 inserito dall’UNESCO nelle liste del Patrimonio orale e immateriale dell’Umanità - Le Balentes hanno deliziato il pubblico che affollava
Grazia e freschezza per una tradizione antica che rifiorisce dalle voci di Stefania Liori, Giuliana Lostia di Santa Sofia ed Elisabetta Delogu e dall’emozione che le tre provano cantando.
E che inevitabilmente trasmettono al pubblico ammaliandolo.
A Stefania Liori il compito di presentare brevemente i brani e di raccontare le origini del gruppo «abbiamo giocato a “rubare” dal repertorio maschile. Musicalmente, è ovvio; ma anche per il nome. Balentes veniva usato per indicare i ladri di bestiame; traslando, dunque, ha il significato di fieri, valorosi. Ci sembrava divertente e ironico usare per tre donne un nome che deriva da un concetto tipicamente maschile» Accompagnandosi con piccole – ad eccezione delle congas suonate dalla Delogu - percussioni e sostenute dalla chitarra di Pino Montalbano e dal basso di Pier Paolo Liori,
Si comincia con Nara chi nara, Cantano e Billalla Bom; poi è la volta di Aiò a pappai, ricetta di un piccante sugo campidanese, e della tradizionale Dighiridella.
Dopo una dolcissima Ave Maria, voce alle confidenze e ai pettegolezzi di tre filatrici che parlano dei loro mariti in Pobiddu meu. E ancora, Nos sarvet deus, No potho reposare, presentato come il pezzo più romantico del repertorio tradizionale, e nuovamente ironia con Cannacca macca, composizione originale dai toni allegri che contiene un messaggio anti pregiudizio. Tre brani molto popolari per la volata finale: La bambola di Patty Pravo, Volta la carta di Fabrizio De Andrè e Spunta la luna dal monte dei Tazenda.
Si chiude con la ritmata Gherra, appaluditissima come tutti gli altri brani.
Toccanti e estremamente attuali gli interventi letterari selezionati da Lillo Contino e Giovanni Spadola interpretati da Simonetta Cartia e dallo stesso Spadola. Estratti da Quaderni del carcere di Antonio Gramsci, Cenere di Grazia Deledda e Sardegna tra emigrazione lingua e tradizione di Giuseppe Dessì, i testi hanno aggiunto pennellate importanti al già ricco affresco sulla cultura sarda.
Ancora Sardegna con il drink organizzato dal Caffè Hemingway, occasione per complimentarsi con gli artisti ospiti dopo il concerto, per intrattenersi chiacchierando con vecchi amici e nuove conoscenze, per ammirare le opere di Giuseppe Bombaci gentilmente messe a disposizione dalla galleria
Modica 25 febbraio 2008
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