Per La Bohème a Parma Svetla Vassileva e Bruno Bartoletti

09/apr/2008 18.49.00 Ufficio Stampa Teatro Regio Contatta l'autore

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Per La Bohème a Parma

Svetla Vassileva e BrunoBartoletti

Nel centocinquantesimoanniversario della nascita di Puccini

ritorno del celebresoprano con il grande direttore

Teatro Regio di Parma

18, 20, 22, 24, 26 aprile 2008

 

 

È un omaggio a Giacomo Puccini nel centocinquantesimoanniversario della nascita il titolo conclusivo della Stagione Lirica del Teatro Regio di Parma. La Bohéme, in scena dal 18 aprile con ladirezione di un profondo conoscitore del teatro musicale pucciniano come BrunoBartoletti, vedrà il ritorno a Parma del soprano Svetla Vassileva dopo irecenti e clamorosi trionfi nella Traviata delFestival Verdi 2007. Ormai storico l’allestimento del Teatro Regio firmato daFrancesca Zambello e rinnovato per questa ripresa da Ugo Tessitore. Canterannoil tenore Stefano Secco nei panni di Rodolfo e il soprano Valentina Farcas inquelli di Musetta, nel capolavoro di Puccini scelto per chiuderel’intensa stagione lirica di Parma.

 

Ispirate alle Scènesde la vie de Bohème, romanzo dello scrittore francese Henry Murger,le scene liriche composte da Puccini su libretto di Luigi Illica e GiuseppeGiacossa, debuttarono il 1 febbraio 1896 al Teatro Regio di Torino,sotto la direzione del ventottenne Direttore stabile del Teatro, ArturoToscanini. Accolta con un discreto successo alla prima, l’opera, già alleriprese a Roma e Palermo, raccoglie sempre più il favore del pubblicodiventando in breve tempo uno dei melodrammi più amati e popolari di tutti itempi.

       

“Via via che Puccini suonava e cantava - raccontaun amico del compositore, il pittore Pagni che seguì le ultime fasi dellagestazione dell’opera - quella musica fatta di pause, di sospensioni, ditocchi lievi, di sospiri, di affanno, pervasa da una malinconia sottile e daun’intensità drammatica profonda ci prendeva, e vedevamo la scena e tuttosentivamo quell’umano tormento, poiché ivi veramente la espressione ètornata alle origini, alla sua sostanza eterna: il Dolore. Quando caddero gliaccordi laceranti della morte, un brivido ci percosse e più nessuno di noiseppe frenare le lacrime. La soave fanciulla, la nostra Mimì giaceva, fredda,sul povero lettuccio e più non avremmo udito la sua voce tenera e buona. Lavisione ci apparve: Rodolfo, Marcello, Schaunard, Colline erano le nostrefigure o noi le loro reincarnazioni, Mimì la nostra amante di un tempo o di unsogno, e tutto quello strazio il nostro strazio stesso”

 

In scena al Teatro Regio con Svelta Vassilleva e Stefano Seccoun cast di interpreti giovani e affiatati con Valentina Farcas (Musetta),Gabriele Viviani (Marcello), Leonardo Lopez Linares (Schaunard), Carlo Cigni(Colline), Vincenzo di Nocera (Parpignol), Matteo Peirone (Benoit e Alcindoro), Matteo Mazzoli (Il Sergente dei doganieri), Marco Democratico (Undoganiere). Lo spettacolo di Francesca Zambello e ripreso da Ugo Tessitore siavvale delle scene e dei costumi firmati da Nica Magnani, con le luci di FrancoMarri. Il Coro di Voci Bianche diretto da Stefano Rolli, il Coro del Teatro Regio diretto daMartino Faggiani e l’Orchestra del Teatro Regio sono guidati da BrunoBartoletti.

 

Proseguendo nella volontà di favorire l’incontro conla musica e di stimolare la passione al bel canto, il Teatro Regio di Parmarinnova a tutti gli appassionati l’invito adassistere alle prove del Coro, per scoprire come il complessoartistico del Regio affronta la preparazione di un’opera prossima al debutto.Appuntamento per tutti gli appassionati venerdì 11 aprilealle ore 18.00  presso la sededell’Associazione musicale “Parma Lirica” (Parma, viaGorizia, 2, tel. 0521 231184 / 206144). L’appassionata direzione delMaestro del Coro Martino Faggiani ripercorrerà l’opera, svelandone gliaspetti salienti, le arie più amate, con l’accompagnamento al pianofortedal Maestro Simone Savina. L’ingresso è libero.

 

Dopo il debutto La Bohème replica il 20, 22, 24 e 26aprile. Come consuetudine al Ridotto del Teatro Regio sabato 12aprile ore 17.00, si terrà l’incontro di presentazione dell’operaper il ciclo ‘Prima che si alzi il sipario’, realizzato incollaborazione con il Conservatorio “A. Boito” di Parma.  Nelcorso della presentazione a cura di Vincenzo Raffaele Segreto,gli allievi di canto Hitomi Kuraoka, Yeon-Zoo Myung, FidelGamgoa, Myung-Ho Kim, Chang Kwon Lee proporrannoalcuni brani dell’opera accompagnati al pianoforte da Roberta Ropa.L’ingresso è libero.

 

La Stagione Lirica 2008 del Teatro Regio di Parma - socifondatori Comune di Parma, Provincia di Parma, Fondazione Cariparma, FondazioneMonte di Parma - è realizzata anche grazie alcontributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Fondazione Parma Capitale della Musica, ARCUS e con il sostegno di Banca MonteParma, Barilla, Enìa, Gruppo Lavorint, Consorzio del prosciutto di Parma,L’Albero d’Argento, Agricar Mercedes Benz, Melegari Home.

 

Per informazioni: Biglietteria del TeatroRegio di Parma, via Garibaldi 16/a - 43100 Parma

tel. 0521 039399, fax 0521 504424,biglietteria@teatroregioparma.org, www.teatroregioparma.org

 

 

 

 

Teatro Regio diParma
venerdì 18 aprile 2008, ore 20.00 turno A
domenica 20 aprile 2008, ore 15.30 turno D
martedì 22 aprile 2008, ore 20.00 turno B
giovedì 24 aprile 2008, ore 20.00 turno C
sabato 26 aprile 2008, ore 17.00 turno E

 

LA BOHÈME
Scene liriche in quattro quadri su libretto di Luigi Illica eGiuseppe Giacosa
dal romanzo Scènes de la vie de Bohèmedi Henri Murger

 

Musica di GIACOMO PUCCINI

 

Personaggi

Interpreti

Mimì

SVETLA VASSILEVA

Musetta

VALENTINA FARCAS

Rodolfo

STEFANO SECCO

Marcello

GABRIELE VIVIANI

Schaunard

LEONARDO LOPEZ LINARES

Colline

CARLO CIGNI

Parpignol

VINCENZO DI NOCERA

Benoit

MATTEO PEIRONE

Alcindoro

MATTEO PEIRONE

Il Sergente dei doganieri

MATTEO MAZZOLI

Un doganiere

MARCO DEMOCRATICO

 

Studenti, sartine, borghesi, bottegai e bottegaie, venditoriambulanti, soldati, camerieri da caffè, ragazzi e ragazze

 

Maestro concertatore e direttore
BRUNO BARTOLETTI

 

Regia
FRANCESCA ZAMBELLO

ripresa da
UGO TESSITORE

 

Scene e costumi
NICA MAGNANI

 

Luci
FRANCO MARRI

 

Maestro del coro
MARTINO FAGGIANI

 

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA

 

CORO DI VOCI BIANCHE DEL TEATRO REGIO DI PARMA
diretto da SEBASTIANO ROLLI

 

Allestimento del Teatro Regio di Parma

 

Spettacolo con sopratitoli

 

Assistente alla regiaNicola Berloffa; Assistente alle scene e aicostumi Alberto Nodolini;
Direttore musicale di palcoscenicoStefano Rabaglia;Maestro di sala Raffaele Cortesi;Maestro di sala e luci SimoneSavina; Maestri di palcoscenico Maria Elena Ferraguti, Matteo Rubiconi;

Direttore di scena Paola Lazzari

 

Scene Laboratorio diScenotecnica del Teatro Regio di Parma; CostumiC.T.C. S.p.A. (MI); Calzature C.T.C. S.p.A. (MI); Attrezzeria E. Rancati srl (Cornaredo MI); Parrucche M. Audello (TO); Sopratitoli Prescott Studio srl (Scandicci, FI)

 

Direttore di produzione Tina Viani; Direttoretecnico Luigi Cipelli; Responsabile allestimenti scenici Paolo Calanchini

 

Complessi artistici e tecnici del Teatro Regio di Parma

 

Responsabile macchinisti Francesco Rossi; Responsabile elettricisti Andrea Borelli; Responsabile attrezzeria Monica Bocchi; Responsabile laboratorio costruzioniFausto Sabini; Responsabile sartoriaAngela Tedesco; Responsabile trucco eparrucche Graziella Galassi; Ispettoredi palcoscenico Learco Tiberti

 

 

 

 

Renzo Martini

“Questa è Mimì, gaiafioraia”

 

Credo che i confinidi tutta la poetica pucciniana siano rinchiusi nel cerchio di una solaincantevole melodia – forse la più struggente tra quelle nate dal grandecuore del maestro lucchese – la melodia che un cantastorie intona nelprimo atto della Fanciulladel West e che, sinuosa epenetrante, colma improvvisamente della sua sconsolata tristezza il rusticostanzone di legno della Polka.

Quella sera, comesempre, lo stanzone – ritrovo di cercatori d’oro, di barattieri edi uomini rozzi, piovuti Dio sa dove in cerca di una fortuna sulla qualecostruire un bizzarro destino – è tutta una fantasmagorica ridda digrida, di richiami, di beffe e di risa.

Si giuoca, siballa, si bestemmia dopo una giornata di lavoro disperato vissutanell’ansia bruciante di un domani ignoto e lontano.

Ma basta un disegnodi poche note distese, quasi con moto cullante di ninna-nanna – sullecorde velate di un’arpa – perché quel clima di baraonda si plachid’un subito e il fortunale, che aveva sconvolto e voci e orchestra, cedaa un improvviso assorto stupore.

Il cantastories’è fermato sull’uscio.

Ma ecco cheriprende il suo canto e la canzone diventa, allora, la voce e la fantasiosagrazia della più dolce e più umana delle fiabe: la nostalgia. Così GiacomoPuccini, anche se ormai agguerrito da una tecnica formidabile e modernissima distrumentatore, d’improvviso abbandona l’aggressività delle scaleesatonali e il gusto delle armonie imprecise e delle quinte aumentate e cedeall’incanto di una di quelle sue oasi melodiche che hanno aperto, allasua musica, i cuori degli uomini di tutto il mondo e ne hanno resainconfondibile e universale la poesia.

Puccini è tuttoqui.

Tutto qui e anchese, ogni volta, il sentiero era cambiato – e se, dal Settecento galante elibertino di ManonLescaut, era passato allaparigina spensierata allegrezza del Quartiere Latino, e poi ai mari lontani delGiappone con quell’incantevole piccolo quadretto che è Madama Butterfly: e poi, ancora alle avventure di frontiera sulle montagnedella California, per arrivare un giorno, verso la fine della vita, alla Cinafavolosa di Turandot– ilviandante era sempre lo stesso. Un viandante che, per sentieri diversi,arrivava sempre ad una meta là dove era una. figura di donna da amare e che avessevissuto per amare: una donna a cui donare con la poesia del suo cuoreun’anima musicale tessuta di quel senso di geloso pudore, di quellaintimità gentile e di quel delicato riserbo che hanno fatto di Giacomo Pucciniuno dei musicisti più amati della terra. Così, per vie diverse –scostandosi dal vento che, sul finire del secolo, soffiava impetuoso dai cielicorrucciati del Nord con la folata della vertiginosa esperienza wagneriana;quel vento che l’aveva trascinato, sia pure per poco, nelle nebbie incertedelle pallide Villi e l’aveva poi imbarcato sulla nave del tetro eallucinato Edgar– eccofinalmente il maestro lucchese arrivare al sole del suo mondo con l’amoresconsiderato e folle di Manon Lescaut e,soprattutto, con quel capolavoro di una malinconia di sogno che è La bohème.

Nasceva così, conla storia di Mimì, una nuova poesia musicale tramata di sospiri - tra attimi diallegrezza e pause di una desolazione sconfinata – che aveva risonanzeimmediate nel cuore di chi l’ascoltava. Una poesia musicale fatta disorrisi e di lagrime, che consola e che rattrista e dove ogni creatura umanaritrova sempre un po’ della sua stessa vita. E la rivede, nel ricordo,come quando, nel tempo d’autunno, si ripensa trasognati all’ultimaprimavera e si misurano i battiti del cuore sul tempo di una musica che hal’abbandono di un rimpianto. Quant’aria di un nostalgico addio allagiovinezza in questa dolcissima Bohème!Nasceva con lei, un modo diverso e nuovo di disegnare, su temi di una chiarezzacristallina, e ambienti e figure e tipi e macchiette, con quell’ingenuo econtrollato candore che doveva essere la sola grande forza dei rari momentifelici della musica del secolo nuovo.

Un filosofo, unmusicista, un poeta, e un pittore; una fioraia dalle delicatissime, belle,bianche e «gelide manine», un’altra piccola donna, Madamigella Musetta,incarnazione strana di civetteria e di buon cuore; i tetti nevosi e i comignolidei «cieli bigi» di Parigi, il Caffè Momus e La barriera d’Enfer, tuttotrovava la sua mirabile veste di suoni in quel portentoso acquerello che è La Bohème.

Pensate alla musicafestosa – un tema disinvolto di poche battute – nata conl’argento vivo dei vent’anni, – che, dall’entrata diSchaunard, si anima di trovate gustosissime, modulando dal maggiore al minore,e accompagna i quattro amici con spensierata allegrezza nella prima partedell’atto: a quell’accordo degli archi in sordina che sembrasuonato sul velluto e dal quale sorge, timido e trepidante, il dolce tema diMimì ancora incerto e sperduto come in un albore di canto in attesa della lucee della gioia del suo “primo sole” che arriverà “quando vienlo sgelo”: a quell’onda di suoni, quasi smarrita in una continuadolcezza di modulazioni, quando Rodolfo e Mimi sanno ormai di volersi bene.Pensate a certi impasti timbrici, a certe trovate armoniche e a certi incisimelodici del secondo atto che sembrano anticipare il gusto di un IgorStravinsky: a quello scherzo strumentale, quel calibratissimo e ordinatissimotafferuglio che, in orchestra, descrive l’arrivo di Musetta – lamigliore smentita alla falsa affermazione di un Puccini non sinfonista –e che sfocia poi nell’eleganza di un morbido e delicato movimento dimelodia danzante.

Pensate a quelsapore di neve e d’inverno del terzo atto che fa scendere nel cuore, conquelle quinte gocciolate dall’arpa e dai flauti, un indicibile senso ditristezza anche se una melodia, ampia e distesa, ritorna sempre con rinnovatoabbandono a quel nostalgico

 

Addio dolcesvegliare alla mattina.

 

Pensate anche, nelquarto atto, all’infinita stanchezza di quegli accordi ripetuti dagliarchi e a quelle note isolate dell’arpa che cadono nell’aria, adintervalli regolari di due misure, come rintocchi funebri di campane, quandoMimì dice:

 

Sono andati?Fingevo di dormire

 

colore quasievanescente e immateriale delle poche note e dei pochi strumenti che ripetonolentamente, con una sonorità sempre più lieve e quasi spenta, un tema caroall’amore della piccola fioraia allorché Mimi morente, accarezzando iltepore di un manicotto, sussurra a Rodolfo:

 

Qui amor... semprecon te... le mani... al caldo... e dormire.

 

Pensate a tuttoquesto e vi chiederete perché i pettegoli santoni della musica di quei tempi e,purtroppo, anche alcuni santoni dei tempi che son venuti dopo, abbiano cercatodi demolire quest’opera col veleno delle loro stupide sentenze, macapirete anche perché Giacomo Puccini, dopo aver composto gli ultimi accordidella Boheme, sia scoppiato in un pianto dirotto. Era morta una sua dolce creatura:era morta Mimì che aveva tanto amato.

 

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